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“Non siamo noi il Coronavirus”: l’appello di Enzo contro la fuga dai ristoranti cinesi di Messina

Emanuela Giorgianni

“Non siamo noi il Coronavirus”: l’appello di Enzo contro la fuga dai ristoranti cinesi di Messina

giovedì 06 Febbraio 2020 - 07:06
“Non siamo noi il Coronavirus”: l’appello di Enzo contro la fuga dai ristoranti cinesi di Messina

Enzo è un apprezzato ristoratore di Messina che ha visto azzerarsi totalmente la sua clientela nell’ultimo periodo. Si appella alla cittadinanza per sfatare pregiudizi ed erronee paure su un virus di cui molto si parla ma, forse, non altrettanto si conosce.

Il fine settimana si avvicina e pone una questione annosa e profondamente complessa per il cittadino messinese: “si esce, ma dove ceniamo”? Sicuramente l’impossibile dilemma ha un’alternativa in meno in questi giorni. Vade retro ristoranti cinesi! Causa: il Coronavirus.

Coronavirus. Se ne parla continuamente, ciascuno dà la sua sentenza, ogni giorno nuova e diversa, ma conosciamo davvero la realtà del virus che tanto ci spaventa?

Pandemia? Malattia mortale? L’assenza di una effettiva consapevolezza alimenta pregiudizi e paure infondate mentre il terrore imperversa ovunque nel mondo. Tale allarmismo incentiva, facilmente, razzismo e preconcetti, giustificando discriminazioni ed isolamento.

Primi fra tutti a sentirne il peso sono, ovviamente, i cittadini cinesi, tanti dei quali lavorano e vivono nella nostra città da anni. Un esempio veramente scioccante ma significativo è la fuga dai ristoranti cinesi, ovunque nel territorio italiano. Prenotazioni che diminuisco precipitosamente da un giorno all’altro. E il tutto determinato da false credenze.

Questo è segno di una paura che non ha motivo di esistere. Non si tratta di sminuire il problema o non affrontarlo con le adeguate precauzioni ma, semplicemente, di conoscerlo, sfatando falsi miti.

Cos’è il Coronavirus?

Un virus facente parte della famiglia di virus a RNA. È la stessa famiglia di infezioni della Sars, il virus che scoppiò in Cina nel 2002. Il ceppo virale causa dell’epidemia del Wuhan è il Coronavirus 2019-nCoV, decisamente meno aggressivo, che potrebbe essersi mutato e trasmesso dagli animali (serpenti e pipistrelli) agli uomini. Viene così chiamato per le punte a forma di corona presenti sulla sua superficie.

Che sintomi provoca?

I sintomi sono quelli classici dell’influenza, tosse, febbre, respiro corto e, nel 15% dei casi, dispnea. I casi di infezione grave comportano, invece, complicazioni quali polmonite, insufficienza renale acuta e leucopenia (un’anomala riduzione dei globuli bianchi nel sangue con possibile insorgenza di superinfezioni). Ma ¼ dei pazienti con infezione grave era precedentemente affetto da patologie croniche (cardiopatie, diabete mellito, ecc.). Il periodo di incubazione della malattia va dai 2 ai 10 giorni dall’esposizione.

Gli unici due casi confermati in Italia sono quelli della coppia di turisti cinesi ricoverata all’ospedale Spallanzani di Roma, i quali hanno avuto un aggravamento a causa di una insufficienza respiratoria, rendendo necessario un supporto respiratorio in terapia intensiva.

Come si contagia?

Il virus si trasmette per via aerea, tramite particelle aeree e contatto stretto, ma non presenta un tasso di contagiosità elevato. Come una normale influenza una persona ne può infettare due o tre, nettamente meno di altre malattie (il morbillo, per esempio, arriva ad un contagio di 18 persone). Solo tramite via aerea, nulla a che vedere con il cibo quindi! La sua rapidissima diffusione deriva dal contesto popoloso della megalopoli di Wuhan in cui è nato.

È un’epidemia che merita attenzione, precauzione e controllo costante, un’emergenza globale ma non una pandemia, come dichiarato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), non è una crisi internazionale.

Come prevenire il contagio?

Non servono mascherine o guanti, basta rispettare le normali regole di igiene: lavarsi le mani di frequente e accuratamente, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si stranutisce, evitare di toccarsi la bocca e gli occhi con le mani.

