L'agroalimentare sui Nebrodi, una battaglia vinta a metà. Il bilancio del Festivalgen

L’agroalimentare sui Nebrodi, una battaglia vinta a metà. Il bilancio del Festivalgen

Alessandra Serio

L’agroalimentare sui Nebrodi, una battaglia vinta a metà. Il bilancio del Festivalgen

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sabato 11 Ottobre 2025 - 12:00

Via all'edizione 10 del Festival del giornalismo eno gastronomico. Amadore fa il punto sullo sviluppo del territorio

E’ l’edizione numero 10 quella del Festival del giornalismo enogastronomico cominciato ieri a Galati Mamertino. Il bilancio è perciò d’obbligo e lo traccia Nino Amandore, giornalista e co fondatore del festival che ogni anno raccoglie nel centro nebroideo il gotha dell’informazione e comunicazione siciliana insieme a produttori ed operatori economici del settore.

Bilancio che coincide con lo “stato dell’arte” del territorio. Perché il format gestito da Amadore, che si è aperto ieri e va avanti fino a domenica, non si esaurisce in un confronto interno agli operatori dell’informazione di settore, ma ha sempre contribuito e sostenuto la crescita della filiera economica del territorio.

A che punto siamo e che differenza noti sui Nebrodi, rispetto a 10 anni fa?

“Qualcosa è cambiato ma a macchia di leopardo. Ci sono esperienze interessantissime di piccola imprenditoria, ma sono singole storie, operatori che con fatica riescono a stare sul mercato. E’ una imprenditoria sempre fragile però, senza forza di mercato, non è un territorio di grandi aziende ma di micro o piccole imprese”.

Non una crescita sistemica, quindi

“Continua a mancare l’azione della classe dirigente locale. Faccio un esempio per tornare al Festival e affrontare nel contempo uno dei temi ancora caldi. Anni fa abbiamo lanciato proprio al Festival, insieme all’allora presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, il progetto del marchio d’area. E’ un marchio che sui mercati internazionali frutta, anche il 15% in più per un prodotto che nel logo vanta l’alberello del Parco, per restare sul pratico. Ecco, devo però amaramente ammettere che negli ultimi anni ho notato il disinteresse del Parco sia nei confronti della produzione agro alimentare che nei confronti degli insediamenti turistici, quando invece ciò è nella sua mission”.

I marchi, altra battaglia del Festival e strumento essenziale per lo sviluppo delle filiere. Una scommessa vinta?

“Il nodo è sempre lo stesso: tutti i processi devono essere sostenuti dalle governance locali. Penso al suino nero dei Nebrodi, che meriterebbe un consorzio mentre i comuni ancora non sono riusciti ad ottenere la Dop. Oggi ci sono diverse aziende ormai in grado di commercializzarlo ma non c’è un “sistema” dietro. Ancora: è qui a festival che è stato lanciato l’idea di riprendere la produzione del vino sui Nebrodi. Oggi si parla della Doc. Ci aspettiamo l’impegno delle istituzioni perché offrano una prospettiva”.

Proprio quest’anno il Festival ha avuto una “succursale” a Vittoria. Che differenze ci sono tra i due territori?

Quelle che rendono conto esattamente di quello che manca qui: ovvero la percezione che l’agricoltura senza l’agroalimentare inteso come trasformazione, come filiera, non esiste. L’agro alimentare porta con sé tutta una serie di cose altre: la logistica, la comunicazione, il commercio. Lì, intorno ad uno di quelli che è tra i più grandi mercati ortofrutticoli europei, è cresciuto un intero territorio. Però per farlo è necessario uscire dalla logica del sostegno del pubblico inteso come contributo, del parassitarismo statale. Il pubblico deve creare le condizioni dello sviluppo che deve mirare al benessere collettivo, libero dalla mentalità mafiosa che mira alla speculazione e al solo accaparramento episodico della risorsa economica”.

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