Messina, la battaglia di Nino Fiannacca: "Le vere barriere da abbattere sono culturali" - Tempostretto

Messina, la battaglia di Nino Fiannacca: “Le vere barriere da abbattere sono culturali”

Giuseppe Fontana

Messina, la battaglia di Nino Fiannacca: “Le vere barriere da abbattere sono culturali”

domenica 08 Maggio 2022 - 07:30

L'operazione, la disabilità, poi lauree, medaglie d'oro e l'associazione "Senza barriere". La sua storia parla da sola: è quella di chi ce l'ha fatta e lotta per cambiare le cose

MESSINA – “La vera barriera da abbattere non è quella architettonica, perché quella con un po’ di cemento si può eliminare. Ma sono le barriere culturali il problema”. Nino Fiannacca vive con la sua disabilità da quando aveva 16 anni. Lui, vicepresidente dell’associazione “Senza barriere”, ci racconta la sua storia e nel farlo ci pone di fronte ai problemi di una città, Messina, che appare invivibile. La sua frase fa riflettere, perché mette in luce quanto sia difficile rendere la nostra una “città aperta tutti”, almeno senza fare uno scatto culturale non indifferente.

“In trent’anni si è fatto un passo avanti gigantesco – ci spiega Nino in apertura di intervista – perché ora la gente è più sensibile, ma ancora ce ne vuole per un’accoglienza di tutti”. Lui, che a 16 anni dopo un’operazione ha sviluppato problemi motori, visivi e una paresi facciale, è dagli anni ’90 in prima linea per la lotta contro preconcetti e problemi di “disattenzione”: “La cittadinanza è un pochino disattenta, diciamo così, verso i problemi delle persone con disabilità. E ci sono anche i cittadini davvero maleducati”.

Nino, ci racconti la tua storia?

La mia storia è quella di un ragazzo che a 16 anni ha un’operazione al cervelletto e da questa operazione sono scaturiti tutti i miei problemi di disabilità. Prima non avevo niente e poi ho dovuto affrontare questa nuova realtà. Con molta buona volontà e con molta forza d’animo si può andare avanti e raggiungere gli obiettivi che molti pensano che sono impossibili. Ma quasi sempre volere è potere. I miei obiettivi sono stati prima nello studio: mi sono laureato in Economia e Commercio, poi la seconda laurea a circa 40 anni, presa non per obiettivi lavorativi ma solo per passione. Mi sono laureato in Scienze della Formazione, perché amavo gli argomenti legati a psicologia e pedagogia. E poi essendo appassionato di scienze biomediche ho preso un master in bioetica.

Grandi traguardi nello studio, ma non solo: ci sono anche lavoro e sport nella tua vita

Sì, poi ho iniziato a lavorare all’Azienda Sanitaria Provinciale, iniziando da coordinatore amministrativo. Ora ho un incarico da responsabile di un ufficio e per me è stato molto importante. L’inserimento lavorativo delle persone con disabilità è importantissimo, fondamentale, per non cadere in problemi di depressione, basta autostima, che già possono colpire chiunque. Ma chi ha disabilità è ancora più soggetto. Io ho cercato e sono riuscito a superare questi problemi in tanti modi, soprattutto con lo sport. Io ho continuato, dopo l’operazione, a fare sport. Mi sono iscritto nella Federazione italiana sport disabili. Ho vinto 5 medaglie d’oro nei campionati nazionali di nuoto, poi il bronzo agli Europei di Stoccolma. E ho fatto anche la traversata dello Stretto: tutti pensavano fossero obiettivi impossibili, ma io ho dato una risposta. Nessuna cosa è impossibile.

Lauree, master, la scalata professionale e le medaglie: di cosa vai più orgoglioso?

La cosa di cui vado più orgoglioso non è una sola, ma tutto il percorso che ho fatto per diventare l’uomo che sono. Perché per una persona con disabilità che come me ha avuto 16 in cui non aveva niente e poi, di punto in bianco, non può camminare, vedere bene da un occhio e della paresi facciale, non è semplice riprendere la strada, il percorso fatto fino a quel momento. Non è stato per niente facile, ma ce l’ho fatta.

Andando a parlare della città: Messina è una città a misura di disabilità?

Innanzitutto bisogna sottolineare che noi siamo persone con disabilità. Non disabilità, ma persone. C’è scritto anche nella convenzione Onu. Persone, va sottolineato cento volte: abbiamo pari dignità di chiunque altro, andiamo trattati tutto con rispetto. Siamo parte della società in cui viviamo, parte integrante, non esiste l’accoglienza perché già siamo dentro questa stessa società. Non usciamo allo scoperto, ma perché? Perché questa città è invivibile dal punto di vista delle barriere architettoniche e a queste si aggiungono le barriere culturali, che impediscono una partecipazione democratica alle istituzioni. Il rispetto, questo è fondamentale.

Ci fai un esempio?

Dal punto di vista legislativo le leggi ci sono, sono anche molto buone. Ma sono applicate a macchia di leopardo o addirittura non sono applicati in alcuni contesti. Da noi alcune volte ci si ricorda di abbattere le barriere architettoniche tenendo conto, ad esempio, del decreto ministeriale del ’96. Questo stabilisce che la pendenza massima degli scivoli è del 7 per cento. A Santa Margherita sono fatti a regola d’arte, ma se vai a Torre Faro non è del 7, sarà del 15 per cento. Possono sembrare piccolezze per chi non vive il problema, sembrano sciocchezze. Ma chi vive in carrozzina così ha una vita molto complicata. Parliamo di turismo: quando un turista in carrozzina con tutta la famiglia sbarca al molo a Messina e vuole farsi una passeggiata in città, sai a cosa deve andare incontro? La prima cosa che viene all’occhio è che in via Garibaldi per arrivare a Palazzo Zanca da un lato trova lo scivolo e dall’altro no. Come deve fare? Sembrano piccolezze, ma ci vuole attenzione.

In tal senso l’associazione lavora da decenni per migliorare le cose. Ma cosa serve?

Noi con l’associazione “Senza barriere” abbiamo creato un coordinamento che fa capo alla Caritas. Con il loro aiuto cerchiamo di portare avanti discorsi di interlocuzione con l’amministrazione comunale e con altri enti come l’Inps. Ma purtroppo, pensando all’amministrazione, il dialogo è stato molto scarso ultimamente. Mentre negli anni precedenti c’è stato un certo dialogo con i vecchi assessori, con collaborazioni e molti tavoli in cui abbiamo discusso di tanti temi che cercheremo di portare avanti con la prossima amministrazione. Speriamo che l’assessore che arriverà dialogherà di più con le associazioni. Noi da 30 anni viviamo sul territorio, conosciamo tutto delle persone che hanno i problemi e conosciamo i problemi. Ma se non riusciamo a parlare con nessuno i problemi rimangono problemi.

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2 commenti

  1. Salvador D'Ali' 8 Maggio 2022 11:18

    Grazie per il racconto della sua storia e dell’esempio positivo che ci ha donato.
    In questa città purtroppo è difficile vivere per persone come lei,ma per altri motivi è difficile anche per i normodotati.
    La cultura è il motore dell’azione,dove non c’è cultura non c’è neanche il movente che determina il fare,o un tentativo di cambiamento.
    Questa è una città invivibile perché ha in noi persone che hanno da tempo smesso di interessarsi al proprio intelletto,e ad accrescere la propria cultura personale, perché a noi interessa l’avere piuttosto che l’essere…

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  2. Grande Nino come sempre un combattente come da ragazzo già nella ns. Pallamano. sei un grande esempio e hai perfettamente ragione ahimè…

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