La giovanissima pianista Sophia Rizzo incanta il pubblico della Laudamo

La giovanissima pianista Sophia Rizzo incanta il pubblico della Laudamo

Giovanni Francio

La giovanissima pianista Sophia Rizzo incanta il pubblico della Laudamo

domenica 08 Febbraio 2026 - 06:30

Più che convincente esibizione dell'artista, ospite a Messina dell'associazione musicale "Bellini"

MESSINA – Una giovanissima pianista, Sophia Rizzo, ospite dell’associazione musicale V. Bellini, venerdì scorso ha conquistato il pubblico messinese, in una più che convincente esibizione alla Sala Laudamo, gremita per l’occasione.

Sophia Rizzo ha proposto un programma di grande interesse, romantico e post romantico, affrontando con coraggio e naturalezza alcuni fra i capolavori assoluti della musica pianistica di tutti i tempi. Il concerto ha avuto inizio con un celeberrimo capolavoro, la Sonata op. 110, la penultima delle 32 sonate di Beethoven. La Sonata, in in la bemolle maggiore, rappresenta un po’ la seconda semplicità del grande musicista tedesco, che ormai domina alla perfezione la forma, e può permettersi di lasciarsi andare, in particolare nel primo movimento, ad una leggiadra e meravigliosa melodia “Moderato cantabile, molto espressivo”, un canto limpido e purissimo, senza grandi contrasti. Dopo un “Allegro molto”, uno Scherzo dal carattere impetuoso e brillante, ecco il misterioso recitativo “Adagio, ma non troppo”, che culmina in una ripetizione di una nota (la) per quindici volte, che introduce un canto triste e rassegnato – “Arioso dolente” – una delle melodie più intense e sofferte create da Beethoven, che ci fa sprofondare nell’abisso dell’animo, per poi risorgere però nella straordinaria Fuga finale “Allegro ma non troppo”, ove la forza della ragione trionfa sull’oscurità delle passioni, anche se per un momento, commovente e di eccezionale suggestione e intensità, il lamento dell’Arioso ricompare, variato, per cedere infine il passo al sicuro incedere in contrappunto della fuga.

Ha fatto seguito l’esecuzione della Sonata – Fantasia n. 2 in sol diesis minore op. 19 di Aleksander Skrjabin. In due movimenti, la Sonata rappresenta la prima composizione di una fase nuova del musicista russo, simbolista, estremamente moderna. Il primo movimento “Andante”, con un tema principale di sapore chopiniano, a detta dello stesso Skrjabin si ispira alla “tranquillità d’una notte meridionale sulle rive del mare”; il secondo movimento “Presto” invece è un brano molto agitato, un vero mare in tempesta.

Davvero eccellente la performance di Sophia Rizzo, che ha dimostrato una straordinaria maturità nell’affrontare l’ultimo Beethoven, con grande padronanza tecnica nell’esecuzione della difficile fuga, ed una eccezionale sensibilità e capacità tecnica in Skrjabin, oltre un portamento elegante e raffinato.

Dopo l’intervallo, durante il quale il Presidente dell’Associazione, Giuseppe Ramires, nel salutare il pubblico, ha sottolineato l’importanza di avere ospite Sophia Rizzo, allieva del celebre pianista Giovanni Nesi, esibitosi per la Bellini proprio qualche settimana addietro, è iniztata la seconda parte del concerto, con l’esecuzione di uno dei più popolari Notturni di Chopin, il n. 1 ed il n. 2 dell’op. 9. Si tratta di una creazione lirica ed ispirata, che risente forse di un certo gusto di musica “da salotto”, assai in voga ai tempi di Chopin, ma eseguita in maniera sobria, un po’ rallentata rispetto al consueto, senza alcun cedimento ad ogni sentimentalismo.

Infine un altro monumento pianistico, La Sonata n. 2 op. 35 di Chopin, che contiene al terzo movimento la celeberrima marcia funebre, forse il brano più conosciuto del musicista polacco. La sonata è articolata in quattro movimenti composti in periodi differenti, e poi riuniti dal compositore per formare la sonata. La marcia funebre fu composta per prima, (1837, anch’essa in seguito alla rottura del fidanzamento con Maria Wodzinska) e costituisce senza ombra di dubbio il fulcro ed il centro gravitazionale di tutta la sonata. Il primo movimento – Grave. Doppio movimento – si articola in due temi principali, uno inquieto e nervoso, l’altro dolce ed elegiaco, un tipico tema chopiniano. Anche lo Scherzo presenta un tema più aspro ed un altro più dolce, in forma di valzer. Il terzo movimento, appunto la Marcia funebre. Lento, inizia con un tema mesto e desolato, a ritmo di marcia lenta e ostinata; segue il trio, un tema dolcissimo e struggente, quasi a voler evocare i ricordi della vita passata, uno dei temi più disperati usciti dalla penna di Chopin; infine ritorna la marcia lenta a concludere il pezzo ove il sentimento della morte prevale su tutto. Il compositore Henri Reber orchestrò la marcia funebre per il funerale di Chopin alla chiesa Madeleine di Parigi, e tale brano fu eseguito in quell’occasione insieme ad altri (fra cui il Requiem di Mozart).

Il quarto movimento – Finale. Presto – è un brano atematico, un vero studio di agilità parallela a due mani, che Belotti definì “disfacimento di ogni passione”.

Ottima la prova della giovane pianista, una convincente interpretazione di Chopin, anche se, per lo meno a mio parere, meno entusiasmante rispetto alla prima parte del concerto.

Davvero entusiasmante invece, l’esecuzione, salutata poi da fragorosi applausi del pubblico, del bis offerto, lo Studio n. 1 dell’op. 25 di Chopin, del quale sono rimaste celebri le parole di Schumann, che lo paragonò ad un’”arpa eolia capace di ogni tonalità”, per concludere “….Di simili cose non si può parlare, ed ogni lode sarebbe insufficiente”.

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