La disfatta di Forza Italia a Messina: "C'è chi ha raccolto la sfida e chi se n'è lavato le mani"

La disfatta di Forza Italia a Messina: “C’è chi ha raccolto la sfida e chi se n’è lavato le mani”

Gianluca Santisi

La disfatta di Forza Italia a Messina: “C’è chi ha raccolto la sfida e chi se n’è lavato le mani”

lunedì 01 Giugno 2026 - 18:50

Ninni Romano è stato il secondo dei più votati dopo De Leo. E adesso attacca: "Spazio a tutti fuorché a chi da anni ha dimostrato lealtà e coerenza"

Una lettera aperta per analizzare l’esito del voto delle elezioni comunale e la crisi di Forza Italia. L’ha scritta Ninni Romano, componente del coordinamento cittadino degli Azzurri e candidato alle ultime elezioni amministrative. Al momento, con ancora 19 sezioni da conteggiare ufficialmente, Romano ha riportato 667 preferenze, risultando il secondo dei più votati nella lista di Forza Italia. Un risultato personale di tutto rispetto che non gli consentirà di ambire ad un posto in Consiglio perché, come è noto, la lista si è fermata ben al di sotto della soglia del 5%. Un risultato molto deludente che ha portato alle dimissioni del coordinatore Barbera e poi alle polemiche innescate dal deputato regionale Alessandro De Leo.

“Queste elezioni amministrative – esordisce Romano – impongono una serie di riflessioni, alcune delle quali credo sia opportuno approfondire.  La prima è che la città apprezza Federico Basile e la sua azione amministrativa, certificando e consolidando il “sistema De Luca” in riva allo Stretto; la seconda è che, diversamente dalle altre aree del territorio, il centrodestra e il campo largo della sinistra non riescono a costruire una propria identità politica ed elettorale. La riflessione diventa più complessa quando si analizza l’ampia area del centrodestra, la quale da troppo tempo ormai non riesce a definire i propri obiettivi, a identificare la classe dirigente e resta nella continua ricerca di una vera leadership” .

Riguardo a Forza Italia, Ninni Romano ritiene che occorra “interrogarsi sul modello organizzativo del partito, sulla capacità di programmare nel tempo e sulla volontà di investire realmente su donne e uomini che scelgono di impegnarsi con continuità e convinzione nel proprio territorio. Per questo – aggiunge – ritengo doveroso ringraziare coloro i quali hanno contribuito ad una campagna elettorale per difendere un’idea, un progetto, sia all’interno della lista al consiglio comunale che nelle circoscrizioni”.

La riflessione sul risultato di Forza Italia

“Poi c’è da leggere il dato elettorale, eclatante se confrontato con quello di Reggio Calabria, dove Forza Italia ha raggiunto più del 12 %. A Messina non supera il 3,5. Da qui deve partire una sincera riflessione sulla strategia. C’è chi raccoglie la sfida, c’è chi la genera e c’è chi se ne lava le mani”, continua Romano. 

“È il lascito di questa campagna elettorale che racconta due storie: chi non c’è stato e si è limitato ad osservare la partita dalla tribuna ora vuole essere protagonista e prova ad intestarsi una missione, quella di difendere il partito in cui ha preferito non candidarsi per timore di non essere eletto; mentre chi ha chiuso egoisticamente spazi per una competizione realmente aperta continua ad attaccare e ad alzare la posta dello scontro politico”, aggiunge il componente del coordinamento cittadino. 

Romano si chiede inoltre “che senso abbia segnalare ripetutamente nel periodo elettorale – salvo poi dimenticarsene quando si assumono le decisioni – la necessità di dare spazio a una nuova generazione che si affaccia alla politica con freschezza, entusiasmo, idee e proposte, se poi il risultato è un cambiamento solo di facciata”.

“Il “mito” della porta girevole continua – conclude amaramente Ninni Romano – spazio e agibilità a tutti sì, fuorché a chi da anni crede nel progetto liberale del partito, dimostrando lealtà e coerenza e si candida, affronta sfide e mettendoci la faccia. La verità è che chi si è esposto realmente per Forza Italia, accettando di correre contro un deputato regionale, non ha trovato spazio né visibilità, mentre chi oggi si dichiara vicino al partito ha deliberatamente scelto un altro spazio in cui confrontarsi, come definito da alcuni, il “refugium peccatorum”, capendo scaltramente quante possibilità ci fossero. Se una casa è di tutti, rischia di non essere più di nessuno. Chi ha orecchie per sentire si metta in ascolto, perché difficilmente così si andrà avanti. E sarà quasi impossibile, domani, rilanciare con forza un messaggio se i protagonisti stessi hanno deciso di comparire come comparse”.

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