Clamorosa sentenza su Salvatore Sparacio: non è boss e non è legato ai Lo Duca. Ecco perché
Messina – Non ci sono prove schiaccianti per considerare Salvatore Sparacio interno al clan Lo Duca. La pensa così la giudice Tiziana Leanza che, accogliendo le tesi dei difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Antonello Scordo, ha assolto dall’accusa di associazione mafiosa il nipote dello storico boss ed altrettanto storico pentito, oggi ex, Luigi Sparacio.
L’operazione Provinciale
La Direzione distrettuale antimafia di Messina e gli investigatori si erano fatti una idea diversa, alla luce delle indagini. Per l’Accusa, che al processo abbreviato aveva chiesto la condanna a 8 anni, Salvatore Sparacio era legato al gruppo capeggiato dal boss Giovanni Lo Duca. Di più: Sparacio era inizialmente accusato, e con questa accusa arrestato nell’operazione Provinciale, di essere a capo di un autonomo gruppo. Ipotesi poi caduta lungo i vari gradi di giudizio. Condannato a 20 anni in prima battuta, era stato poi scagionato dall’ipotesi di essere il referente del suo gruppo autonomo e condannato solo per intestazione fittizia di beni, e l’accusa era stata riformulata in quella di essere interno al gruppo Lo Duca. Anche questa ultima “tegola” giudiziaria è pero per lui caduta.
Soltanto qualche settimana fa la Guardia di Finanza ha sequestrato una serie di beni, una villetta e quote aziendali, mentre già nel 2021 erano scattati i primi sigilli ai possedimenti intestati ai figli. Nel patrimonio messo sotto chiave, stimato in più di un milione di euro, anche la società che gestisce la Biliardi sud, storica “base” del business di famiglia, sempre secondo la Dda messinese.
Il funerale non autorizzato e il Rdc

Proprio davanti la storica sala biliardi sfilò il corteo funebre, non autorizzato perché in periodo pandemico, del defunto Rosario Sparacio, fratello di Luigi.
E’ stato inoltre processato per aver intascato il reddito di cittadinanza al quale non aveva diritto, visto il coinvolgimento nell’operazione Provinciale.
