Si indaga sulla testa di capretto coi proiettili in bocca rinvenuta davanti l'abitazione della famiglia di Francesco Cannizzo, ex killer dei tortoriciani, condannato all'ergastolo.
E’ ancora tutta da chiarire la matrice esatta dell’atto intimidatorio messo a segno due settimane fa a Capo D’Orlando, trapelato soltanto adesso. In contrada Marcaudo qualcuno ha lasciato la testa mozzata e scuoiata di un capretto con due cartucce da fucile da caccia caricate a pallettoni in bocca.
Un chiarissimo messaggio di morte, depositato vicino i cancelli della villa di Francesco Cannizzo, oggi ergastolano, esponente di spicco del clan nebroideo, uomo di fiducia del boss di Tortorici Cesare Bontempo Scavo.
Cannizzo, un passato da cuoco e killer, è sulla sedia a rotelle ed ha subito la reclusione al carcere duro, un ingente sequestro di beni (compresa la villetta di famiglia sopra San Gregorio) pesanti condanne per mafia, spaccio, omicidio. In ordine di tempo, condanne a parte, l’ultima inchiesta che riguarda i Cannizzo è stata il blitz Le Due Sicilie su un ingente giro di spaccio di droga tra il barcellonese e il centro orlandino.
Nell’abitazione vivono ancora i suoi familiari, in attesa che la confisca dell’immobile diventi definitiva o che venga dissequestrata. Sono state proprio le figlie a denunciare l’episodio alla Polizia locale, che ora indaga e vaglia tutte le piste. Non è escluso che il messaggio intimidatorio non sia diretto strettamente all’ergastolano. Impossibile, però, non mettere in relazione l’episodio con la casa di contrada Macaudo.
