Un entusiasmante concerto di musica da camera è andato in scena al Palacultura di Messina per la stagione della Filarmonica Laudamo
MESSINA – Un entusiasmante concerto di musica da camera è andato in scena domenica al Palacultura, per la stagione musicale della Filarmonica Laudamo.
Protagonisti il violoncellista Enrico Bronzi e la pianista Francesca Sperandeo, due eccellenti artisti, molto applauditi, che hanno proposto un programma di grande interesse.
I due musicisti, infatti, hanno eseguito le tre principali Sonate per violoncello composte nel Novecento (insieme a quella di Rachmaninov): la Sonata in do magg. op. 119 di Sergej Prokof’ev, la Sonata n. 1 in re min. L 144 di Claude Debussy e la Sonata in re min. op. 40 di Dmitrij Šostakovič.
Enrico Bronzi prima di iniziare la performance ha voluto dire qualcosa su le tre Sonate, sottolineando i problemi che Prokof’ev Šostakovič ebbero con la censura del regime sovietico, che non tollerava il formalismo musicale, in quanto la musica doveva essere popolare e servire a esaltare il comunismo. Per quanto riguarda la Sonata di Debussy, Bronzi ha evidenziato che il brano fu composto all’inizio della Grande Guerra, da un artista già molto malato e depresso, e rappresentava la prima di 6 sonate per pianoforte e strumenti diversi, un ciclo alla maniera settecentesca che Debussy non riuscì a completare, una Sonata in aperto contrasto con il modello di sonata tedesco, visto che i tedeschi erano i nemici al fronte dei francesi.
Il concerto è iniziato con l’esecuzione della Sonata di Prokofiev. La Sonata si ispira alle forme classiche, già fatte proprie dal musicista russo con la sua Prima Sinfonia “Classica”. In tre movimenti – “Andante grave”, “Moderato” e “Allegro ma non troppo” – il brano alterna momenti melodici ad altri di carattere violento e percussivo, fortemente ritmici, caratteristica generalmente comune a tutte le composizioni di Prokofiev della musica di Prokofiev.
Ha fatto seguito la Sonata n. 1 in re min. L 144 di Claude Debussy, anch’essa in tre tempi: “Prologue. Lent. Sostenuto e molto risoluto”; “Serenade. Moderement animè” e “Finale. Animè. Leger et nerveux”.
La Sonata si ispira ai modelli francesi settecenteschi, e Debussy stesso affermò a proposito “Ne amo le proporzioni e la forma quasi classica nel senso migliore della parola”. Ricca di contrasti melodici, con ampio uso del pizzicato da parte del violoncello e dello staccato da parte del pianoforte, in particolare nella “Serenade”. Ed il tutto esercita un fascino quasi misterioso.
La leggerezza che caratterizza la Sonata, la sua completa libertà nella forma, il cromatismo, la varietà melodica e timbrica, sono tutti elementi che ci ricordano quanto la musica del Novecento sia debitrice a Debussy.
La seconda parte del concerto è stata dedicata interamente alla Sonata in re min. op. 40 di Dmitrij Šostakovič.
La musica da camera di Sciostakovich è ormai considerata la parte della sua opera di più elevato e profondo valore artistico, ed è stata composta quasi tutta nel pieno della sua maturità artistica.
Composta nel 1934 e dedicata al violoncellista V. Kubatsky, unico brano per questo organico di Sciostakovich, la Sonata fonde mirabilmente elementi di tradizione classica e altri di spiccata modernità, (un po’ Beethoven un po’ Bartok si potrebbe dire) il che le conferisce un carattere misterioso e ambiguo.
Denso di momenti melodici, il primo movimento, “Allegro non troppo”, presenta aspetti tipici della musica tardo romantica, anche se lo sviluppo si fa personale, con richiami anche al barocco.
Il terzo movimento ha un carattere mesto, quasi lugubre, assai introspettivo, come spesso accade nei movimenti lenti dell’autore.
Il secondo e il quarto movimento invece presentano quel carattere aggressivo, forsennato, a tratti parossistico, che caratterizza alcuni dei brani più interessanti e originali di Sciostakovich – si pensi al Finale del Trio in mi minore o allo “Scherzo” del Quintetto per pianoforte e archi, ma il quarto movimento si connota anche per un certo classicismo di stampo settecentesco, e questa fusione di stili fa di questo piccolo capolavoro un unicum nell’ambito della letteratura delle sonata per violoncello e piano.
Davvero straordinaria la performance dei due musicisti, interpretazione molto intensa, ma anche equilibrata e precisa, frutto anche di una perfetta intesa.
Meritatissimi gli applausi entusiasti del pubblico, al quale i due artisti hanno concesso un breve ma pregevole bis. “Canzone triste” di Sciostakovich, un piccolo gioiello intriso di malinconia, ove il musicista russo si ispira con tutta evidenza al suo grande connazionale Tchaikovsky.
