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La Camera dice sì all’arresto di Genovese: 371 sì e 39 no

Rosaria Brancato

La Camera dice sì all’arresto di Genovese: 371 sì e 39 no

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giovedì 15 Maggio 2014 - 18:17

Dopo due ore di dibattito la Camera ha detto sì all'arresto di Francantonio Genovese, accusato di associazione a delinquere, peculato, truffa, falso in bilancio e riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta Corsi d'oro. Su 410 votanti i sì sono stati 371, mentre 39 i contrari. Ma l'Assemblea oggi è stata anche il terreno di scontro elettorale tra Pd e M5S.

La Camera dice sì all’arresto di Francantonio Genovese,accusato di associazione a delinquere,peculato, truffa, falso in bilancio e riciclaggio nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta Corsi d’oro sulla Formazione.

Poco prima delle 18.30, dopo due ore di seduta, la votazione: 410 votanti, 371 sì, 39 no all’arresto. In due ore si è chiuso un capitolo iniziato il 18 marzo, con la richiesta d’arresto presentata dalla Procura di Messina, meno di due mesi, un tempo finora mai registrato dal Parlamento.

Lo scontro elettorale tra Renzi e Grillo si è spostato nell’Aula della Camera e si è giocato tutto sul caso Genovese, in una guerra mediatica e indissolubilmente legata alla campagna per le Europee.

Anche negli interventi dell’Assemblea lo scontro, a tratti acceso, è stato tra gli esponenti del Pd e quelli del M5S, nonostante entrambi i partiti abbiano votato allo stesso modo. Ma in un certo senso sono stati i 5Stelle a “spingere” il Pd ad uscire allo scoperto ed a fare quanto, in altre condizioni e soprattutto in un altro periodo, non a ridosso del voto, non avrebbero mai fatto.

Del resto, se fosse stato per il Pd, il voto sarebbe potuto slittare al dopo Europee e i tentativi per rinviarlo ci sono stati tutti, sin dalle fasi della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Un esponente del Pd, mister 20 mila preferenze, candidato alle Politiche nonostante le polemiche (si era già nel febbraio 2013) che lo volevano tra gli “impresentabili”, per il quale la Procura chiede l’arresto, diventa un boomerang per l’immagine di un partito che vede nelle Europee il banco di prova per il governo. Renzi si gioca la faccia e il caso Genovese qualche ruga gliel’ha fatta venire. Ma il pressing del M5S e le durissime parole dello stesso Grillo nella giornata di ieri “Intervenga la polizia, il Pd vuole salvarlo”, quando sia il Pd che Sel hanno tentato un rinvio del voto, hanno spinto Renzi ad accelerare.

Così in tarda mattinata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso: votazione alle 16.30 e con voto palese. L’obiettivo del Pd è quello di evitare imboscate e franchi tiratori sia tra i suoi, in casa, che tra quanti, ad esempio tra i 5Stelle, avrebbero potuto col voto segreto, salvare Genovese per fare passare i Democratici come i salva-casta.

Ad aprire i lavori è stato il relatore, Franco Vazio, Pd, che ha sintetizzato sia il lavoro della Giunta per le autorizzazioni a procedere che le richieste dei magistrati.

“In Giunta sono arrivati 16 faldoni di ordinanza, 350 pagine di provvedimento, 4 memorie difensive ed altri documenti– ha spiegato- Nessuno di noi ha perso tempo, era doveroso esaminare la mole di documentazione. Del resto la richiesta è del 18 marzo, e la Giunta si è espressa il 7 maggio. Nessuna determinazione assunta dalla Giunta può sostituirsi all'accertamento delle eventuali responsabilità penali nelle sedi opportune. Non è infatti competenza dell'organo parlamentare sviluppare un giudizio sulla fondatezza delle accuse e sulla colpevolezza o innocenza del deputato oggetto di indagine. Alla Giunta non spettava alcuna forma di giudizio parallelo rispetto a quello che si svolge nelle aule giudiziarie. All'organo parlamentare compete solo di valutare se sia ravvisabile o meno il fumus persecutionis e in questo senso la Giunta ha concluso i propri lavori”.

I relatori di minoranza, quelli cioè a favore di Genovese non si sono presentati, ma negli interventi per le dichiarazioni di voto gli esponenti del Ncd, Forza Italia, Gruppo Misto, Psi, Scelta Civica, Per l’Italia e Lega hanno spiegato perché votare no all’arresto. Gran parte degli interventi ha posto l’accento sul clima da campagna elettorale che ha influenzato i tempi del voto e le modalità, voto palese piuttosto che segreto.

“Farci votare in piena campagna elettorale sotto la pressione dell’opinione pubblica- ha detto Franco Bruno, gruppo misto- è solo un tributo ai forcaioli e manettai professionisti”, e rincara Pia Elda Locatelli, Psi-misto “La vicenda è stata strumentalizzata per fini elettorali. Voi volete Genovese in pasto alle belve, noi al momento del voto lasceremo il Colosseo”, così come Gea Schirò, Per l’Italia “Genovese si sarebbe dovuto dimettere per senso delle istituzioni, ma noi ci siamo sottoposti masochisticamente alla macchina mediatica”, o Maurizio Bianconi Forza Italia “Siccome il sangue deve sgorgare nell’arena abbiamo rinunciato persino all’ultimo baluardo, il voto segreto. Ma il controllo vero doveva farlo il Pd. Messina non è New York, si conosceva benissimo l’esistenza di questo sistema, eppure il Pd lo ha candidato lo stesso”.

