Omicidio a Rogoredo, Alì Terme sotto choc dopo l'arresto di Carmelo Cinturrino

Omicidio a Rogoredo, Alì Terme sotto choc dopo l’arresto di Carmelo Cinturrino

Alessandra Serio

Omicidio a Rogoredo, Alì Terme sotto choc dopo l’arresto di Carmelo Cinturrino

lunedì 23 Febbraio 2026 - 23:03

L'agente 41enne è originario del centro jonico, dove la comunità si è stretta intorno ai genitori

Messina – Incredulità e dolore ad Alì Terme, dopo l’arresto del poliziotto Carmelo Cinturrino per l’omicidio di Rogoredo. La famiglia dell’agente 41enne è infatti originaria del centro jonico del messinese. Qui tutti conoscono i genitori e li stimano, non hanno voglia di sbilanciarsi ma tutti hanno pensato ai familiari, a quel che possono aver provato, quando hanno scoperto gli scioccanti fatti che hanno portato al fermo dell’agente per l’uccisione di Abderrahim Mansouri. Il 28enne, marocchino disarmato, è stato ucciso lo scorso 26 gennaio.

Ad Alì Carmelo manca da molti anni, qui lo ricordano bambino, un bambino educato e tranquillo. Tra i concittadini c’è quindi tanto senso di smarrimento ma soprattutto di vicinanza ai genitori appunto.

La ricostruzione della Procura

Per l’agente le accuse sono omicidio volontario, rischio di inquinamento probatorio e pericolosità sociale. La ricostruzione della Procura – a lavoro sul caso ci sono il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola – ipotizza che Cinturrino ha sparato a Mansouri quando il giovane era disarmato. Solo successivamente, e dopo aver mandato un collega a prendere uno zaino al commissariato, l’agente avrebbe posizionato accanto al corpo una pistola giocattolo, per simulare la minaccia.

Un drammatico retroscena

Durante i drammatici minuti successivi al colpo, Mansouri era ancora vivo, ma Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi né informato immediatamente la centrale operativa. Il primo contatto con la Questura è avvenuto solo dopo 23 minuti, un ritardo fatale per la vittima. Indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso alcuni colleghi di Cinturrino. L’elemento più inquietante è però il movente ora al vaglio degli investigatori. L’ipotesi è infatti che l’agente “taglieggiasse” regolarmente lo spacciatore.

5 commenti

  1. Indagare non significa rinviare a giudizio ma solo cominciare ad accettare i fatti.
    Non sappiamo come si svilupperà questo caso, ma sappiamo che non si possono esprimere pareri basati su titoli di giornale o insinuare, peggio ancora che le indagini siano inutili o addirittura uno strumento che la magistratura utilizza in modo pregiudiziale.
    Piuttosto servono a comprendere se vi siano i presupposti per un processo.
    Presupposti che non possono essere dedotti dai titoli di giornale come pretenderebbe taluna politica da strapazzo.
    Comprendere l’importanza di queste procedure basterebbe di per sé a ridimensionare alcuni nostri rappresentanti in parlamento che troverebbero di certo migliore collocazione come parcheggiatori abusivi piuttosto che fra gli scanni del parlamento.

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  2. Da quello che si legge dai giornali, gli elementi a sostegno dell’arresto dell’agente sono impressionanti.
    Ovviamente bisognerà attendere fino a sentenza definitiva, prima che i giudizi di chiunque di noi possano trovare fondamento.
    Occorre constatare che la necessità di attendere la sentenza definitiva non è stata avvertita, nei primi giorni immediatamente seguenti ai fatti, da molti rappresentanti politici.
    Ed è del tutto causale, naturalmente, che i giudizi un pò prematuri siano provenuti prevalentemente da una precisa parte politica.

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  3. Prima di emettere sentenze bisogna aspettare i tre gradi di giudizio, poi se ne parla, io sono col poliziotto.

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  4. Purtroppo non è il primo e manco sarà l’ultimo, se confermato in Tribunale….siamo in italia. Vi ricordate la banda della uno bianca? Tutte brave persone…..

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  5. Il signor nstwviva sta col poliziotto. Io starei con la vittima ma non posso perché purtroppo è morto.

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