Condanne per l'estorsione alla ditta sui lavori di Risanamento a Fondo Fucile. Cosedil e Cgil parti civili
E’ cristallizzata in una sentenza di condanna in primo grado l’accusa di tentata estorsione per i tre messinesi arrestati dai Carabinieri a dicembre scorso nell’inchiesta sul pizzo ai cantieri del risanamento di Fondo Fucile. La giudice Ornella Pastore ha deciso la pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per Salvatore Maiorana e Giuseppe Surace,, mentre Giovanni Aspri è stato condannato a 6 anni e mezzo. L’Accusa, rappresentata dai PM Alice Parialò e Roberto Conte, aveva sollecitato condanne leggermente più severe ma la Gup Pastore, dopo aver ascoltato anche i difensori – gli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Trovato, ha emesso il suo giudizio. La Giudice ha ammesso come parti civili l’impresa Cosedil e la Cgil
Gli edili della Cgil al fianco dell’impresa

“Quando un’impresa denuncia e non si piega al ricatto mafioso – commentano Mario Mancini e Giovanni Pistorio (nella foto a fianco), segretario generale rispettivamente di Fillea Cgil Messina e Sicilia – il sindacato ha il dovere di stare dalla sua parte. La nostra presenza nel processo rappresenta una scelta di campo chiara: siamo al fianco di chi difende il lavoro, la legalità e la dignità delle persone. La mafia prospera nell’isolamento delle vittime; la risposta deve essere la costruzione di un fronte largo e unitario composto da lavoratori, imprese, associazioni, istituzioni e cittadini”. “Ringraziamo la Cosedil – proseguono Mancini e Pistorio – per aver consentito il nostro intervento nel procedimento. È un gesto che consolida una visione comune di come si deve stare di fronte al malaffare. Continueremo a essere presenti in tutte le sedi, giudiziarie e sociali, per affermare che in Sicilia non c’è spazio per intimidazioni, estorsioni e condizionamenti mafiosi. La legalità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana che va difesa con coraggio e con la partecipazione di tutti”.
La voce del clan dal carcere

Aspri, Maiorana e Surace sono finiti in manette a dicembre scorso dopo la denuncia del titolare della Cosedil, impegnato nei lavori di completamento del risanamento a Fondo Fucile. L’imprenditore catanese Gaetano Vecchio (foto a fianco) non ha esitato e appena gli emissari del pizzo si sono presentati sul cantiere si è rivolto ai Carabinieri, permettendo l’operazione lampo che lo scorso 20 dicembre ha portato ai tre arresti. Secondo la denuncia sono stati Aspri e il minorenne a presentarsi al cantiere, chiedendo la prima rata di una “messa a posto” da 250 mila euro. Per rendere più convincente la minaccia, uno di loro è tornato al cantiere con il telefonino al quale sono stati i pregiudicati a fare sentire la “voce del clan”. In quel comento Maiorana e Aspri erano in carcere.

