Povertà e nuove fragilità create dalla crisi climatica. A tu per tu con Rosario Ceraolo, direttore Cesv, per accendere i fari sul sociale a Messina
MESSINA – Mentre la città si approssima a scegliere i nuovi amministratori – il 24 e 25 maggio, giorno delle elezioni, sono ormai prossimi – sullo sfondo delle campagna elettorale resta l’ampio spaccato di una città dove le emergenze sociali aumentano e i servizi pubblici arretrano (come ovunque nel paese, purtroppo).
Il sociale a Messina, il punto di vista del terzo settore
Abbiamo chiesto a chi ogni giorno li vive e progetta servizi per far fronte ai problemi qual è la reale situazione. In particolare a Rosario Ceraolo, esperto del terzo settore, impegnato nell’associazionismo e direttore del Centro servizi per il volontariato di Messina, che da 25 anni supporta e promuove associazionismo e terzo settore. Il terzo settore a Messina è infatti una realtà viva, diffusa e profondamente radicata nei territori, che spesso riesce a intercettare i bisogni prima ancora che questi diventino evidenti nelle agende istituzionali. Le organizzazioni di volontariato e gli enti del terzo settore, proprio per la loro prossimità alle persone, colgono segnali deboli, trasformazioni sociali, nuove fragilità e, in molti casi, anticipano risposte che solo successivamente trovano una strutturazione nei servizi pubblici.
Quali sono le principali emergenze sociali a Messina oggi?
Accanto alle criticità che potremmo definire storiche – penso al tema dell’abitare, alla povertà economica, alla condizione dei senza dimora – oggi emergono con sempre maggiore evidenza ulteriori ambiti di fragilità. Le condizioni legate a eventi atmosferici intensi, ad esempio, mettono in luce situazioni di vulnerabilità che riguardano soprattutto chi vive in contesti abitativi precari o in aree più esposte, mentre restano ampie le sacche di marginalità, soprattutto nelle periferie urbane, dove spesso i servizi faticano ad arrivare con continuità ed efficacia e dove scuole, parrocchie e oratori, a volte rappresentano l’unica risposta possibile alle fragilità, alle emergenze sociali, al contrasto alle criminalità ed alle mafie.
Negli ultimi anni è stato spesso posto l’accento sulle condizioni dei giovani, i loro problemi
CI sono infatti fenomeni, accanto alle nuove emergenze, che si consolidano e si amplificano e che richiedono uno sguardo rinnovato: la povertà educativa, che incide profondamente sulle opportunità delle nuove generazioni. Il tema della salute mentale, in particolare tra i più giovani, che negli ultimi anni mostra segnali di fragilità importanti. La disabilità, che non può più essere letta soltanto in termini di erogazione di prestazioni, ma chiama in causa il diritto alla socialità, alla partecipazione e alla qualità della vita. Ancora: il “dopo di noi”, che rappresenta una delle preoccupazioni più sentite da tante famiglie.
Qual è il ruolo che il volontariato può e deve avere?
In questo scenario appare evidente come la città non possa essere governata esclusivamente attraverso una regia centrale. È necessario restituire centralità ai territori, riconoscendo il valore delle comunità locali, delle reti sociali e delle esperienze associative che quotidianamente animano i quartieri e costruiscono legami. Dare centralità ai territori significa anche creare opportunità: valorizzare il ruolo del volontariato e promuovere forme nuove e più stabili di collaborazione tra scuole, associazioni, parrocchie e altri attori educativi. Occorre uscire dalla logica dell’episodicità e investire nella costruzione di veri e propri patti educativi di comunità, capaci di generare continuità, corresponsabilità e impatto nel tempo.
Eppure servizi pubblici e terzo settore sembrano aver dialogato poco
Il dialogo c’è, talvolta proficuo, non sempre efficace ma reciprocamente cercato. Ci sono alcune questioni da focalizzare secondo me, direttrici che dovrebbero essere percorse. La prima è culturale: occorre superare una visione del sociale limitata alla sola gestione delle emergenze e delle fragilità, per orientarsi sempre più verso la promozione delle opportunità, delle capacità e del protagonismo delle persone. Il terzo settore, in questo senso, non è un “tappabuchi”, ma un attore che contribuisce a generare sviluppo sociale, relazioni comunitarie; crea fiducia e promuove democrazie.
Dare legittimità al terzo settore a livello pubblico, insomma
“Questa è appunto la seconda questione, il riconoscimento pieno del ruolo del Terzo settore, che nella sua pluralità e diversità rappresenta una risorsa fondamentale per la città: è vicino alle persone, opera nei territori, costruisce relazioni, accompagna processi, e sempre più spesso lavora in sinergia con le istituzioni”
Esistono quindi modelli di governance possibili?
E’ il tema decisivo. L’amministrazione condivisa, la coprogrammazione e la coprogettazione non sono più soltanto parole chiave, ma rappresentano una prospettiva concreta per rendere l’azione pubblica più aperta, efficace e capace di incidere davvero. Investire su questi strumenti significa costruire politiche più aderenti ai bisogni reali e, soprattutto, lasciare un segno duraturo di cambiamento nella vita delle comunità.
