I “cuffariani” sbarcano a Palazzo Zanca: Caliò lascia l’Udc per approdare al Pid

I “cuffariani” sbarcano a Palazzo Zanca: Caliò lascia l’Udc per approdare al Pid

I “cuffariani” sbarcano a Palazzo Zanca: Caliò lascia l’Udc per approdare al Pid

venerdì 05 Novembre 2010 - 12:32

La scelta del consigliere comunale «tutt’altro che facile ma ragionata». Alla base della decisione, la svolta “a sinistra” dei casiniani e l’ingresso nel governo Lombardo

Era stato sempre smentito, ma alla fine lo “sbarco” dei cuffariani a Palazzo Zanca è avvenuto, anche prima di quanto ci si potesse aspettare. Tanino Caliò, fino a ieri consigliere comunale dell’Udc, ha annunciato la sua adesione al Pid, “Popolari Italia Domani”, il partito fondato da Saverio Romano e Calogero Mannino, a cui ha già aderito, in chiave messinese, Santino Catalano, il deputato regionale che aveva preso il posto del decaduto Fortunato Romano. La scissione dall’Udc dell’ala che fa riferimento a Totò Cuffaro, dunque, provoca i primi scossoni anche a Messina, proprio nel nuovo feudo dei casiniani in Sicilia, guidati da Gianpiero D’Alia.

«Ad oggi – ci spiega Caliò – c’è un Udc svuotato a livello regionale e nazionale. Un Udc che si trova, oggi, al fianco del centrosinistra, che entra in un governo regionale snaturato rispetto al voto degli elettori, con l’aggravante della presenza del Pd. La mia la reputo una scelta di una certa coerenza, che mi ha visto nella stessa quando ero nella Margherita e si profilò l’ipotesi della fusione con i Ds nel Pd. Non me ne vado sbattendo la porta, sia chiaro. Anzi, me ne vado ringraziando di cuore il senatore Pippo Naro, che mi ha fatto sentire sempre a casa, il mio amico Giorgio Muscolino, oggi presidente dell’Udc a Messina, il capogruppo Mario Rizzo, e ancora gli assessori Pinuccio Puglisi e Carmelo Santalco e il consigliere provinciale Saro Sidoti. Quello del Pid è un progetto che può avere un grande exploit così come un grande flop, ma la politica, pur essendo una scelta di vita, è un momento di passaggio per tutti. E’ stata una scelta tutt’altro che facile – conclude Caliò – ragionata e non condivisa dai colleghi. Ma mi sento di poter dire che l’ho presa libero dal potere e dalle scelte fatte finora dal partito».

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