Sul fronte opposto Sel, con Daniele Farina che non ha risparmiato critiche al Pd, “Stiamo assistendo in questi giorni al riemergere di meccanismi di corruttela mai scomparsi, non possiamo affidare solo alla magistratura il compito di attivare gli anticorpi. E’ un compito che spetta alla politica. Il Pd aveva sin dal momento della preparazione delle liste tutti gli elementi per evitare di arrivare a questo giorno”.

Ma lo scontro più forte, i toni più duri non sono stati tra i favorevoli e i contrari all’arresto, quanto tra M5S e Pd.

Giulia Grillo, M5S, con la stessa determinazione dimsotrata nelle riunioni di Giunta, ha sottolineato la gravità dei reati contestati “E’ questa la concezione della formazione che vogliamo? Lucrare su tutto, dai fitti ai noleggi persino delle tastiere con i nostri soldi? Quelle fatture gonfiate poi alla Regione in tanti hanno fatto finta di non vederle. Genovese è figlio d’arte, figlio di senatore, nipote di ministro, ma i reati vanno dalla truffa al riciclaggio. Sono reati gravi”.

Ad aprire i fuochi ci ha pensato il messinese Francesco D’Uva che dopo aver ricordato la figura di Genovese socio dei Franza, in quella società di traghettamento in monopolio di fatto che aumenta a piacimento i prezzi ha poi sferrato il colpo: “Chiedo ai colleghi: ma il Pd sapeva della parentopoli o ha scoperto tutto il 18 marzo? La verità è che il Pd sapeva ma mister 20 mila preferenze faceva comodo per un dignitoso risultato elettorale in Sicilia. E ora il Pd, con la stampella di Sel ha fatto di tutto per far rinviare il voto. Vi sarebbe piaciuto, destra e sinistra, stringervi le mani e fare accordi. Ma la musica è cambiata, non c’è più spazio per l’ipocrisia e i finti moralismi. C’è un’altra politica. Le manette per lui non sono nulla se paragonate alle manette che per decenni politici corrotti hanno messo alla Sicilia”.

Stessi toni decisi per un altro messinese, Alessio Villarosa: “Ci sono 5 milioni di siciliani che vi stanno guardando e si aspettano un comportamento dignitoso. In altri Paesi ci si dimette per una tesi di laurea copiata. Ho pianto da siciliano costretto a studiare e lavorare altrove perché tutte le risorse finiscono nelle mani sbagliate. Gli ultimi due presidenti della Sicilia, Cuffaro e Lombardo sono finiti indagati per mafia. Ma i miei eroi sono Falcone e Borsellino e voi dovreste vergognarvi perché non avete rispetto. Borsellino diceva: un politico non deve solo essere onesto, deve anche sembrare onesto”.

Tra proteste e fischi è arrivata la replica da Anna Russomando Pd “Non accettiamo lezioni di morale da nessuno, noi siamo il partito di La Torre” e di Rosy Bindi “Falcone e Borsellino appartengono all’Italia e all’Europa”. La Russomando ha poi chiarito che il Pd avrebbe votato sì all’arresto perché non sussistono i presupposti del fumus persecutionis “e la scelta della misura cautelare, se cioè domiciliari o meno, non può in alcun modo essere la discriminante fondamentale se autorizzare o meno la richiesta della Procura”.

L’Assemblea si è espressa con voto palese, con 371 sì e 39 no, un voto quindi netto.

Sono 6 i deputati del Pd che hanno votato No alla richiesta di arresto. Sono Maria Amato, Giuseppe Fioroni, Tommaso Ginoble, Gero Grassi, Maria Gaetana Greco e la messinese Maria Tindara Gullo. Si è astenuta Paola Bragantini. Sono invece 13 i deputati Pd in missione e 33 quelli che non hanno partecipato al voto.

Rosaria Brancato

2 commenti

  1. FORSE ORA E VERO CHE LA GIUSTIZIA FUNZIONA, DITE SE LA LEGALITA’ E UGUALE PER TUTTI HO NO…
    CHI xxxxxx VA HO NO IN GALERA, ….
    CHI FA LOSCIPPO VA’ HARESTATO E CHI xxxxxx DELLA COLLETTIVITA DEVE STARE LIBERO???????

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  2. FORSE ORA E VERO CHE LA GIUSTIZIA FUNZIONA, DITE SE LA LEGALITA’ E UGUALE PER TUTTI HO NO…
    CHI xxxxxx VA HO NO IN GALERA, ….
    CHI FA LOSCIPPO VA’ HARESTATO E CHI xxxxxx DELLA COLLETTIVITA DEVE STARE LIBERO???????

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