Il rischio di ospedalizzazione registrato è un quinto rispetto a quello degli ammalati di Delta
Arrivano nuovi interessanti studi sulla nuova variante Omicron, che in Italia, come in altri paesi europei, sta diventando rapidamente dominante sulle altre. I primi studi scientifici disponibili evidenziano come il tasso di letalità della nuova variante, registrato in Sudafrica, e in altri piccoli Stati dell’Africa australe, con un tasso di vaccinazione poco sopra il 25% della popolazione (altro che Italia), è pari allo 0,2% contro un equivalente del 2,5% – 4,0% della variante Delta, ancora massicciamente presente in Italia. Secondo il National Institute for Communicable Diseases sudafricano, il rischio di ospedalizzazione registrato è un quinto rispetto a quello degli ammalati di Delta e il calo potenziale degli ospedalizzati è stimato nell’ordine dell’80%.

Notizie incoraggianti pure dall’Università di Hong Kong
Una ricerca ancora più recente svolta dagli scienziati dell’Università di Hong Kong dimostra come Omicron tenda a infettare le alte vie respiratorie e assai meno il tessuto polmonare profondo, riducendo in modo radicale il rischio di polmoniti interstiziali con danni agli alveoli gravi o gravissimi registrati dal primo Covid e da Delta. Ciò spiegherebbe sia la sua bassa letalità, che la differente sintomatologia rispetto alla variante Delta. Insomma, da questi primi dati si possono iniziare a fare le prime valutazioni. Tenendo presente che in Italia la popolazione immunizzata, con almeno una o due dosi, è prossima in Italia al 90%, e che, pur venendo meno la copertura da contagio per chi si è immunizzato, il rischio di ospedalizzazione per i vaccinati sarebbe molto basso.
