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Il Dipartimento Regionale Ambiente blocca il ripascimento costiero di Capo Peloro

Il Dipartimento Regionale Ambiente blocca il ripascimento costiero di Capo Peloro

mercoledì 04 Luglio 2012 - 10:26
Il Dipartimento Regionale Ambiente blocca il ripascimento costiero di Capo Peloro

La Regione comunica l'inammissibilità di interventi di ripascimento costiero, con l'utilizzo della matrice sabbiosa accumulata ai margini degli argini del “Canale degli Inglesi” per la riserva naturale “Laguna di Capo Peloro”

Si sperava di aver individuato un percorso comune e risolutivo per il problema di erosione costiera che interessa un ampio tratto della spiaggia di Capo Peloro, a partire dalla Torre degli Inglesi, e invece dal Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente arriva una pessima notizia. Il dirigente generale, Giovanni Arnone, ha comunicato al Comune di Messina l’inammissibilità di interventi di ripascimento costiero, con l’utilizzo della matrice sabbiosa accumulata ai margini degli argini del “Canale degli Inglesi” per la riserva naturale “Laguna di Capo Peloro”.

Dopo le note del WWF Sicilia e dell’Associazione Mediterranea per la Natura, relativamente alle ipotesi di utilizzare depositi di sovra sedimentazione per tamponare stagionalmente i danni eccezionali provocati dalle mareggiate verificatesi nel periodo autunno 2011-inverno 2012, la Regione ha informato che “dall’esame di quanto osservato dalle associazioni esponenti, sui pregressi interventi urbanistici ed opere marittime portuali realizzate a modifica della linea di costa dell’area di Capo Peloro, alla consequenziale alterazione dei meccanismi idrodinamici marini, fluviali, che hanno generato le cause o accelerato i fenomeni naturali di erosione del piano litorale costiero, si condividono le valutazioni logiche e le considerazioni di carattere ambientale e tecnico. Per quanto sopra si reitera quanto delineato con nota ARTA 6179/12 e si rappresenta che ogni eventuale intervento o progetto, che interessi direttamente o indirettamente l’area protetta dovrà essere conforme nei processi di valutazione e modalità di esecuzione a quanto disciplinato dal regolamento di usi e divieti della riserva naturale. La nota produce effetti unicamente per quanto concerne le disposizioni contenute ai sensi del regolamento di usi e divieti della riserva naturale “Laguna di Capo Peloro” e non sostituisce le autorizzazioni derivanti dall’applicazione di altre norme e regolamenti, in particolare della normativa in materia di Pianificazione urbanistica e Tutela del Territorio, del Paesaggio, tutela delle Acque e del Suolo, nonché degli adempimenti di cui alle norme comunitarie 92/43 e 79/409 CEE e del DPR 357/97.”

Immediata la risposta dell’assessore alle politiche del mare Pippo Isgrò: Il pericolo che la non attuazione di alcun intervento, potrà compromettere la salvaguardia della linea di costa con le presenze storico-artisiche.” Proprio, per ricercare soluzioni possibili e condivise, nei prossimi giorni si cercherà con gli esperti ed i tecnici un confronto con il dipartimento regionale. Come si ricorderà ad aprile scorso era stato attivato dall’Amministrazione comunale un tavolo tecnico con il prof. Giovanni Randazzo, docente di geologia ambientale, insieme al dott. Giuseppe Zaffino, entrambi del dipartimento Scienze della terra dell’Ateneo peloritano; con il prof. Giuseppe Lo Paro, direttore del dipartimento di biologia marina ed animale dell’Università di Messina e con la dirigente comunale del water front, arch. Maria Canale. Era stato comunque evidenziato che non era da ritenere opportuno eseguire alcun intervento di difesa sistemica dell’area, senza un adeguato periodo di studio. L’Amministrazione, dopo le mareggiate autunnali, aveva chiesto la possibilità di spostare nell’ambito della stessa spiaggia il materiale dragato all’interno del Canale degli Inglesi ed ivi accumulato ormai da diversi anni. Nel tratto di fronte all’Horcynus Orca, alla Guardia Costiera ed alla Torre degli Inglesi le mareggiate invernali hanno scoperto i muri di delimitazione del vecchio padiglione del “tiro a volo” e di altre strutture antiche, che oppongono una reazione rigida alla naturale azione delle onde primaverili ed estive, impedendo alla spiaggia di ritornare a posto naturalmente. Proprio con questa logica, sia per proteggere le importanti strutture retrostanti e sia per restituire ai messinesi un tratto di arenile, l’Amministrazione aveva ritenuto utile proporre un intervento di spostamento all’interno della spiaggia di materiale accumulato per ricoprire le strutture di calcestruzzo recentemente portate alla luce.

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6 commenti

  1. non sono un tecnico ma sono certo che associazioni ambientaliste e il dirigente regionale saranno sulla spiaggia con pala e secchiello a ripristinare la costa erosa definitivamente tra qualche mese… ma se non è possibile fare come indicato da comune e università POTREBBERO OLTRE CHE BOCCIARE DIRE COSA FARE ….. NO a tutto UNICO credo !!

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  2. Ennesima figura di M…

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  3. Stellario …ma sei compare con Lombardo…..
    Ennesimo bastone fra le ruote della regione.
    La soluzione era naturale con uso di materiale sabbioso del posto.
    Non si tratta delle enormi cementificazioni per realizzare approdi da diporto nelle provincie di Catania e Palermo senza alcun rilevo, forse anche con finanziamenti regionali.
    Si doveva solo spostare della sabbia naturale.

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  4. emergono altri lati oscuri …..

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  5. ognuno ha il diritto di scrivere quello che vuole …. la cosa veramente strana è che vengono presi in considerazione!

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  6. La natura la sabbia l’ha tolta.
    le la natura ce la rimettera’ quello sara’ “naturale”.

    Magari la sabbia faceva comodo a qualcuno….

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