"Non solo femminicidi. I numeri che riguardano le violenze sugli uomini" - Tempo Stretto

“Non solo femminicidi. I numeri che riguardano le violenze sugli uomini”

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“Non solo femminicidi. I numeri che riguardano le violenze sugli uomini”

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mercoledì 12 Giugno 2019 - 08:00
“Non solo femminicidi. I numeri che riguardano le violenze sugli uomini”

La riflessione di una lettrice su un fenomeno che viene spesso ignorato

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di una lettrice in merito alle diverse forme di violenza che riguardano gli uomini.

Spett.le Redazione,

chi scrive è una donna che vuole denunciare delle gravi ingiustizie perpetrate nei confronti degli uomini e dei padri.

Da qualche anno a questa parte si sente quotidianamente parlare del cosiddetto “femminicidio” mentre alcuni fenomeni analoghi che vedono vittime gli uomini non vengono considerati. Direi allora di far parlare i numeri e le statistiche: di seguito riporto i risultati di alcuni studi sulla violenza femminile psicologica, fisica e sessuale.

Uomini che subiscono abusi dalle donne

I dati del Rapporto Eures sulle Caratteristiche e Profili di Rischio del Femminicidio del 2015 rilevano per il quinquennio 2010-2014 un totale di 923 vittime di omicidio avvenuto nel contesto familiare o di coppia: 578 femmine e 345 maschi. Quei 345 uomini non meritano forse la stessa attenzione delle donne?

Gli uomini italiani che hanno subìto abusi per mano femminile sono circa 3,8 milioni, e tra loro ogni anno più di 100 telefonano ai centri anti-violenza per denunciare casi di stalking o reati sessuali; nel 2014, gli abusi hanno riguardato il 39% dei ragazzi rispetto al 35% delle coetanee italiane (Dati Adnkronos, Pasquale Giuseppe Macrì e Centro Anti-Violenza Ankyra). 4 uomini su 10 tra scuola superiore e università sono stati costretti a rapporti non consensuali con coercizione verbale (31%), fisica (18%) o attraverso somministrazione di droghe (7%); nel 95% dei casi, le violenze o le molestie erano state perpetrate da donne (Dati American Psychological Association). Nel 2013 sono stati 1.498 i maltrattamenti in famiglia per mano femminile, e sono state 975 le denunce per stalking avanzate da uomini nei confronti di donne (Dati Questura di Milano).

Vogliamo parlare della violenza psicologica? Gli uomini intervistati dall’Università di Siena in collaborazione con l’A.N.F.I.riferiscono di minacce da parte di mogli e compagne di attentare all’incolumità dei figli (26,6%) e alla propria (32,4%), di recidere i legami con la prole (59,4%) e ridurre il partner sul lastrico (68,4%) in caso di divorzi e separazioni.

Suicidi di uomini separati

E a proposito di divorzi e separazioni: vogliamo parlare, poi, del tasso di suicidi di uomini separati? In Italia si parla di cifre che oscillerebbero tra i 100 e i 200 ogni anno, anche se non ci sono dati ufficiali proprio a causa del fatto che le nostre istituzioni non attribuiscono alcuna importanza a questo tragico fenomeno. Secondo uno studio del 2001 del Canadian Institute for Health Information, in Ontario si suicidano 800 uomini ogni anno, il 79% dei quali ha un’età media di 44 anni; dal report si evince che tra le due principali cause dietro questi suicidi maschili c’è la perdita della famiglia e dei figli a seguito di separazioni e divorzi.Il Dr. Paul Links, professore di Psichiatria e direttore degli studi sul suicidio all’Università di Toronto, riferisce che divorzi difficili e perdita dei figli rientrano tra le cause che conducono al suicidio. Gli uomini divorziati si suicidano 2 volte più spesso di quelli celibi o sposati e commettono il suicidio 8 volte più delle donne nella popolazione generale (Kposowa, A. (2000) “Marital status and suicide in the National Longitudinal Mortality Study”, Journal of Epidemiology and Community Health, 54, 254-261). Se questo non è un “maschicidio” e non è “una piaga sociale”, allora che cosa lo è?

La povertà dei padri separati

I padri italiani separati sono 4 milioni, il 46% dei quali vive in condizioni di indigenza (Dati Caritas); la legge non fa eccezioni per loro: se un uomo non versa all’ex-moglie l’assegno di mantenimento, a prescindere dalle proprie condizioni economiche, rischia la reclusione fino a un anno e una multa che va da 103 Euro fino a 1.032 Euro (Articolo 570 bis del codice penale in vigore dal 2018), mentre solo il 4% delle donne paga un assegno di mantenimento. Perché il dramma di quei papà separati che vedono la loro vita distrutta da una ex-moglie malevola (che, oltre a ridurli in povertà, molto spesso strappa via loro i figli con infami calunnie) non ha neanche lontanamente la stessa risonanza mediatica? Perché non vengono create leggi apposite in difesa di questi uomini e padri, come invece avviene nel caso delle donne?

Gli uomini subiscono in silenzio

Gli uomini che chiedono aiuto per le violenze subite sono solo la minoranza, infatti una costante che emerge dagli studi e dalle statistiche è la reticenza degli uomini non solo a denunciare questo tipo di abusi alle forze dell’ordine, ma anche a parlarne con familiari ed amici per il timore di non essere creduti o di venire derisi a causa di pregiudizi e stereotipi duri a morire. Perché chi potrebbe fare qualcosa in merito ritiene che questi uomini non abbiano lo stesso diritto delle donne di essere ascoltati, aiutati e sostenuti materialmente e psicologicamente?

