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La lobby dei servizi sociali a Patti, cadono altre condanne in appello

Alessandra Serio

La lobby dei servizi sociali a Patti, cadono altre condanne in appello

martedì 15 Settembre 2020 - 19:10
La lobby dei servizi sociali a Patti, cadono altre condanne in appello

Confermata l'assoluzione del sindaco di Patti Aquino e gli altri protagonisti dell'inchiesta sui servizi sociali denominata "Patti e Affari"

L’ha “scampata” il sindaco di Patti Mauro Aquino: la Corte d’Appello di Messina oggi pomeriggio ha confermato la sua assoluzione al processo “Patti e Affari, l’inchiesta della Squadra Mobile di Messina sugli appalti alle coop e altre sigle per i servizi sociali nel distretto del centro nebroideo.

All’udienza di stamane il Procuratore Generale Felice Lima aveva chiesto di ribaltare la sentenza liberatoria di primo grado, e condannarlo a sei anni di reclusione. Ma la Corte non ha accolto l’appello della Procura – era stato il procuratore di Patti Angelo Cavallo a presentare l’appello, chiedendo di rivedere le assoluzioni decise dal Tribunale – e ha confermato quasi integralmente il verdetto del giugno 2019, ritoccando soltanto le 7 condanne.

Così, tra attenuanti concesse, assoluzioni parziali, accuse derubricate e prescrizioni nel frattempo maturate, attengono uno sconto di pena ad un anno e mezzo Tindaro Giuttari e Luciana Panassidi. Giuttari era stato condannato a due anni, la Panassidi assolta. L’accusa aveva chiesto per lei la condanna a più di 3 anni per truffa, i giudici di secondo grado hanno concesso “l’aggravamento dell’accusa” ma deciso una condanna più leggera.

Scende a 3 anni la condanna di Salvatore Colonna ( 6 anni e 4 mesi in primo grado), cade l’accusa per Michele Cappadonna, assolto totalmente Giuseppe Catalfamo. Da rifare, invece, il processo d’appello per Maria Tumeo: i giudici vogliono sentire due testimoni, come chiesto dal difensore, e hanno quindi riaperto l’istruttoria fissando ad ottobre prossimo l’udienza.

Restano in piedi le condanne ad un anno decise dal Tribunale per Giuseppe Giarrizzo e Carmelo Ranieri.

L’indagine scoppiò nel 2015 con 7 clamorose misure cautelari e venne fuori intercettando l’entourage del deputato Francantonio Genovese – nel corso dell’inchiesta Corsi d’oro cioè. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali fecero ipotizzare agli inquirenti una una vera e propria lobby in grado di pilotare l’assegnazione dei servizi sociali nel distretto a coop e società amiche, con l’appoggio determinante dei politici di riferimento. Proprio la tesi della “lobby”, però, sembra non aver retto al vaglio dei giudici.

Oggi hanno difeso gli avvocati Lidia Di Blasi, Alberto Gullino, Franco Pizzuto, Marcella Merlo, Eliana Raffa, Mariella Sciammetta, Nino Favazzo, Carmelo Damiano, Antonella Martina Nigrone, Tonino Ricciardi, Alessandro Pruiti, Giuseppe Serafino, Domenico Cicala e Tommaso Calderone.

Qui i dettagli della sentenza di primo grado

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Un commento

  1. Come sempre una giustizia colabrodo , non capisco come le procure possono mettere una persona in croce far camminare il mare con le zoccole e poi solo fumo La Solita unica giustizia vergogna all’taliana !!!

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