Pescatori siciliani ostaggio in Libia. La petizione: L'Ars paghi e liberi i nostri fratelli - Tempostretto

Pescatori siciliani ostaggio in Libia. La petizione: L’Ars paghi e liberi i nostri fratelli

Rosaria Brancato

Pescatori siciliani ostaggio in Libia. La petizione: L’Ars paghi e liberi i nostri fratelli

domenica 13 Dicembre 2020 - 09:11

18 pescatori di Mazara del Vallo sono nelle carceri libiche da 100 giorni. A Roma c'è silenzio, ma noi siciliani possiamo fare la nostra parte

Sì, è vero, dei 18 pescatori mazaresi ostaggio in Libia da più di 100 giorni, sembra interessare solo ai siciliani. E’ vero, in più di 3 mesi non è stato fatto quasi nulla dal governo nazionale. Anche il presidio delle famiglie dei pescatori siciliani, a Roma, non è riuscito a intaccare una situazione che dovrebbe indignarci tutti. E invece sta indignando solo i siciliani.  

Liberiamo i nostri fratelli

Ma non dobbiamo guardare chi sta fermo. Da siciliani dobbiamo essere noi a difendere i nostri fratelli in ostaggio per un ricatto abominevole. Da siciliani dobbiamo pretendere che, visto che a Roma non si muove nessuno al di là di sporadiche dichiarazioni d’intenti, almeno la Regione Siciliana faccia la sua parte. E’ un dovere di noi siciliani difendere i nostri pescatori. Da queste premesse è nata l’idea della petizione su change.org lanciata da Giovanni Pizzo, ex assessore regionale, che ha lanciato un appello: sia l’Ars a pagare il riscatto per liberare 18 pescatori e dare risposte, prima di Natale alle famiglie di chi li aspetta dall’ 1 settembre.

L’Ars paghi il riscatto

“Chiediamo all’ARS che deliberi una somma per liberare, tramite pagamento di un riscatto, i Pescatori Mazaresi- è il testo della petizione- Questa somma venga destinata al governo italiano per la liberazione degli ostaggi.  Non basterà solo questo ma la Sicilia deve proteggere i suoi figli”.(qui per firmare la petizione)

In carcere dall’1 settembre

La petizione è stata mandata anche al presidente dell’Ars Miccichè ed al presidente della Repubblica Mattarella. Qualcuno deve iniziare a dare risposte concrete. La sera del 1 settembre i due pescherecci di Mazara del Vallo (Medinea e Atlantide) erano a circa 40 miglia dalla costa di Bengasi. Sono acque internazionali, ma all’interno di quell’area che è stata considerata in modo unilaterale dalla Libia come zona di pesca esclusiva. Quella sera in quel tratto c’erano 9 pescherecci italiani. Quando le motovedette libiche si avvicinano e iniziano a sparare, sette pescherecci fuggono, mentre gli altri due non riescono a farcela in tempo. Secondo i militari di Haftar i 18 pescatori erano in acque libiche, secondo la comunità internazionale no.

Il problema è in realtà altro. Nel frattempo però visto il silenzio nazionale, ci sono famiglie che aspettano. L’Ars ha stanziato un contributo di 2 mila euro per ogni famiglia dei pescatori. Ma serve la loro libertà.

Lavoravano per il pane

Dobbiamo fare di tutto per liberarli. Voi vi chiederete cosa possiamo fare noi Siciliani?- spiega Giovanni Pizzo-L’Assemblea regionale da sempre delibera somme per qualunque categoria. Tassisti disoccupati, forestali, precari di tutte le razze e le religioni, lavoratori di Enti ormai chiusi e questi nostri conterranei devono rimanere prigionieri in Libia? L’Ars deliberi una somma per pagare il riscatto dei nostri concittadini di Mazara. Ponga questa somma a disposizione del governo italiano per trattare il riscatto pagando il generale libico Haftar.A meno che lavorare “buscandosi” il pane in mare non sia una colpa. Bisogna per caso fare solo dei lavori improduttivo per essere figli di Mamma Regione?

La Sicilia faccia la sua parte

“O benaltristi, sopratutto tra gli onorevoli deputati che devono pensare al loro collegio, diranno che ci vuole altro- prosegue Pizzo-. Che dipende da delicati meccanismi geopolitici. Che ci deve pensare Di Maio e lo Stato Italiano. Come ha fatto per Silvia Lombardo pagando il riscatto. Che la colpa è dei media e di Giletti che ci maltratta, che pensano solo a Zaky ed al povero Regeni. Che forse Haftar vuole altri contraccambi. Si, forse, tutto giusto, ma intanto quest’isola faccia la sua parte. Rinunci a qualcosa per aiutare questi nostri fratelli conterranei.  Facciamo la nostra parte e mettiamo mano al portafoglio delle nostre magre risorse. Avremo qualche click day in meno e qualche amico cliente politico insoddisfatto in più. Ma dimostriamo che questa terra e le sue Istituzioni esistono per i Siciliani. Liberiamo i nostri fratelli pescatori”.

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