Possibile, poi, che ogni volta che una donna commette reati gravi (come l’omicidio, ma non solo), anche nei confronti di un minore, l’opinione pubblica prenda sempre le sue parti con ogni tipo di giustificazione psicologica e psichiatrica, mentre se a commettere lo stesso reato è un uomo, questo subisce un vero e proprio linciaggio mediatico (e spesso prima ancora che sia stata dimostrata la sua colpevolezza)?

La pedofilia femminile

Bisognerebbe informarsi meglio anche sulla pedofilia femminile, una piaga di cui la maggioranza delle persone ignora perfino l’esistenza. Solo per far avere un’idea: Childline, l’equivalente inglese del nostro Telefono Azzurro, ha registrato un aumento del 132% di denunce per aggressione sessuale femminile. I neonati violati da donne sono in aumento allarmante (Dati Associazione Meter di Don Fortunato Noto). La BBC ha addirittura dedicato al tema un intero documentario, intitolato “The Ultimate Taboo: Child Sexual Abuse by Women” (“L’ultimo tabù: abusi sessuali su bambini commessi da donne”).

“Non una di meno”? E allora anche “non uno di meno”, uomo, anziano o bambino, perché la violenza non conosce “genere”! La violenza è sempre violenza, a prescindere che a perpetrarla sia un uomo o una donna, e va condannata in quanto tale!

Annalisa Striglioni

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8 commenti

  1. DIMENTICATE IN QUESTO ARTICOLO TUTTI GLI UOMINI CHE PERDONO IL LAVORO…DIVENTANO CANI AL GUINZAGLIO DELLE MOGLI/COMPAGNE CHE LAVORANO, UNA TRAGEDIA ED UNA BOMBA PRONTA AD ESPLODERE..VEDETE NON E’ QUESTIONE UOMO/DONNA, MA DI VALORI. SPETT.LE REDAZIONE SAPPIATE CHE QUESTI ARTICOLI SONO SCOMODI….PERCHE’ LA VERITA’ E BRUTTA DA DIRE E DA SCRIVERE… COMPLIMENTI PER IL CORAGGIO!

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  2. Brava sei stata coraggiosa se ne dovrebbe parlare di più

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    1. Chi meglio di me può condividere questo articolo.Lo vivo sulla mia pelle.Ho un figlio al quale l’ex moglie è riuscita a far dimenticare la propria figlia.

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    2. ma siete seri/e?

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  3. Finalmente qualcuno che tira fuori dei numeri specchio della nostra società; è troppo comodo dipingerla come una società maschilista, oggi purtroppo ci sono numerose forme di violenza (ed io mi riferisco in particolare a quella psicologica, la più subdola) che certe donne commettono quotidianamente ai danni dei loro partner o dei suoi familiari, per svariati motivi ma spesso con un unico fine: destabilizzare il ruolo genitoriale del padre/marito e creare attorno a lui terra bruciata, anche e volentieri colpendo i suoi affetti e portandolo ad uno stato simil-depressivo in grado di rovinare l’esistenza.
    Complimenti a questa signora che ha avutola pazienza di reperire tutti questi dati che, sinceramente, non credevo fossero così significativi numericamente. Bisognerebbe che anche i giudici, nel valutare le tante cause di separazione, prendessero più in considerazione questi aspetti di quanto non lo facciano oggi, in nome di una giustizia che deve tutelare le vere vittime e non deve invece essere solo “gradita” ai mezzi di comunicazione per fare sempre dell’uomo carne da macello.
    Ovviamente nessuno nega che anche l’uomo commetta violenze, forse più di natura fisica ma altrettanto gravi, ma – come termina la redattrice della lettera – “la violenza non conosce genere! La violenza è sempre violenza, a prescindere che a perpetrarla sia un uomo o una donna, e va condannata in quanto tale”.
    Speriamo ci siano sempre più spunti ed occasioni affinchè la verità esca sempre più allo scoperto, anche se le violenze che non sono fisiche spesso non vengono nemmeno denunciate dall’uomo, perché questi sa la difficoltà a cui va incontro nel dover dimostrare certi atteggiamenti vessatori quotidiani e nella quasi certezza di non essere nemmeno creduto.

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  4. CONDIVIDO PIENAMENTE .

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  5. Stefano Schiavon 22 Giugno 2019 13:54

    Gentile Annalisa, la ringrazio davvero tanto per questo articolo. C’è ne fossero come Lei. Mi chiedo, ha provato ad inviare lo stesso articolo a Repubblica, il Corriere, la Stampa, il messaggero,… ? Sarebbe importante raggiungere la stampa nazionale, anche se presumo che non sarà interessata….. Sa per questi giornali-organi di propaganda l’uguaglianza, i diritti, etc si invocano sempre e solo dalla parte che fa comodo.

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    1. Gentile Stefano,
      tra maggio e giugno ho inviato questa lettera a tutti i principali giornali nazionali (compresi tutti quelli da lei citati), a vari giornali locali e ho provato anche con alcuni settimanali (tipo “Oggi”, “Vanity Fair”, ecc.), per un totale di quasi un centinaio di testate. Ad oggi, solo 4 di questi giornali hanno mostrato interesse per l’articolo e soltanto 2 l’hanno poi effettivamente pubblicato: Tempostretto della signora Brancato e l’Unione Sarda. Purtroppo è evidente che nel sistema in cui viviamo la verità interessa a ben poche persone.

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