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Ecco le nuove leve del gruppo D’Amico di Barcellona. I misfatti svelati da due nuovi pentiti

Alessandra Serio

Ecco le nuove leve del gruppo D’Amico di Barcellona. I misfatti svelati da due nuovi pentiti

martedì 17 Novembre 2015 - 10:50
Ecco le nuove leve del gruppo D’Amico di Barcellona. I misfatti svelati da due nuovi pentiti

Le dichiarazioni di Franco Munafó e Alessio Alesci hanno permesso alla DDA di sgominare la banda dei giovanissimi che ha dato fuoco alla nave Eolo d'Oro e ha appiccato le fiamme per ritorsione a Villa Liga. Tutte le foto degli arrestati.

È lungo l'elenco delle accuse mosse nei confronti degli otto emergenti arrestati stamattina dai Carabinieri del Reparto Operativo e della Compagnia di Barcellona. Una sequela di accuse che dipingono una banda di giovani figli e "nipoti di" in grado di imporre il racket e il loro dominio con inaudita violenza.

Sono andati in carcere Giuseppe Ofria, 22 anni di Milazzo; Bartolo D'Amico, 27 anni; Marco "Balduccuio" Chiofalo (23 anni); Salvatore Chiofalo (27); Santino "Gigi" Benvenga (23); Tonino Biondo detto "palloncino" (40) e Carmelo Crisafulli (26). Le accuse – contestate a vario titolo, sono di estorsione, traffico di droga, porto abusivo d'arma, furto e incendio al fine di agevolare l'associazione mafiosa.

A permettere l'arresto del nuovo gruppo sono state le dichiarazioni di due nuovi pentiti. Si tratta di Franco Munafó, reggente del gruppo D'Amico dopo il pentimento dei fratelli Carmelo e Francesco D'amico, e Alessio Alesci. Il gruppo faceva capo proprio ad Alesci, ormai collaboratore di giustizia, ed al nipote Giuseppe Ofria, a suo figlio del pezzo da novanta di Salvatore Ofria.
I collaboratori hanno spiegato bene ai pm della Dda Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo – a lavoro coordinati dal procuratore capo Guido Lo Forte – come agiva il gruppo, occupato soprattutto a spacciare stupefacenti. Quando il gruppo incontrava ostacoli- come quando la guardianìa privata ha provato ad impedire a Ofria e i suoi di entrare nella discoteca Villa Liga – non esitavano a mettere in atto ritorsioni violente.
È per questo che è stato appiccato il fuoco al locale di Portorosa il 13 agosto 2014, hanno scoperto gli investigatori. Malgrado Ofria avesse pestato a sangue il bodyguard "reo" di averlo buttato fuori, il "bossetto" era assolutamente deciso a vendicarsi con maggiore forza: "A questo pezzo di merda gliela devo fare pagare, o gli brucio la macchina o gli sparo nella macchina". Alla fine la banda ha scelto un atto più eclatante così da dare un segnale pubblico di forza: "Sai che facciamo? La cosa migliore ce la prendiamo con il locale e gli facciamo vedere il segno del potere, loro si comportano così? Niente per nessuno. È così è stato. Si è organizzato e si è bruciato il locale", ha spiegato uno dei collaboratori.

Materialmente l'attentato fu poi eseguito da Santino Benvenga, Marco Chiofalo e Salvatore Chiofalo.
Il 3 dicembre 2014 è invece andata a fuoco la Eolo d'oro, la nave da 32 metri del gruppo Navisanl impiegata per le mini crociere alle Eolie. A deciderlo è stato un altro giovane emergente, il milazzese Giovanni Fiore, ansioso di mettersi in luce con i capi barcellonesi ma anche con la famiglia della sua fidanzata, direttamente concorrenti della famiglia Salamone, titolari della Navisal. Ai barcellonesi fu commissionato l'incendio, "pagato" 2 mila euro più il costo dei 200 litri di benzina. Durante l'attentato uno dei malviventi restò gravemente ferito, tanto da "riparare" a Lipari per essere medicato.

Tra le "imprese" all'attivo del gruppo, anche l'assalto armato al market Superfresco di Tripi nel 2012: durante la fuga una guardia peniternziaria libera dal servizio tentò di bloccare i due rapinatori che si aprirono un varco non esitando a gambizzare lui e un altro cliente.

(Alessandra Serio)

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