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La “macelleria sociale” a piccole dosi nella Formazione: l’Ial e i suoi “fratelli”

Rosaria Brancato

La “macelleria sociale” a piccole dosi nella Formazione: l’Ial e i suoi “fratelli”

lunedì 16 Maggio 2016 - 05:57
La “macelleria sociale” a piccole dosi nella Formazione: l’Ial e i suoi “fratelli”

Quasi 8 mila lavoratori che non hanno alcuna certezza neanche sul presente. Enti chiusi, mancati accreditamenti, dipendenti in mobilità ed un Avviso 3 che non parte. Il sottosegretario Faraone ha annunciato un possibile commissariamento del pianeta Formazione.

Ci sono 8 mila lavoratori la cui disperazione in Sicilia non interessa a nessuno.

Le loro proteste non fanno più notizia, le loro storie non sono raccontate, i loro appelli non vengono ascoltati. Sono gli 8 mila lavoratori della Formazione professionale, ed i loro volti sono stati cancellati perché rappresentano la più grande ferita, ma anche il più grande fallimento della giunta Crocetta.

Nell’autunno del 2012 il governatore dichiarava: non farò macelleria sociale. Di lì a poco però gli scandali del pianeta Formazione hanno investito decine di Enti sparsi in tutta l’isola e che facevano riferimento al mondo politico e sindacale. Da quel momento lavoratori e corsisti sono entrati in un buco nero che li ha visti pagare tutti per responsabilità di altri. Tre anni dopo la macelleria sociale sta avvenendo a piccole dosi e nel silenzio.

Attualmente i nuovi corsi non sono ancora partiti, l’Avviso 3, nonostante i proclami dell’assessore Marziano,è bloccato. E mentre ovunque in Italia i corsisti fanno gli esami di fine anno, in Sicilia se tutto andrà bene i corsi inizieranno a ottobre….

Il sottosegretario Faraone ha annunciato il commissariamento della Formazione qualora l’Avviso 3, già finanziato interamente dal Miur, non dovesse partire. Ma il commissariamento, qualora davvero arrivasse, sarebbe oltremodo tardivo.

Sono trascorsi 3 anni dagli annunci di riforma di Crocetta ed i risultati sono 8 mila lavoratori disperati, tra cassa integrazione, disoccupazione, mobilità, stipendi arretrati,enti chiusi o dichiarati falliti, enti che hanno perso l’accreditamento o stanno per perderlo, corsi mai avviati, contenziosi infiniti. L’albo regionale conta più di 3 mila dipendenti rimasti fuori dal mondo della Formazione, ma tra non molto il numero raddoppierà con la chiusura di altri Enti o il mancato avvio delle attività. L’operazione Ciapi di Priolo è miseramente fallita tra ricorsi al Tar e al Cga e il pianeta della Formazione è imploso. Tre assessori: Nelli Scilabra, Mariella Lo Bello e Bruno Marziano non sono riusciti a dare risposte risolutive. Gli ultimi in “ordine di apparizione” ad arrendersi sono stati Eduform, Cefop, Ial, Enfap, Ecap, Aram. Quegli Enti che sono riusciti a sopravvivere stanno “tirando le cuoia” uno per uno a causa dei contenziosi con la Regione, ricorsi al Tar, mancata riforma, mancati accreditamenti,mancato avvio dell’Avviso 3. I dipendenti di questi enti sopravvissuti hanno sopperito grazie al Fis, Fondo d’integrazione salariale ma tra poche settimane saranno finite anche queste risorse e dell’Avviso 3 non c’è neanche l’ombra.

A conti fatti ad inizio estate l’esercito dei senza lavoro nella Formazione rischia di raddoppiare, arrivando a quota seimila (nella migliore delle ipotesi).

