Quel giorno il Gup di Palermo deciderà se deve affrontare il processo o se le accuse non reggono
Procura – L’assessora regionale Elvira Amata scarta le “scorciatoie processuali” e va avanti col rito ordinario, all’udienza in corso a Palermo che la vede sospettata di corruzione insieme all’imprenditrice Marcella Cannariato. L’imprenditrice titolare della A&C Broker ha scelto invece di essere giudicata col rito abbreviato. Per entrambe si tornerà in aula il prossimo 23 marzo, per dare la parola ai difensori, mentre il 21 aprile il giudice per l’udienza preliminare Walter Turturici emetterà il suo verdetto per la Cannariato e deciderà se accettare o meno la richiesta della Procura per l’esponente messinese di Fratelli d’Italia, componente della Giunta Schifani. La Procura di Palermo ha chiesto per lei il rinvio a giudizio, quindi a meno che non venga prosciolta si prospetta per lei il processo di primo grado.
La versione di Amata
L’esponente di Fratelli d’Italia si è sempre detta serena rispetto all’approfondimento della magistratura palermitana e quando è stata interrogata dai PM ha risposto a tutte le domande, rendendo la propria versione dei fatti. Amata, difesa dall’avvocato Sebastiano Campanella, ha dichiarato di aver finanziato l’evento perché meritevole e non per il presunto patto corruttivo.
L’accusa di corruzione
In estrema sintesi l’accusa per lei riguarda l’assunzione del nipote Tommaso Paolucci presso la società della Cannariato, che avrebbe anche pagato spese di alloggio a Palermo, per circa 5 mila euro. L’assessora avrebbe poi riconosciuto alla A&C Broker il finanziamento per una manifestazione, “Donna, economia e potere” promossa dalla Fondazione Belisario, di cui la Cannariato era rappresentante regionale. Trenta mila euro l’ammontare del finanziamento, stanziato con decreto assessoriale n. 2598 del 25 ottobre 2023.
