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Messina, il caso: donna incinta discriminata in Tribunale

Alessandra Serio

Messina, il caso: donna incinta discriminata in Tribunale

mercoledì 15 Luglio 2020 - 09:36
Messina, il caso: donna incinta discriminata in Tribunale

Avvocati di Messina segnalano giudice che fa attendere testimone con gravidanza a rischio: "non è nuovo a certe discriminazioni"

Il Comitato pari opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Messina ha segnalato un caso di discriminazione in Tribunale nei confronti di una donna incinta chiamata a testimoniare, non favorita dal giudice. La signora è in gravidanza a rischio, certificata da attestazione medica, ed era assistita da un accompagnatore. Lo stesso giudice, indica il Comitato, in passato ha avuto simili comportamenti nei confronti di uomo di 88 anni, che ha dovuto attendere una intera giornata per deporre.

Il Comitato ha quindi scritto una nota, siglata dal presidente Cettina Miasi e dal segretario Luigi Giacobbe, indirizzata al presidente del Tribunale, al presidente dell’Ordine degli Avvocati e al presidente della I sezione penale chiedendo un intervento “… affinché non si ripetano più tali comportamenti discriminatori ed irrispettosi, i quali ingenerano nell’opinione pubblica una distorta visione dell’operato del sistema giustizia”.

La nota del Comitato segnala ” di aver ricevuto diverse segnalazioni inerenti la gestione dell’udienza penale da parte del GOT. Dott. Albanese, giudice della Prima sezione Penale, il quale avrebbe tenuto comportamenti poco rispettosi della situazione di particolare vulnerabilità di alcuni testi da escutere. Da ultimo, nell’udienza del 14 luglio, una signora chiamata a testimoniare mediante accompagnamento coatto, al suo ingresso in aula e prima dell’inizio dell’udienza, ha rappresentato al Giudice la necessità di essere ascoltata in tempi brevi in quanto in stato di gravidanza a rischio, attestato da certificato medico esibito.

Nonostante il consenso di tutti gli avvocati presenti in aula alla trattazione immediata del procedimento in cui avrebbe dovuto essere escussa la teste, il Giudice non ha accolto l’istanza, rappresentando alla signora che avrebbe dovuto attendere il proprio turno in base al ruolo già stilato ovvero che, in caso di estrema necessità, avrebbe ben potuto andare via dichiarando testualmente “non si preoccupi, la giustifico io”, non ricordando che la stessa era stata accompagnata in udienza dalla polizia giudiziaria”.

Ne è nata una accesa discussione tra gli avvocati presenti e il giudice – spiega la nota. Tra i legali, erano presenti lo stesso segretario Giacobbe e il vice presidente della Camera Penale Pisani-Amendolia, l’avvocato Bonaventura Candido, che dopo il battibecco sono riusciti ad ottenere che l’udienza fosse trattata prioritariamente, consentendo così alla signora di testimoniare subito e tornare a casa.

“Tale condotta non è nuova a questo Giudice – scrive il Comitato – Si segnala, infatti, per come riferito da alcuni avvocati presenti in aula, che nella settimana scorsa doveva essere sentito un teste dell’età di anni 88. Anche in tale occasione, gli avvocati presenti in aula davano la disponibilità alla chiamata immediata del processo che vedeva coinvolto l’anziano, ma, in tale occasione, il Giudice non ha acconsentito alla modifica dell’ordine di trattazione, facendo attendere il teste fino alle ore pomeridiane”.

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Un commento

  1. Spero che qualcuno prenda provvedimenti seri contro questi episodi incresciosa.

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