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Impianti pubblicitari, finisce l’era del far west. Si torna a pagare

Francesca Stornante

Impianti pubblicitari, finisce l’era del far west. Si torna a pagare

martedì 11 Aprile 2017 - 16:08
Impianti pubblicitari, finisce l’era del far west. Si torna a pagare

Il consiglio comunale ha approvato, dopo quattro di anni di rimpalli, immobilismo e perdite economiche, le modifiche al regolamento per l'occupazione suolo pubblico degli impianti pubblicitari.

Alla fine ce l’hanno fatta. Dopo quattro anni di discussioni, pareri, delibere presentate e ritirate, balletti di assessori, sentenze di Tar e Cga, ma soprattutto dopo quattro anni assoluto vuoto normativo, il consiglio comunale ha approvato le modifiche al regolamento Cosap per l’occupazione suolo pubblico per gli impianti pubblicitari. Finalmente si potrà davvero mettere la parola fine a quel far west di cui in questi anni abbiamo parlato spesso, si potrà chiudere un capitolo fatto di deregulation e abusivismo autorizzato da un Comune che, non modificando tariffe che erano state dichiarate illegittime, acconsentiva al mancato pagamento del tributo. In questi anni le casse comunali hanno perso circa 1 milione di euro annui, si è parlato di danno erariale, l’ex dirigente al Patrimonio Natale Castronovo più volte aveva messo nero su bianco la necessità di modificare al più presto quel regolamento. Ma c’è voluto tempo, nonostante la soluzione fosse a portata di mano già da parecchio tempo.

Oggi pomeriggio 26 consiglieri presenti in aula hanno discusso e votato questa delibera che risale addirittura a quasi un anno fa. Con 18 voti favorevoli e 8 astenuti, l’aula ha modificato il regolamento sull’occupazione suolo pubblico attualmente in vigore. Si tratta del contestatissimo regolamento del 2011, lo stesso che ha fatto impazzire commercianti ed esercenti per le tariffe stellari che chiede Palazzo Zanca.

Nel provvedimento la giunta segue esattamente la linea dettata dalla sentenza del Cga del 9 luglio 2015 che cassava totalmente la parte del regolamento Cosap del 2011, all’articolo 4 comma 4, che stabiliva che per calcolare il canone di occupazione suolo per gli impianti si debbano tenere in considerazione i metri lineari della proiezione a terra piuttosto che i metri quadrati che effettivamente quantificano l’area occupata. Con questa modifica si torna ai metri quadrati e si fissa a 1,4 il coefficiente previsto per calcolare le tariffe dell’impiantistica pubblicitaria.

Prima il Tar di Catania e poi il Cga avevano infatti dichiarato illegittima la parte di regolamento Cosap che definisce criteri e tariffe per la concessione di suolo pubblico destinato all’impiantistica pubblicitaria. Il risultato è stato che per quattro anni, nel settore degli impianti, nessuno ha pagato più la concessione perché il Comune non poteva richiedere alcun canone. Adesso invece si può ricominciare. E contestualmente dovrebbe partire anche un’operazione di recupero dei crediti pregressi, avvalorata anche da un emendamento votato in aula e proposto dal consigliere Peppuccio Santalco mirato a non autorizzare nuove concessioni a soggetti che non hanno pagato il pregresso.

In aula l’assessore Enzo Cuzzola, quinto assessore al Patrimonio dopo Filippo Cucinotta, Guido Signorino, Sebastiano Pino e Luca Eller, ha spiegato che era urgente votare al più presto queste modifiche per varie ragioni: «Bisogna colmare il vuoto normativo, non arrecare ulteriore danno erariale, c’è l’esigenza di risorse necessarie al bilancio e al piano di riequilibrio, ma soprattutto dobbiamo tornare a garantire equità fiscale perché se c’è un soggetto che non paga le imposte ce ne sarà un altro che deve pagarle per lui. Mi spiace se si è perso tempo per conto dell’amministrazione».

E in effetti il tempo perso è stato troppo. Come ha sottolineato Piero Adamo, che in questi anni si è battuto duramente con il collega Gino Sturniolo sul fronte degli impianti pubblicitari, “finalmente oggi si è messa la parola fine ad un vuoto che ha procurato grave nocumento alle casse del Comune”.

La prossima sfida sarà l’intero regolamento sul suolo pubblico.

Francesca Stornante

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