Il 20 novembre agitazione sindacale. Cgil rilancia il dossier Istat su spopolamento, disoccupazione e contrazione dei consumi
Messina – Meno occupati, meno abitanti, meno servizi, la Cgil commenta gli ultimi dati sulla città e rilancia: un vortice che va fermato con le giuste politiche. Il 20 novembre sciopero generale e manifestazione cittadina anche per chiedere più investimenti che possono creare lavoro.
Dallo spopolamento all’impoverimento
“Il rischio è che si venga a determinare un circolo vizioso: meno persone che lavorano, meno redditi da lavoro, minori consumi, contrazione della domanda interna, crisi delle attività produttive, riduzione della popolazione. Uno spopolamento che produce il definanziamento nazionale dei servizi pubblici e la riduzione delle risorse proprie dei comuni per finanziare servizi sociali, trasporti, scuole, nidi e servizi per l’infanzia e le persone non autosufficienti. Tutto questo non può che inasprire le condizioni di vivibilità del territorio traducendosi in un’ulteriore perdita di popolazione”.
Messina in cifre, il dossier Istat
La Cgil Messina torna a lanciare l’allarme commentando il report “Messina in cifre”, realizzato con i dati Istat sulle grandi città, che conferma il declino occupazionale e demografico del capoluogo di provincia. Un declino a cui il sindacato ribadisce come occorra reagire con politiche adeguate. Dopo i dati sull’economia nella provincia di Messina, sono quelli sulla condizione demografica e occupazionale della città che fanno emergere un quadro negativo e strutturale: preoccupa la progressiva diminuzione della popolazione, che dal 2018 al 2025 è diminuita di 12.822 persone, di cui 10.672 in età lavorativa, a cui si aggiunge la riduzione degli occupati di 8.090 unità, a fronte di una crescita vertiginosa degli inattivi in età lavorativa, aumentati di quasi 12.000 unità, a testimonianza delle difficoltà di sempre più persone ad entrare nel mercato del lavoro, a rimanerci o a trovare le condizioni per continuare a cercare un’occupazione. Ogni 100 occupati ci sono 181 non occupati in età lavorativa, di cui 150 hanno rinunciato a cercare lavoro e 31 sono ancora in cerca di occupazione. Nel 2024 erano 157.
L’allarme della Cgil: territorio sempre più fragile
“È un rapporto – osserva la Cgil Messina con la segretaria confederale con delega al mercato del lavoro, Stefania Radici – che descrive una condizione di fragilità economica e sociale. Perdiamo competenze, energie, progettualità, futuro. Perdiamo chi può innovare attività economiche, servizi e amministrazioni pubbliche. In una città già caratterizzata da diffuse periferie sociali si cristallizzano ed aumentano le disuguaglianze economiche e sociali, e sulla condizione giovanile e quella femminile il report “Messina in cifre” non presenta dati. Segno di una miopia che non vede o sottovaluta le pesanti penalizzazioni che scontano giovani e donne nel nostro territorio: mancanza di opportunità, contratti a termine, part-time involontario, salari discontinui e insufficienti, difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare”.
La richiesta: politiche per lavoro e investimenti
Per la Cgil Messina, la questione demografica e quella del lavoro devono diventare priorità nelle politiche cittadine, partendo da quelle che si possono mettere in campo per attrarre investimenti, generare occupazione di qualità e costruire prospettive di crescita e sviluppo sostenibile. La Cgil fa presente come la prima di queste politiche sia quella di creare opportunità di lavoro di qualità: questo significa orientare gli investimenti pubblici e privati verso settori produttivi capaci di generare occupazione stabile, investimenti che siano capaci di rafforzare il tessuto economico locale, di aumentarne il valore aggiunto, puntando su settori e filiere strategiche che valorizzino risorse e potenzialità territoriali e sappiano cogliere le sfide e le opportunità della transizione ecologica e della transizione digitale.
L’importanza dell’economia del mare
In primis, economia del mare e tutto ciò che essa comprende in termini di trasporto di merci e persone, cantieristica navale, turismo; l’agroalimentare avanzato che metta insieme le produzioni locali con la ricerca e l’innovazione nel campo della salute e della sostenibilità ambientale; e tanti altri settori potrebbero emergere se si valorizzasse il ruolo dell’Università di Messina, accompagnando processi di trasferimento della ricerca scientifica nei processi produttivi dell’economia locale. Accanto a ciò, politiche abitative adeguate recuperando immobili pubblici e privati inutilizzati destinandoli all’affitto a canone sostenibile, aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e sociale, sostenere l’accesso alla casa, soprattutto per i giovani, e le politiche di welfare.
Verso lo sciopero del 20 novembre
La Cgil Messina sottolinea come siano importanti, sia per la creazione di lavoro che per il benessere della comunità, gli investimenti nel terziario sociale come servizi educativi, sociali e socio-sanitari, nidi, servizi per la cultura, lo sport e i trasporti. “In questo processo che deve vedere Messina fuori da una negativa condizione strutturale – dice il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – giocano un ruolo anche i Governi regionale e nazionale. Il 20 novembre sarà sciopero generale anche per chiedere investimenti che possano creare lavoro, a partire dal rafforzamento della sanità pubblica che oltre a garantire il diritto alla salute può produrre posti di lavoro. Porteremo in piazza tutte le necessità di lavoro, sviluppo, salari e pensioni adeguate, prospettive per i giovani, un futuro per la città e tutto il territorio”.

