Narcotraffico da Africo a Messina, sentenza dell'operazione Scipione

Narcotraffico da Africo a Messina, sentenza dell’operazione Scipione

Alessandra Serio

Narcotraffico da Africo a Messina, sentenza dell’operazione Scipione

giovedì 01 Febbraio 2024 - 06:55

Tutti i nomi e le condanne dopo il blitz anti droga dei Carabinieri del 2020

MESSINA – Si è chiuso con la conferma di 10 condanne ma con molti “ritocchi” del verdetto complessivo il processo d’appello bis dell’operazione Scipione, la maxi inchiesta dei Carabinieri sul traffico di droga tra Messina e la Calabria, dove i fornitori erano in particolare il potente clan dei Morabito di Africo.

La sentenza d’appello

I giudici di secondo grado di Messina hanno ricalcolato la pena per:  Santo Chiara a 8 anni, Stellario Brigandì a 11 anni e 8 mesi, Salvatore Favasuli 8 anni e 8 mesi, Giovanni Morabito 8 anni, Stefano Marchese 1 anni e 2 mesi. Conferma del verdetto di primo grado, invece, per Giuseppe Selvaggio, Costantino Favasuli, Fortunato Calabrò, Angelo Albarino e Giovanni Bonanno.

Il processo era già stato definito in appello ma a luglio scorso la IV sezione della Corte di Cassazione ha annullato le condanne di secondo grado per Albarino, Brigandì, Calabrò, Chiara, Stefano Marchese,  Selvaggio e Bonnanno, Giovanni Morabito e i fratelli Salvatore e Costantino Favasuli, disponendo il rinvio ai giudici per ridefinire appunto il verdetto: in particolare i giudici sono stati chiamati a riconsiderare l’applicazione delle attenuanti generiche e, per qualcuno degli imputati, l’effettiva appartenenza all’associazione mafiosa.

Hanno difeso gli avvocati Salvatore Silvestro, Carlo Autru Ryolo, Antonello Scordo, Fabio Schembri del Foro di Milano e Antonio Di Cicco per i collaboratori di giustizia.

L’operazione Scipione

L’operazione dei Carabinieri scattò nel 2020 con 19 arresti e svelò un intenso traffico di droga con gli uomini di Giovanni Morabito detto “Ringo”, nipote di U Tiradrittu e tristemente famoso in città per aver sparato in volto alla sorella, nel 2006 rea soltanto di aver una relazione con un impiegato di Questura a Messina ed essere diventata madre.

Più di uno i referenti dei calabresi, tra i quali Giuseppe Selvaggio, che poi si pente e conferma tutto agli investigatori. I carabinieri del Reparto Operativo sapevano già tutto: avevano piazzato delle preziose cimici e telecamere fuori dalla sua abitazione di Santa Lucia sopra Contesse, filmando le consegne dei calabresi. Molto intenso il traffico, dalla consegna e lo spaccio, anche in una centralissima panineria di via Cesare Battisti, vicino l’Università.

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