Sotto accusa i livelli di assistenza sanitaria alle Eolie e i mancati approfondimenti diagnostici
MESSINA – Anche per la Procura generale di Messina Lorenza Famularo è morta per la sanità negata agli isolani. Così arriva la svolta nell’indagine sul caso della 22enne morta nel 2020 e diventata simbolo della battaglia degli eoliani per salvare l’ospedale di Lipari e l’assistenza nelle isole minori in generale. Il procuratore generale Giuseppe Costa ha spiccato 7 avvisi di garanzia e chiesto l’incidente probatorio per passare al rigoroso vaglio scientifico tutti gli elementi che servono a stabilire, una volta per tutte, se la giovane potesse essere salvata, come appunto ipotizzano gli inquirenti.
Gli indagati
Che la ipotesi della Procura sia questa lo si evince anche dagli stessi nomi degli indagati, oltre che da quello che scrive chiaramente il PG Costa. Insieme ai camici bianchi che si sono occupati e hanno visitato Lorenza, ci sono infatti anche i responsabili, a vario titolo, della assistenza sanitaria alle Eolie. A cominciare dal direttore generale dell’Asp Messina Paolo La Paglia, poi Antonino Casilli, Giuseppe Antonio Cannata, Angelica Concetta Sequienza, Giovanni Noto, Sergio Crosca e Vincenzo Compagno.
La lotta per la sanità delle isole
Una svolta attesa, per la famiglia di Lorenza che assistita dagli avvocati Vincenzo La Cava e Nunzio Rosso, ha lottato strenuamente in questi tre anni per fare luce sulla vicenda, opponendosi alla prima richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Barcellona. Le tesi dei consulenti non hanno infatti convinto i Famularo, e a quanto pare neppure la Procura generale che, dopo aver avocato il fascicolo e chiesto nuove indagini alla sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri, si sofferma sull’operato dei primi accertatori medico-legali, non condividendone le conclusioni: l’embolia di Lorenza non era affatto impossibile da diagnosticare. Da qui la richiesta di incidente probatorio, che servirà a fissare una volta per tutte questi elementi.
Non si può morire di sanità
“L’isolana Lorenza Famularo non doveva morire, soprattutto non doveva morire di sanità – scrive chiaramente il Procuratore generale sottolineando le condizioni critiche delle strutture assistenziali delle isole e la mancanza di una accurata diagnosi – in un periodo storico unico, connotato dalla virulenza pandemia, nella quale proprio le evidenze e sintomatologie del virus erano caratterizzate da aggressioni al sistema respiratorio e all’apparato polmonare e che nel caso di Lorenza avrebbero dovuto giustificare vieppiù le più accurate e approfondite cautele diagnostiche”. Agli atti del fascicolo, anche le conclusioni dei consulenti depositate nel processo civile legato a questo caso.
