L'omicidio di Ignazio Artino a Mazzarrà, chiesto l'ergastolo per il giovane Maio - Tempo Stretto

L’omicidio di Ignazio Artino a Mazzarrà, chiesto l’ergastolo per il giovane Maio

Alessandra Serio

L’omicidio di Ignazio Artino a Mazzarrà, chiesto l’ergastolo per il giovane Maio

martedì 30 Giugno 2015 - 16:18
L’omicidio di Ignazio Artino a Mazzarrà, chiesto l’ergastolo per il giovane Maio

Contro "Spillo" ci sono le dichiarazioni dell'ex capo in ascesa, il pentito Salvatore Artino, e le dichiarazioni di Nunziato Siracusa. Rischia il carcere a vita.

E’ pesantissima la richiesta che la Procura di Messina ha avanzato alla Corte d’Assise per Carmelo Maio. “Spillo”, secondo i collaboratori di giustizia, ha preso parte all’agguato col quale è stato eliminato Ignazio Artino, esponente di Spicco del clan di Mazzarrà Sant’Andrea. Oggi l’accusa ha chiesto per Maio l’ergastolo.

Secondo i PM della Direzione distrettuale antimafia Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, l’accusa nei confronti del mazzarroto è granitica. Contro di lui – neppure 25 anni e già un nutrito curriculum criminale – arrestato nel blitz Gotha, ci sono le dichiarazioni di Salvatore Campisi, il giovane in ascesa di Terme Vigliatore pentitosi nel 2013. Poco dopo lo seguì Salvatore, figlio di Ignazio, che di Campisi era il braccio destro. Secondo Campisi Artino fu ucciso per dare un segnale forte sull’egemonia delle nuove leve nello stesso territorio. Artino infatti era legato ai boss storici.

Era il 12 aprile 2011: Ignazio Artino, 58 anni, florovivaista, fu freddato a colpi di fucile sotto casa sua. Era appena sceso dall’auto. Ad attenderlo, racconta Campisi, trovò il giovane ambizioso e il fido “Spillo”.

Era un momento particolare, quello, per il clan di Barcellona e la falange armata dei mazzarroti: poco prima si era pentito il boss storico Melo Bisognano, e infatti la prima grande retata antimafia scoppiò poco dopo, il 24 giugno 2011.

Al processo la Procura ha depositato recentemente anche i verbali rilasciati da un altro pentito, Nunziato Siracusa. La parola passa ora alle difese – gli avvocati Tino Celi e Nunzio Rosso – che discuteranno tra il 2 e il 3 luglio prossimo. (Alessandra Serio)

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