La storia di Rosa e Nino, genitori e nonni oltre la disabilità - Tempostretto

La storia di Rosa e Nino, genitori e nonni oltre la disabilità

Giuseppe Fontana

La storia di Rosa e Nino, genitori e nonni oltre la disabilità

domenica 05 Giugno 2022 - 07:20

I due, affetti da poliomielite, si innamorano a Lourdes e creano la loro famiglia. A raccontarci la storia (e i problemi di Messina) è la figlia Francesca

MESSINA – “Mia madre non c’è più, ma sarebbe stata contenta se avessi raccontato la storia sua e di mio padre”. Francesca si è emozionata nel raccontarci la storia dei suoi genitori. Una vita di sacrifici, lotta e grande coraggio, quella di Rosa e Nino. Un amore nato in pellegrinaggio, possibile grazie all’associazione Unitalsi, che li ha portati fino a Lourdes, dove si sono conosciuti. Sì, perché Rosa, che ora non c’è più, e Nino, hanno vissuto con la poliomielite per tutta la vita. Le rispettive disabilità agli arti inferiori, però, non li hanno mai fermati. E così sono nati prima Salvatore e poi Francesca, che ci ha raccontato la loro storia. Non un racconto fine a se stesso, ma una riflessione sulle condizioni di vita dei tanti disabili che ci sono in città e che spesso non vediamo. Perché Messina, per chi è in sedia a rotelle o convive con una disabilità di diverso tipo, che sia motoria o meno, non è una città vivibile appieno.

Francesca, raccontaci la storia dei tuoi genitori

Si sono conosciuti al Lourdes, grazie all’Unitalsi, l’associazione che porta gli ammalati lì e nei santuari internazionali. Sono partiti e si sono incontrati a Lourdes: due disabili per poliomielite, mia madre in una sola gamba inizialmente, mentre mio padre in entrambi gli arti. Lei di Siracusa, lui di Messina. Ed erano già grandi quando si sono incontrati, avendo 35 e 39 anni. Invece si sono conosciuti e mia madre ha deciso di trasferirsi qui. Un amore grande, che poi li ha portati ad avere me e mio fratello, due gravidanze completate nonostante le tante difficoltà. Siamo cresciuti in modo diverso rispetto a tanti bambini, ma noi non le abbiamo mai sentite queste differenze. Loro, i miei genitori, ci hanno dato molto di più pensando di darci di meno. Ci hanno cresciuto benissimo. Pensa: ci arrivava la colazione a letto, la portavano con una mano e con l’altra muovevano la sedia a rotelle. Hanno avuto un grande coraggio. Faccio un esempio banale, la spiaggia. Già per me, oggi, portare mio figlio al mare è fonte di paura. Loro ci portavano e dovevano restare lontani per non sprofondare nella sabbia. Ci dicevano di tenerci per mano e andavamo: pensa quanto coraggio ci vuole a restare lontani.

Ci sono state tante difficoltà, ma anche momenti di grande emozione

Uno dei momenti più emozionanti della nostra vita è stato il mio matrimonio. Tutto si è basato anche sulla loro storia, sembrava quasi festeggiassimo il loro venticinquesimo anniversario. Il parroco ha dedicato all’altare, durante l’offertorio, delle parole sulla loro storia. Mia mamma ha portato la loro foto come offerta. E da lì è partito questo splendido ricordo. E poi è nato mio figlio, un altro momento bellissimo non soltanto per noi come genitori ma anche per loro, da nonni. Lui è cresciuto con mia madre per i primi anni della sua vita, io andavo al lavoro ed era la nonna che lo accudiva. I miei colleghi mi dicevano che forse ero matta, perché avevano paura già loro a lasciare i figli con le madri e le suocere. Mia madre è riuscita a crescere anche lui fino a 5 anni, poi non c’è stata più purtroppo.

Rosa e Giovanni Paolo II

Hai un punto di vista completamente diverso, da figlia di disabili. Messina, secondo te, è una città a misura di tutti?

A Messina si vedono poche persone disabili, non so perché. C’è una componente culturale, quasi morale, di mentalità da aprire. La disabilità non significa essere diversi. Ma c’è diversità nel modo di vivere. Se ci pensi davvero se ne vedono molto poche. Ci sono varie difficoltà da superare. Pensiamo alle strade: sul Viale San Martino un disabile non può andare, ed è una delle strade migliori della città. C’è la questione legata ai parcheggi delle auto. Noi, se non c’è mio padre presente, non usiamo il cartellino per disabili. Io pago, sistemo il mio gratta e sosta e parcheggio: se mio padre non è con noi in quel momento è giusto che il posto per disabili vada a chi serve. Ma non tutti la pensano così, anzi. Per strada poi il marciapiede non sempre ti permette di portare con te una persona con sedia a rotelle. Funziona così anche con i passeggini, tanti genitori potranno testimoniarlo. Ma è una cosa molto triste: io lavoro nella scuola e ci sono tanti ragazzini disabili, che però fuori dall’istituto scolastico non vediamo. In giro per Messina non se ne vedono e il motivo è anche questo.

Che messaggio lanceresti alla città, o cosa diresti a un bambino per spiegare come ci si comporta nei confronti della disabilità?

Ai bambini bisogna spiegare che la disabilità non significa essere diversi, ma vivere in un modo diverso. E questo modo deve essere sostenuto da tutti, anche dalle istituzioni. I bambini vanno educati sin da piccolo su un principio base, quello che tutti hanno il diritto di vivere allo stesso modo.

I bambini la accettano molto più tranquillamente, soprattutto tra loro, la disabilità. Il problema vero sono le istituzioni – ci spiega poi Salvatore, marito di Francesca, che come Paola, moglie dell’altro Salvatore, il figlio maggiore di Rosa e Nino, ha condiviso questo lungo percorso al fianco di consorti -. Manca il controllo: pensa alle auto parcheggiate negli angoli. Non ci sono vigili urbani pronti a far rispettare le regole. Serve maggior controllo e maggior confronto, perché così molte persone si sentono autorizzate a fare ciò che vogliono. Una giungla, questo diventa. E così i tanti messinesi con disabilità che ci sono in città non escono, perché materialmente non possono combattere ad ogni angolo.

Ricordo – prosegue Salvatore – che anni fa c’erano associazioni molto più attive, la Caritas, la stessa Unitalsi, che andavano a casa con i pulmini e li portavano in pizzeria o al cinema. Però ci vogliono molti soldi, senza sostegno come dovrebbero fare oggi? Per i ragazzi era fondamentale, era bello. Ricordo che noi appena fidanzati accompagnavamo sua mamma ed era un bel momento di svago. Forse sono stati fatti passi indietro. Ora a Messina sotto elezioni si spostano fermate dell’autobus per fare favori a uno o due imprenditori, mentre ci sono centinaia di persone che invece non vedono rispettati i propri diritti.

2 commenti

  1. Ricordo con gioia le vacanze che abbiamo fatto con Rosa e Nino ed i loro figli a Castell’Umberto. Il loro matrimonio è un grande esempio per tutta la nostra società che costruisce barriere su barriere sia materiali che mentali.
    Le difficoltà ci sono nel vivere con una disabilità ma l’amore di questa coppia ha vinto tutti i problemi portando al mondo due figli stupendi come Salvatore e Francesca.
    Buona vita

    10
    0
    1. Grazie Nino , voi tutti fate parte di questa storia .. e ci avete sostenuto con generosità.

      1
      0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Via Francesco Crispi 4 98121 - Messina

Carmelo Caspanello direttore responsabile-coordinatore di redazione.
info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007