Vanno, poi, evitati i viaggi nelle zone a rischio e il contatto con chi presenta i sintomi dopo esserci stato.

Che possibilità ci sono di morire?

La mortalità è stimata solo intorno al 2%. Su 100 malati ne muoiono due. Una normale influenza arriva al 5%. A morire sono stati per lo più pazienti già debilitati fisicamente.

Come si cura?

Essendo un’infezione virale non si cura tramite antibiotici. Nella maggior parte dei casi è sufficiente un attento monitoraggio e una terapia sintomatica con antinfiammatori, idratazione e riposo a letto. Nei casi più gravi può essere necessaria la ventilazione assistita e il ricovero in unità di terapia intensiva. Il ricovero ospedaliero dura dai 10 e 20 giorni.

Moltissimi scienziati da tutte le parti del mondo stanno lavorando ad una cura ed un vaccino efficace. In Cina trasformano in brevissimo tempo strutture di tipo diverso in ospedali. In Wuhan in 10 giorni hanno completato la costruzione di un nuovo ospedale con un migliaio di posti letto.

Meno, quindi, di un’influenza. Un virus curabile e trasmissibile solo per vie aeree, non con il cibo, anche se crudo, non con pacchi provenienti dalla Cina. L’allerta massima richiesta dall’autorità sanitaria per l’emergenza globale è una misura preventiva per evitare il contagio, non il risultato del numero di contagi; non deve generare paure infondate, preconcetti o inutili discriminazioni. Il vero motivo per cui il coronavirus fa paura è il non conoscerlo. È ciò che difende Enzo, apprezzato ristoratore, da trent’anni in Italia, con 2 ristoranti cinesi a Messina ed uno a Reggio. 33 dipendenti a Messina, 12 a Reggio, molti dei quali italiani, messinesi. Difende la qualità dei suoi prodotti e la professionalità del suo lavoro.

L’intervista

È in Italia da 30 anni, qual è la sua storia e quella dei suoi ristoranti?

“Arrivo in Italia 30 anni fa, quando c’erano, già, i miei genitori. L’Italia è stata da subito casa per me. Con mio padre, nel 1995, apriamo il primo ristorante a Reggio; nel 1998 qui a Messina e sempre con la massima professionalità. Tutti i nostri prodotti arrivano dall’Italia o dai paesi europei, scelgo soltanto materie prime di ottima qualità. La carne è italiana, il pesce è italiano, la farina è italiana; non mangiamo mica i pipistrelli!”

Quanto ha visto diminuire la clientela da quando è scoppiato l’allarme Coronavirus? La situazione sta peggiorando?

“Va a peggiorare continuamente e sempre di più. La clientela non è soltanto diminuita, si è improvvisamente azzerata, tutto è cambiato da un giorno all’altro”.

Cosa pensa del Coronavirus e come crede che possiamo combattere la paura e il pregiudizio?

“Con l’informazione. Come tutti voi avete paura così ne abbiamo noi e moltissima. Ma bisogna rendersi conto che il virus si contagia soltanto per via aeree o con lo stretto contatto con chi viene dalle zone a rischio. Tutti noi non vediamo la Cina da lunghissimo tempo, non siamo stati in contatto con amici o parenti provenienti da lì e godiamo di ottima salute. Non bisogna aver paura in generale, ci sono tantissimi controlli aerei, gli asiatici presenti in Italia sono sani e ci stanno da tempo, altrimenti verrebbero bloccati prima di entrare. E, così, non bisogna aver paura dei miei prodotti, tutti europei ed italiani”.

Cosa vorrebbe dire ai cittadini messinesi?

“Non abbiate paura di noi, non guardateci con occhio diverso, ci osservano come se fossimo noi il virus e fa male davvero. Siamo uguali, abbiamo le stesse paure e amiamo allo stesso modo questa terra. Non vengo in Italia solo per lavorare, io sono a casa mia, esattamente come tutti voi. Questi atteggiamenti non hanno ragion d’essere, rischiano di essere esclusivamente una giustificazione al razzismo”.

Cercare un capro espiatorio non risolve il problema, non annienta la paura, anzi, la aizza. Amanti del cibo cinese, non temete! Potete serenamente prenotare i prossimi pranzi o cene dal signor Enzo.

La diffidenza e il pregiudizio uccidono. Molto più del Coronavirus, e in maniera decisamente più contagiosa. Proteggiamoci da questi.

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