I 37 milioni previsti dal Comune nel bilancio di previsione non sono sufficienti, alla società di Dalmazio andranno 7 milioni in meno. Inevitabile una perdita d'esercizio a fine anno. Ancora polemiche sulle cooperative, l'assessore Amata: «L'unica strada è quella della gara d'appalto»
Messinambiente chiuderà il 2009 con una perdita d’esercizio di almeno 7 milioni di euro. Siamo solo all’inizio dell’estate, è vero, ma non è presto per dirlo, anche perché è una previsione basata sulla pura matematica. E’ quanto è emerso dalla seduta di oggi pomeriggio della commissione bilancio dedicata ad Ato3 e Messinambiente, commissione presieduta da Giuseppe Melazzo e particolarmente ricca di ospiti: oltre ai revisori dei conti e allo staff dello ragioneria generale, erano presenti il presidente dell’Ato3 Antonio Ruggeri, quello di Messinambiente Antonino Dalmazio e gli assessori Elvira Amata e Orazio Miloro.
L’aspetto più rilevante è proprio quello relativo alla discrasia, mai colmata fino a oggi, tra il piano finanziario da 47 milioni presentato dall’Ato3 alcuni mesi fa e la disponibilità data dal Comune nel bilancio di previsione, inferiore di 10 milioni. Discrasia che va colmata, ma solo da parte della società partecipata. Che per questo ridurrà da 28 a 21 milioni i trasferimenti a Messinambiente. Premesso che probabilmente nemmeno la prima cifra sarebbe bastata (i costi di gestione superano i 30 milioni), in questo modo si azzoppa in maniera decisa la società di Dalmazio. Quest’ultimo è stato chiaro: con 21 milioni non vado da nessuna parte. Anche perché solo il personale costa 18,3 milioni l’anno. Facile immaginare, dunque, una grossa perdita d’esercizio per fine 2009, che comunque dovrà ripianare il Comune. Il gioco delle tre carte? Qualcosa di simile, ma di inevitabile secondo Palazzo Zanca. «I soldi sono quelli – taglia corto Miloro – impossibile dare di più».
In commissione si è parlato ancora di cooperative, pomo della discordia, nelle passate settimane, tra consiglieri comunali stessi. Qualcuno continua a sollevare dubbi sulla legittimità del frazionamento degli affidamenti, qualcun altro rilancia che fino a un anno fa le cooperative erano 35 e non 8, e che solo 17 degli oltre cento lavoratori interessati sono stati tutelati da un sindacato. Secondo la Amata la strada da perseguire è una sola: i servizi aggiuntivi vanno affidati con gara d’appalto per una durata triennale, che consenta una programmazione a lunga scadenza e non improvvisata, come di fatto è quella attuale. E il risultato, anche se, per dirla con la Amata, «siamo messi molto meglio di Palermo e Catania», è tristemente sotto gli occhi e il -naso- di tutti.
(foto Sturiale)
