Policlinico di Messina, personale in stato di agitazione

Policlinico di Messina, personale in stato di agitazione

Redazione

Policlinico di Messina, personale in stato di agitazione

lunedì 16 Ottobre 2023 - 13:31

La Cisl chiede "l'immediata proroga del personale infermieristico e la stabilizzazione degli Oss", gli altri sindacati di "alzare il tetto di spesa e potenziare l'organico"

MESSINA – Dopo la fumata nera dell’incontro con i vertici aziendali, la Cisl Fp dichiara lo stato di agitazione del personale del policlinico universitario Gaetano Martino e chiede l’immediato avvio delle procedure di raffreddamento della vertenza. In ballo la proroga di tutto il personale infermieristico incaricato, il cui contratto scadrà il prossimo 31 ottobre, e l’avvio delle procedure di stabilizzazione del personale Oss precario che ha già maturato o maturerà i requisiti necessari al superamento del precariato, entro il 31 dicembre.

“Nel corso del tavolo convocato la scorsa settimana – spiega la segretaria generale della Cisl Fp Messina Giovanna Bicchieri – i vertici dell’azienda hanno ammesso davanti alle parti sociali l’impossibilità di garantire i Lea senza il personale in scadenza di contratto. Nonostante questo, stando a quanto dichiarato dall’azienda, non si potrebbe procedere alle proroghe in quanto non vi sarebbe la necessaria copertura del tetto di spesa assunzionale. Peraltro la deliberazione relativa all’adozione della dotazione organica e del Piano del Fabbisogno dell’Azienda ad oggi non risulta essere stata aggiornata. Un paradosso dalla gravità inaudita Sovente il personale sanitario è obbligato ad effettuare turni massacranti e reperibilità che superano di gran lunga le sette previste dalla vigente normativa contrattuale… Proclamiamo lo stato di agitazione del personale sanitario e non escludiamo forme eclatanti di protesta”.

Gli altri sindacati

“L’ospedale Gaetano Martino di Messina è l’unico policlinico in Sicilia a non avere un tetto di spesa in linea con la pianta organica assegnata. Aumentano quindi i disagi nell’assistenza, con il rischio che si possa profilare una interruzione di pubblico servizio”. È quanto denunciano i sindacati Fp Cgil, Fials, Nursing Up, Usb e Nursind che preannunciano azioni di protesta a salvaguardia del diritto alla salute. Mancano infatti operatori sociosanitari, infermieri, medici e tecnici.

Le sigle in una nota al governo regionale, all’Ars e ai vertici dell’azienda chiedono di sapere “se è stato previsto un incremento del tetto di spesa per le esigenze dell’azienda ospedaliera e necessario per il reclutamento di altre unità di personale, per completare la copertura di tutti i posti previsti in dotazione organica deliberata a inizio dello scorso anno. È anacronistico – scrivono i sindacati – approvare una proposta di pianta organica, che riteniamo di suo insufficiente per garantire i livelli essenziali, e non assegnare all’azienda la massa finanziaria necessaria per coprire tutti i posti disponibili. Ricordiamo e non comprendiamo come negli anni non si sia tenuto conto del fatto che il personale andato in quiescenza fosse pagato solamente per il 30 per cento circa dall’azienda, per il resto veniva retribuito con fondi dell’Università. Una volta in pensione questo personale è stato sostituito con altro personale retribuito però al cento per cento dall’azienda, facendo così ovviamente lievitare il tetto di spesa. Pertanto, risulta semplicissimo comprendere che la situazione andrà sempre a peggiorare di anno in anno con il personale universitario che va in quiescenza”. Secondo i sindacati “tale situazione potrebbe profilare all’orizzonte il reato di interruzione di pubblico servizio, allorquando il vertice aziendale decidesse, obtorto collo, di non prorogare i contratti in scadenza per non incorrere in un danno erariale. Riteniamo paradossale quanto sopra, anche perché le eventuali colpe avrebbero più responsabili, non fosse altro che comunque la massa finanziaria viene assegnata dai vertici regionali, i quali conoscono la situazione e, allo stato attuale, pare facciano orecchio da mercante”.

I sindacati preannunciano quindi una possibile mobilitazione: “Sicuramente non staremo silenziosamente a guardare, perché il rischio è troppo alto: ci sono in ballo gli incolpevoli pazienti ed i poveri lavoratori che attendono le tanto declamate stabilizzazioni, ma soprattutto il diritto di salute di un’intera provincia, oggetto di tagli oltremodo inaccettabili”.

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