L'ultimo saluto alla cinquantenne vittima di femminicidio sarà il 17 marzo in Cattedrale. A ucciderla il 67enne Santino Bonfiglio
MESSINA – Saranno in Cattedrale i funerali di Daniela Zinnanti, la cinquantenne vittima di femminicidio. Martedì 17 marzo, alle 16, al Duomo di Messina, l’ultimo saluto, annunciato dai due figli, dalla madre, dai fratelli e le sorelle, i familiari e gli amici.
Nella sua casa al quartiere Lombardo, Daniela Zinnanti è stata colpita da 35 coltellate, come ha ricostruito l’autopsia. A ucciderla il 67enne Santino Bonfiglio, ora in carcere per omicidio con l’aggravante della premeditazione, porto abusivo d’arma ed evasione dai domiciliari. Non era la prima volta che l’aggrediva, e con un coltello, come rivelano gli audio choc della donna inviati mesi prima dell’aggressione fatale. Nel 2008 l’uomo era stato arrestato a Spadafora per aver picchiato una precedente compagna, colpita anche lei al petto con una coltellata.
“Un femminicidio annunciato”
Rimane centrale il tema della necessità di proteggere le donne vittime di aggressioni, prevenendo gli esiti tragici. Sottolinea Roberto Zinnanti, fratello di Daniela: “Si tratta di un femminicidio annunciato. La relazione era stata segnata da continui maltrattamenti. In passato mia sorella aveva sporto denuncia per poi ritirarla, sperando in un cambiamento che non è mai avvenuto. L’ultimo episodio brutale, però, aveva segnato un punto di non ritorno. Dopo l’ennesima denuncia, e dopo che l’aveva mandata all’ospedale con sette costole rotte, si era decisa a chiudere definitivamente i rapporti con questa persona, che però non si dava per vinta”.
Il braccialetto elettronico solo due giorni dopo l’uccisione
Ad aumentare l’amarezza il fatto che l’omicida non indossasse il braccialetto elettronico, seppure prescritto dal giudice che aveva ordinato i domiciliari dopo l’aggressione dello scorso 5 febbraio. In quel provvedimento il magistrato segnalava la pericolosità del 67enne e la necessità di tutelare la vittima. Ma non prescriveva l’aggravamento della misura cautelare, oltre i domiciliari, nel caso in cui il dispositivo non fosse stato disponibile. In realtà, il braccialetto elettronico è arrivato soltanto due giorni dopo l’uccisione di Daniela Zinnanti.
La necessità di rafforzare la sinergia tra Centri antiviolenza e istituzioni
Altro elemento cruciale: la necessità di rafforzare la sinergia tra Centri antiviolenza, magistratura e forze dell’ordine, utilizzando di più le strutture protette. Ma tutto questo richiede maggiore attenzione e risorse da parte dello Stato. E un salto di qualità nella prevenzione e nella tutela.
