Serena Giannetto: "Via il quadro infamante dall'Aula". I colleghi si defilano - Tempostretto

Serena Giannetto: “Via il quadro infamante dall’Aula”. I colleghi si defilano

Rosaria Brancato

Serena Giannetto: “Via il quadro infamante dall’Aula”. I colleghi si defilano

martedì 11 Dicembre 2018 - 05:50
Serena Giannetto: “Via il quadro infamante dall’Aula”. I colleghi si defilano

Il dipinto rappresenta Messina punita dopo la ribellione alla Spagna, raffigurandola come una donna nuda privata dei privilegi. E' in Aula dal 1994 e nonostante le richieste non è mai stata rimossa. Anche la proposta della vice presidente finisce nelle secche dei giochi politici e dei dispetti.

La sua prima dichiarazione, al momento dell’elezione a vicepresidente del Consiglio Comunale, è stata la ferma volontà di battersi per la rimozione del dipinto nella parete dell’Aula consiliare “Allegoria della restituzione di Messina alla Spagna”, che raffigura la nostra città come una donna nuda, punita per la ribellione e spogliata da ogni privilegio.

Serena Giannetto (M5S), è stata di parola ed ha portato avanti la battaglia, sebbene il primo ostacolo ieri siano stati proprio i colleghi del Consiglio comunale ai quali, evidentemente, quella Messina umiliata non provoca alcuna indignazione.

Le prime richieste di togliere quel quadro offensivo risalgono al 2010 (l’ex consigliere comunale Tanino Caliò), poi fu la volta nel 2014 dell’architetto Nino Principato che scrisse un’accorata e dettagliata lettera, nel 2015 a rincarare la dose ci pensarono il presidente della Commissione consiliare cultura Piero Adamo, Vento dello Stretto, e Franz Riccobono. Niente da fare, siamo affetti da una grave forma di Sindrome di Stoccolma e ci siamo convinti che quell’immagine che giustamente Principato definì infamante, in fondo la meritiamo e ci somigli persino.

Dopo le dichiarazioni rese a luglio, Serena Giannetto si è messa subito in azione approfondendo il percorso da seguire, puntando alla condivisione con il resto del Consiglio, che, almeno a parole, sembrava d’accordo con lei.

Così non è andata perché ieri ha portato all’attenzione della conferenza dei capigruppo l’argomento, di concerto con il presidente Claudio Cardile, ma inaspettatamente si è vista di fronte i primi muri e quel che prima sembrava una battaglia di tutti ha fatto registrare la “ritirata” di tanti.

“ Pensavo che oggi la storia della riproduzione del quadro presente nell’aula consiliare sarebbe arrivata all’epilogo- ha scritto la Giannetto nel suo profilo facebook- Invece durante la conferenza dei capigruppo è successo ciò che non mi aspettavo. In agosto, più che come consigliere comunale come cittadina che ama Messina avevo proposto di rimuovere la riproduzione del quadro che è estremamente infamante per la città di Messina. Il quadro originale eseguito da Luca Giordano nel 1678 si conserva al Museo del Prado di Madrid e fu dipinto nell’anno in cui aveva conclusione la rivolta libertaria antispagnola scoppiata a Messina dal 1674 al 1678. Appurato che la sovrintendenza non doveva emettere nessun parere, visto che il proprietario di questa copia è il comune e che l’arredo del consiglio dipende dall’ufficio di presidenza bastava telefonare al dirigente per farlo rimuovere. Ma con il Presidente Claudio Cardile abbiamo voluto condividere questo momento con tutti i colleghi. La rimozione del quadro è un atto simbolico ma pregno di significato per la dignità della nostra città. E’ inaccettabile la sua presenza in un luogo che rappresenta il massimo della democrazia, della libera istituzione al servizio della collettività, il più importante organo rappresentativo di Messina e dei suoi usi civici”.

In barba alla condivisione, forse a causa di giochi d’Aula che puntano a “togliere” la vicepresidenza al M5S, la proposta di rimozione del quadro non riscuote l’unanimità. Giannetto ha già annunciato che raccoglierà le firme tra i colleghi per mettere nero su bianco favorevoli e contrari.

Il dipinto della vergogna è stato collocato nella parete dell’Aula a conclusione della mostra “Messina, il ritorno della memoria” che si è tenuta a Palazzo Zanca dall’1 marzo al 28 aprile del 1994.

Il quadro fu dipinto nell’anno in cui si concluse la rivolta antispagnola e raffigura Messina come una donna che, un tempo regina, viene umiliata e spogliata di tutti i privilegi. La Città venne infatti dichiarata dalla Spagna “morta civilmente” con la cancellazione dei privilegi e la soppressione delle sue Istituzioni civiche: la Zecca, il Senato, l’Università, l’Ordine dei Cavalieri della Stella. La città ribelle tornò sotto il giogo spagnolo e furono anche trafugate 1426 pergamene che documentavano la storia civile e i privilegi concessi alla città sin dal periodo normanno. La “spoliazione” è raffigurata con un putto alato che porta via alcuni rotoli mentre altri putti trafugano documenti di vario genere. Messina, umiliata e nuda chiede clemenza alla Spagna mentre anche un soldato la prende a calci.

Mantenere un simile quadro per quasi 25 anni (un quarto di secolo) senza arrossire, rasenta il masochismo. Non si tratta infatti d’ignoranza o incomprensione rispetto a quanto rappresenta l’opera, giacchè è noto a tutti il contenuto. Quell’immagine infamante, per quanto sono decenni che siamo abituati ad essere ridotti a brandelli, umiliati, scippati, è il nostro specchio.

Non siamo più la ribelle indomita, non siamo più la regina, abbiamo timore persino a riprenderci la dignità di togliere un quadro. Ci siamo convinti che è questo il nostro destino. Qui non si tratta di giochi d’Aula, dispetti, bizantinismi, qui non si tratta di politica: stiamo parlando d’identità, di dignità, di pudore, di orgoglio.

Rosaria Brancato

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3 commenti

  1. allora la statua della Pietà a San Pietro non umilia la Chiesa?

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  2. MessineseIncallito 11 Dicembre 2018 08:33

    Stavo per commentare con sarcasmo questa proposte ma leggendo il significato del dipinto, fregandomene del possibile valore artistico, concordo con la sua rimozione propongo la sostituzione con dipinti di giovani artisti messinesi

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  3. I traumi si superano con la presa di coscienza non con la rimozione del ricordo. Noi siamo ancora esattamente nella condizione raffigurata dal dipinto. Tenetevelo stretto cosiglieri perché vi ricordi sempre il vostro obiettivo. Il riscatto. Altro che rimozione.

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