A Milano il processo storico. La famiglia messinese tra le vittime
Milano – E’ arrivata al sentenza per i sei imputati per la maxi-truffa contestata alla Global Group Consulting, società che trattava investimenti in oro ed altri strumenti finanziari. Tra le oltre 2 mila vittime che hanno raccontato agli investigatori di aver sottoscritto contratti con la società, tra il 2019 e il 2024, vedendo volatizzati i propri investimenti, c’è anche una intera famiglia messinese, al processo rappresentata dall’avvocato Pietro Ruggeri.
La sentenza
Ecco il verdetto del Tribunale di Milano davanti al quale gli imputati hanno tutti scelto il rito abbreviato: 3 anni e 10 mesi per Giorgio Maria Marone, 3 anni e 2 mesi per Moreno Alestra, 3 anni e 3 mesi per Valerio Tirelli, 3 anni e mezzo Nicola Meneghetti, 2 anni e mezzo Giovanna Piera Deledda. Tutti dovranno pagare anche una pena pecuniaria.
Vittime messinesi

Vittoria amara per le circa 1400 parti civili, per lo più del casertano, alle quali non è stata riconosciuta alcuna provvisionale immediata. Costituita anche la Consob in quello che è considerato uno dei più rilevanti processi italiani per numero di raggirati, ampiezza della portata geografica dell’operatività della società e sofisticati strumenti finanziari di raggiro.
Tra le vittime anche i tre messinesi, madre, padre e figlio che hanno investito i risparmi di una vita e li hanno persi. Il figlio e la madre sono disoccupati e, grazie al lavoro del padre, avevano messo da parte 15 mila euro che volevano investire per avere una sicurezza sia per la coppia che per il figlio, nel futuro e dopo la pensione. Tutto andato in fumo.
L’indagine
L’inchiesta aveva portato in carcere Giorgio Maria Marone e un altro imputato, mentre una coppia è ancora latitante. Sequestrati 23 milioni di euro e 131 lingotti d’oro, che i giudici hanno confiscato in sentenza. Ma l’ammontare del denaro ottenuto dalle vittime è stimato in almeno 90 milioni di euro e le vittime individuate sono ben 5 mila.
La truffa dei lingotti
La Global Group Consulting garantiva agli investitori rendimenti del 4% mensile, ovvero il 48% annuo, pubblicizzandosi sui social network ma soprattutto a cene di lusso organizzate in club esclusivi. I trader arrivavano su auto di lusso, facevano servire bevande pregiate e cibi raffinati, per poi uscirne con la firma sui clienti per incassare i bonifici immediati.
Dopo un breve periodo di rendimento, la società ha cominciato ad addurre diverse spiegazioni ai mancati ritorni agli investitori. Prima una ristrutturazione societaria he impediva i pagamenti elettronici, poi qualche pagamento in contanti o lingotti d’oro, fino alla variazione contrattuale fatta scrivere ai clienti con la ormai nota clausola di rischio. “A settembre – spiega una vittima – mi hanno presentato una variazione contrattuale senza intestazione, chiedendomi di dichiarare che ero sempre stato consapevole dell’alto rischio e della possibilità di perdere tutto”. Da lì in tantissimi hanno perso tutto, finendo per volatilizzare i risparmi di una vita.
