Il senatore del Pd tra i più convinti sostenitori di un patto per le riforme con il governo Lombardo. Ma “ieri” (nemmeno un anno fa) escludeva ogni ipotesi di alleanza
«Nessuna alleanza con l’Udc di Cuffaro, nessuna stampella al presidente Lombardo, che non ha certo le carte in regola per porsi come paladino dell’autonomia». Sembra incredibile, ma queste parole arrivavano, nel settembre 2009 a Messina, proprio da Giuseppe Lumia, uno degli esponenti di spicco di quell’ala del Pd che oggi, quella “stampella”, la vuole istituzionalizzare, secondo un “patto per le riforme” che in altre parole è un’alleanza trasversale di governo condita da una sorta di “sacralità” della politica del fare. Oggi Lumia ha evidentemente cambiato idea, se è vero come è vero che è da lui che arriva la maggiore spinta verso un’alleanza. Le nuove elezioni sono il traguardo cui molti pensano ma che nessuno dice apertamente. Meglio, dunque, parlare di un patto per le riforme, di «assunzione di responsabilità».
Di tutto questo Lumia ha scritto in un articolo pubblicato sul quotidiano “margheritino” Europa: «La lotta alla mafia, la crescita del Mezzogiorno, lo sviluppo sostenibile, la green economy … devono diventare le priorità della politica da perseguire con alleanze e consensi che prescindano dalle attuali appartenenze e dagli schieramenti canonici. In Sicilia – spiega Lumia – abbiamo cominciato a farlo, sfidando la politica sul terreno delle riforme. Ci siamo chiesti: quali sono le riforme di cui la Sicilia ha bisogno per sconfiggere i sistemi di potere burocratico-clientelari e affaristico-mafiosi e avviare un cammino di legalità, sviluppo e bene comune?».
«L’acqua pubblica – aggiunge Lumia – la raccolta differenziata, la sanità di qualità, la burocrazia efficace ed efficiente, la scuola a tempo pieno nei quartieri a rischio … oggi queste riforme sono state approvate e hanno provocato una reazione violenta da parte di quella politica che da decenni si nutriva di affari e clientele. La condivisione di tali riforme – conclude l’esponente democratico – è la conditio sine qua non e il discrimine da cui partire per costruire alleanze e programmi di governo al servizio del bene comune. Il Partito democratico eserciti la sua vocazione riformista, sfidi il ceto politico sul terreno dei problemi reali della gente e svolga un ruolo di primo piano per scelte coraggiose, capaci di delineare scenari e percorsi inediti, che ridiano credibilità alla politica e alle istituzioni. Solo così la Sicilia potrà rigenerare se stessa e offrire al Paese un’ipotesi di innovazione capace di liberare tutte le migliori energie e fare del dopo Berlusconi una stagione positiva e riformatrice».
Lombardo, Lumia, il Pd, l’Mpa. Un matrimonio che per tanti s’ha da fare, per altri no. Ed è su questo matrimonio che si gioca la credibilità di un partito che somiglia sempre più ad un bruco che fatica terribilmente a diventare farfalla.
