Opera dei Pupi: storia e curiosità su Orlando - Tempostretto

Opera dei Pupi: storia e curiosità su Orlando

Daniele Ferrara

Opera dei Pupi: storia e curiosità su Orlando

lunedì 17 Giugno 2019 - 07:34

Proviamo a conoscere meglio la storia di uno dei protagonisti dell'opera dei Pupi

Strano che possa sembrare, per parlare di Orlando bisogna partire non con le sue gesta, ma con la morte: l’unico fatto accertato della sua vita. Anche perché a ogni personaggio storico è capitato almeno una volta nella vita di morire! Il testo più antico a parlare di Orlando, Conte Palatino e Prefetto di Bretagna, è proprio la Canzone di Orlando, che narra di come cadde in un agguato a Roncisvalle, in Guascogna, durante una campagna del re franco Carlo Magno in territorio dei califfi Omayyadi (778 d.C.); un fatto storico, che però il poema racconta reinterpretandolo in ideologia e fantasia.

Dopo la Canzone di Orlando, le opere letterarie dedicate a Orlando si sono successe rapidamente, una dopo l’altra, costituendo gran parte della Materia di Francia e riempiendo importanti pagine di letteratura francese prima e italiana poi. In Sicilia Orlando è soprattutto noto per essere il numero uno dell’Opera dei Pupi, attorno al quale ruotano buona parte dei drammi.

Scopriamo che Orlando è figlio di Berta, sorella di Carlomagno, e di Milone dei Chiaramonte, Siniscalco di Francia; per la relazione fra i due non voluta dal Re, Orlando dovette nascere e crescere in Italia con Berta esiliata, come un fanciullo di prodigiosa stazza, brillante di mente, con l’arte della guerra incanalata nel suo sangue. Quando sua madre ottenne il perdono dal re suo fratello, Orlando fu preso dallo zio fra i Paladini, il corpo d’élite costituito dai nobili più valorosi (i Conti Palatini, invero).

Orlando è un uomo buono, un puro a tutti gli effetti, perennemente proiettato verso le realtà spirituali e devoto alla causa imperiale dello zio; è rimasto strabico per il dispiacere da quando suo padre è stato ucciso, e non si congiungerà mai carnalmente con alcuna donna, nemmeno con la propria moglie.

Ci sono davvero molte differenze con suo cugino Rinaldo di Montalbano, figlio di Amone di Chiaramonte. Rinaldo è forte e valoroso quanto lui, ma è più bello, ribelle e libertino. Nonostante tutto, i due cugini sono leali e complici compagni nelle loro imprese; quando non litigano per amore o per qualche colpo di testa di Rinaldo, certo.

Spada di Orlando è la leggendaria Durlindana, regalatagli dallo zio Carlo. Ci sono varie versioni su questa spada sempre ammantata di mistero, ma quella sicuramente più suggestiva e significativa è quella che la dà la medesima spada di Ettore di Troia – l’invitto e puro principe anatolico che solo l’ira del terribile Achille poté abbattere –, sopravvissuta a due millennî di battaglie.

Orlando fra i Paladini è il migliore; compie imprese d’ogni genere che anche solo enumerare necessiterebbe di molti articoli, ma nulla di ciò che incontra nel corso della vita lo sconvolge più d’una sola: l’amore. Quando la principessa khitana Angelica giunge a Parigi dal suo regno nella lontana Cina settentrionale con l’occulto scopo d’irretire gl’invincibili Paladini di Francia e volgerli alla causa della nazione khitana, Orlando – ma così anche Rinaldo e altri paladini! – se ne innamora perdutamente al primo sguardo, diventando goffo e insicuro. Quando però si accorge che Angelica, che gli sfugge, amoreggia con il bel fante saraceno Medoro, Orlando esce completamente di senno e inizia a devastare tutto ciò che si trova attorno; e questo in piena guerra contro l’Imperatore d’Africa! Sarà l’altro cugino, Astolfo dell’Inghilterra, a volare sin sulla Luna per recuperare la sua ragione perduta e restituire Orlando alle schiere franche nella guerra contro i Saraceni.

Dietro molte delle disgrazie di Orlando c’è Gano, paladino più anziano e membro della casata di Magonza che da sempre ambisce a rovesciare Carlomagno e prendersi l’Impero. Gano è patrigno dell’eroe, essendosi sposato con Berta, e prova per lui un odio ingestibile. Sarà proprio lui ad accordarsi con il nemico perché venga tesa a Orlando una trappola al valico di Roncisvalle, ove il Paladino troverà la morte.

Di vicende potremmo aggiungerne all’infinito, se ne scrivessimo ancora, ma nessuna gloria potrà mai vincere il limite inesorabile già stabilito dal fato: qualunque cosa facciamo fare a Orlando nei nostri racconti, egli morirà comunque fra le urla e il sangue a Roncisvalle suonando impotente il corno, nella vana speranza che suo zio lo raggiunga prima della fine.

Daniele Ferrara

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Un commento

  1. La Rosa Carmelo 17 Giugno 2019 11:45

    Grazie

    0
    1

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