Emblematica la storia dell’Ial-Sicilia. Nato come Ial-Cisl, ente di formazione professionale di diretta emanazione del sindacato è diventato Ial-Sicilia nel 2011, perché negli anni ha accumulato una situazione economica a dir poco disastrosa al punto che il sindacato ne ha disposto la liquidazione. Nella primavera del 2013 scoppia l’ordigno perché gli ispettori inviati dalla Regione portano i conti al governatore Crocetta che sbotta irritato: “Abbiamo dato all’Ial 20 milioni di euro nel 2011 e 5 milioni di acconto nel 2012. Com’è possibile che i lavoratori non prendono stipendi da mesi? Che fine hanno fatto questi soldi?”

L’Ial sembra un buco nero, ma la vicenda è ancora più ingarbugliata del previsto.

Nel 2009 infatti con il DDG n°561 l’Ial Cisl è stato iscritto nel registro delle persone giuridiche della Regione, caso unico nell’isola, dal momento che gli Enti di Formazione sono no profit (ed infatti nessun altro ente risulterà iscritto). Iscrizione confermata poi nel 2011, quando l’Ial, ormai messo in “vendita” dalla Cisl si chiamerà Ial-Sicilia. Quando, nel 2013, Crocetta tuonava per la vicenda dei 20 milioni in realtà si era solo all’inizio. In quei mesi infatti un lavoratore aveva avviato un contenzioso in tribunale per un credito da 3 mila euro. A questa vertenza si sarebbe aggiunta anche l’Inps, per un credito da 4 milioni. L’allora assessore Nelli Scilabra revocò, per due volte, l’accreditamento all’Ial, nel 2013 e nel 2014 ed il Tar in entrambi i casi diede ragione alla Regione. L’Ente restò con le casse in rosso ed i dipendenti non presero stipendi per oltre un anno. Nel gennaio 2014 arrivò la cassa integrazione, poi nel 2015 finì anche quella.

Il 21 dicembre 2015 il Tribunale fallimentare di Palermo dichiara il fallimento dell’Ial- Sicilia. Per 800 lavoratori è il licenziamento. Il 29 febbraio 2016 viene revocato il riconoscimento dello stato giuridico. Intanto a fine gennaio la sentenza di fallimento viene impugnata dai lavoratori e la questione sarà esaminata dalla Corte d’appello di Palermo nei prossimi giorni.

Nodo centrale è lo status dell’Ial: un Ente no profit può o non può fallire? E se era stato iscritto nel registro delle persone giuridiche perché la Regione, come prevede la legge, non ha esercitato compiti di vigilanza e controllo, e non ha revocato gli amministratori nominando un commissario visto che sin dal 2011 era apparso evidente che la situazione economica era gravissima?

“Questo fallimento si sarebbe potuto evitare se la Regione avesse vigilato, così come prevede la legge, l’articolo 25 del codice civile. Se l’Ial è un Ente giuridicamente riconosciuto la Regione aveva il dovere di controllare ed eventualmente sostituire gli amministratori con un commissario straordinario – dichiara Antonio Spallino, Uslal- La situazione economica dell’Ial era conosciuta da anni. Perché la Regione lo ha iscritto allora? La verità è che lo status di persona giuridica preserva dal fallimento chi ha amministrato l’Ente nel tempo. Ma intanto ci sono 800 famiglie che lottano contro il licenziamento collettivo”. .

L’Uslal chiede anche che fine abbiano fatto gli interessi maturati da una polizza su cui gli amministratori dell’ Ial avevano versato il versato il Tfr degli stessi dipendenti.

“Abbiamo a che fare con un Ente che era di diretta emanazione di un sindacato che ad un certo punto decide di abbondare l’Ente e i lavoratori al loro destino e con un’amministrazione regionale che non ascolta gli appelli. L’USLAL ha già segnalato alcune aspetti alla Procura della repubblica e alla Procura ella Corte dei Conti. Mentre non ci sono più ammortizzatori sociali per i lavoratori continuiamo ad ascoltare la solita omelia proferita dall’Assessore di turno: faremo la riforma, prepensionamenti, uscite incentivate, dichiarazione dello stato di crisi del settore. Nessuno ormai ci crede più”.

Rosaria Brancato

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