"Messina abbandonata" e da ritrovare: l'Antiquarium di Palazzo Zanca

“Messina abbandonata” e da ritrovare: l’Antiquarium di Palazzo Zanca

Autore Esterno

“Messina abbandonata” e da ritrovare: l’Antiquarium di Palazzo Zanca

domenica 05 Aprile 2026 - 07:48

Nuovo appuntamento con 13 tesori nascosti della città illuminati da artisti e scrittori. Testo di Carolina Costa, illustrazione di Manuela Germanà

Testo di Carolina Costa, illustrazione di Manuela Germanà

MESSINA – Oggi tocca all’Antiquarium di Palazzo Zanca. Nuovo appuntamento con “Messina abbandonata”: 13 tesori nascosti illuminati da artisti e scrittori. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto.  

Viaggio nella Messina da riscoprire

                                                                 

                                                            Messana, I secolo d. C. Età imperiale romana.

Messana non aveva bisogno di raccontarsi: bastava attraversarla. Tra Scilla e Cariddi le navi portavano merci, lingue e destini. Roma sovrana guardava da lontano: il grano saliva a bordo e prendeva la via del mare. Tutto era luce e rumore. Tra le case, dove oggi sorge il Municipio di Messina, si apriva una trama di passaggi, scorciatoie che collegavano cortili, soglie e abitazioni. Lì si muoveva un’altra parte della vita stessa. Il suono si abbassava, la luce arrivava inclinata e si aprivano viuzze che nessuno mostrava ma tutti, in qualche modo, conoscevano. Non erano segrete. Erano necessarie.

Era lì che Lucio e Livia si incontravano.

Lui scendeva da uno di questi varchi, con la fatica del giorno addosso e la polvere del lavoro tra le mani. Lei arrivava da un altro punto dello stesso intreccio. Era una schiava liberta, portatrice d’acqua, con il passo rapido di chi conosce bene le discese e le risalite della città.

All’inizio si guardavano soltanto. Col tempo, vennero piano le parole, le carezze, i baci. Si riconoscevano con una semplicità che esisteva solo lì.

Poi uscivano alla luce, mentre sopra la città continuava a splendere.

Con il passare dei giorni, quegli incontri divennero un ritmo, una consuetudine silenziosa. Un giorno Livia si fermò più a lungo del solito. Si tolse il velo dalla testa e lo donò a Lucio. Le loro mani restarono unite, sospese, come trattenute da qualcosa che non aveva un nome. E il silenzio tornò lieve, trattenendoli.

Messana tra XI e XII secolo (Medioevo)

Le case si erano addossate, i vicoli avevano preso nome, nuovi muri sovrapposti ai vecchi. Eppure il senso di quel luogo era lo stesso: unire, collegare, lasciare che le vite si attraversassero.

Ruggero saliva da via della Neve, con il peso delle merci sulle spalle e il passo corto di chi conosce ogni tratto. Costanza scendeva verso la fonte Pozzoleone a lavare i panni, la cesta stretta tra le mani. Si incontravano sempre nello stesso punto: si riconoscevano da lontano, nei passi che rallentavano, fino a fermarsi l’uno davanti all’altra, in una pausa che sembrava trattenere il tempo.

Uno sguardo, un breve sorriso, poi ciascuno riprendeva la propria strada. Così anche loro si amarono in quel luogo, senza che restasse altro se non il loro respiro.

Oggi il silenzio si è depositato sopra e dentro quelle pietre di Palazzo Zanca. Lo chiamano Antiquarium, e resta chiuso, come se fosse stato soltanto accantonato. Eppure, avvicinandosi, qualcosa rimane: un richiamo sottile, come se il luogo stesso ricordasse chi lo ha attraversato. Negli strati nascosti i passaggi continuano a collegare, a tenere insieme ciò che il tempo ha sovrapposto. Lì, si sono mossi altri passi prima dei nostri.

Lucio e Livia restano dove si sono incontrati. Ruggero e Costanza nello stesso punto, in un tempo diverso.

Non si cercano più, eppure continuano ad appartenersi.

La storia dell’Antiquarium

  L’Antiquarium di Palazzo Zanca nasce da ciò che gli scavi hanno riportato alla luce nel tempo: frammenti di epoche diverse, stratificati uno sull’altro sotto la città. Qui quei reperti sono stati raccolti e ordinati, trasformati in memoria visibile. Ma oggi il luogo resta chiuso, e il silenzio continua a depositarsi tra le sue pietre, come se attendesse ancora di essere attraversato.

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Un commento

  1. Nell’iniziativa, parole e illustrazioni sulla nostra storia.

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