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Messina, la capitale dimenticata: città senza rivali e dai rivali temuta

Daniele Ferrara

Messina, la capitale dimenticata: città senza rivali e dai rivali temuta

venerdì 09 Novembre 2018 - 05:58

A Messina si giocò la più antica partita di calcio moderno. Il libro di Alessandro Fumia è un viaggio tra i dati inconfutabili di un'altra Messina, quella del passato glorioso

È incredibile quante cose si possano scoprire consultando i documenti storici. Talvolta si ritrovano versioni “inedite” che si discostano dalla storia “canonica”, spesso costruita ad arte per servire un particolare scopo; soprattutto se si tratta della Sicilia alle porte dell’invasione sabauda.

Il volume di recente pubblicazione del nostro storico Alessandro Fumia, Messina la capitale dimenticata, offre una visione completamente nuova della nostra storia nel periodo che va dalla fine della rivoluzione del 1674-78 alla conquista garibaldina del 1860: emerge un’immagine di Messina quale città potente e rinomata, che non temeva rivali e anzi era rivale temuta. Il testo è frutto di una ricerca lunga e faticosa, fatta adoperando documenti conservati in archivi anche molto lontani da Messina, ove le vicissitudini storiche hanno perduto i nostri, per consegnare a noi oggi segni innegabili di una floridezza svanita.

Fra le innumerevoli vicende raccolte nel libro ne citiamo alcune, che potremmo definire curiosità, ma rendono bene l’idea della grandezza messinese e della sua enorme rilevanza nella storia che seguì e nella cultura popolare odierna.

Tanto per cominciare, Messina era ritenuta una capitale, da qui il titolo del libro: dal 1741 vi aveva sede il consolato dell’Impero Ottomano che la riconosceva come capitale di Sicilia sin dal 1678 e lo stesso trattamento riceveva da paesi germanofoni.

Nell’arco di tempo studiato da Fumia, vediamo una Messina che si era rialzata dalla muerte civil decretata da re Carlo d’Asburgo.

Con l’insediamento del nuovo Re di Sicilia Filippo IV di Borbone che aveva richiamato dall’esilio le famiglie sfuggite alla vendetta dell’ultimo sovrano asburgico, venne nel 1702 a Messina il Conte di Tolosa, Luigi-Alessandro di Borbone (figlio del Re Sole), comandante in Sicilia durante la Guerra di Successione di Spagna; in quella circostanza festosa e trionfale, avvenne la più antica documentata partita di calcio moderno! Si disputò fra il seguito del Conte (giocando egli stesso) e i Messinesi riuniti dopo il rientro dei nobili esuli, in un clima generale di gioia e solidarietà; la palla veniva toccata con le gambe e non con le braccia come in passato, e il campo in cui si giocò aveva misure praticamente identiche a quelle del canone contemporaneo.

Nemmeno il terribile terremoto del 1783 fermò la vitalità peloritana e la sua predominanza sul mercato; se prima il duello era con Palermo, con l’instaurazione del Regno delle Due Sicilie Messina prese a fronteggiare fieramente anche Napoli. I prodotti messinesi erano così ricercati che spesso all’estero venivano contraffatti, in ambito tessile particolarmente, e questo richiese delle misure per tutelare i produttori: una dopo l’altro le industrie peloritane tramite decreti reali ottennero per prime la creazione di marchi che proteggessero le merci dai rivali. In poche parole, a Messina nacque il concetto di firma nel settore della moda.

I dati raccolti testimoniano come Messina andasse forte in campo industriale soprattutto nel settore chimico. La Sicilia con la sua abbondanza d’agrumi garantiva una grossa produzione d’utilissimo acido citrico – nondimeno spurio, limitatamente efficiente nelle reazioni chimiche; nel 1834 il messinese Letterio Centorrino scoprì come sintetizzare acido citrico puro e vendette la formula a Guglielmo Aveline delle fiorenti industrie siculo-britanniche Nescio-Aveline; nel 1886 il segreto industriale fu acquistato dalla Coca-Cola Company, che unendo l’acido citrico puro all’acido tartarico produsse l’anidride carbonica della sua bibita famosa in tutto il mondo.

Nel clima culturale odierno, nel quale addirittura c’è chi critica il revisionismo sul Risorgimento attribuendolo vergognosamente a una presunta invidia dei Siciliani, è più che mai necessaria la diffusione di libri che facciano revisionismo e lo facciano utilizzando fonti inconfutabili; Messina la capitale dimenticata soddisfa pienamente questa necessità.

Messina: capitale dello sport, capitale della moda, e di quant’altro. D’iniziative economiche per risollevare questa nobile città potrebbero farsene a iosa. Cosa vogliamo di più?

Ringraziamo il dottor Alessandro Fumia per la gentile e amichevole disponibilità nell’esposizione di alcuni argomenti trattati dal suo libro, nella comune speranza che possano essere di giovamento per la comunità tutta.

Daniele Ferrara

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