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La Scampia di Messina, sentenza in primavera per l’operazione Market place

Alessandra Serio

La Scampia di Messina, sentenza in primavera per l’operazione Market place

venerdì 14 Gennaio 2022 - 07:25

Processo in abbreviato per quasi tutti gli indagati coinvolti nel blitz anti droga della Polizia sullo spaccio nelle palazzine di Giostra

MESSINA. Saranno due i processi per l’operazione Market Place, l’inchiesta della Polizia sull’enorme giro di droga, h24 e porta a porta, in via Seminario Estivo a Giostra. L’udienza preliminare si è aperta ieri davanti al Giudice Fabio Pagana e il grosso dei 51 indagati ha scelto di “chiudere la partita” già in questa fase, definendo la propria posizione in abbreviato. Il giudice ha quindi fissato la prima udienza al prossimo 17 febbraio per dare la parola all’Accusa, poi sentirà i difensori in varie udienze fino a fine marzo, quando dovrebbe arrivare la sentenza. A tutti il processo in abbreviato consente di ottenere uno sconto di pena fino ad un massimo dei due terzi del massimo della pena prevista. Hanno scelto questa strada quasi tutti i principali protagonisti degli episodi di spaccio scoperti dalla Polizia, mentre meno di una decina di indagati hanno optato invece per il rito ordinario e torneranno davanti lo stesso GUP Pagana il prossimo 18 gennaio.

A portare gli investigatori sulle tracce dello spaccio è stato l’agguato a Gaetano e Paolo Arrigo, padre e figlio, il 25 gennaio 2017. Già nel settembre 2016 un altro componente della famiglia Arrigo aveva subìto un attentato simile e, in un’altra occasione, dentro un bar, venivano esplosi colpi d’arma da fuoco verso persone lì riunite, che avevano precedenti di polizia. Tutto a Giostra. Era chiaro agli investigatori che era in corso un vero e proprio scontro per la leadership in un affare criminale del rione.

Le cimici collocate dalla polizia nelle palazzine di via Seminario Estivo, che il pentito Minardi definì appunto “la Scampia di Messina”, svelarono lo spaccio continuo, giorno e notte, negli atri e nei cortili, di cocaina, marijuana, hashish, skunk. Una “roccaforte”, munita di videosorveglianza per controllare gli accessi e, tramite schermi in casa, l’eventuale presenza delle forze dell’ordine. Per evitare presenze indesiderate, anche le vedette e il “passaparola” tra i condòmini e i clienti. Il giorno della retata è scattato anche il sequestro di denaro, auto e altri beni per 300 mila euro.

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