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Messina e la politica: tutto il Ragno pensiero

Redazione

Messina e la politica: tutto il Ragno pensiero

lunedì 10 Settembre 2007 - 22:58

Dalle sicure elezioni alla Provincia a quelle possibili al Comune, dal V-Day al Partito Democratico, dalla piattaforma di Tremestieri al Piano regolatore del Porto: intervista a 360° al numero due provinciale di An

Dicembre 2005. Palazzo Zanca, dopo due anni di commissariamento, ha di nuovo un sindaco, Francantonio Genovese. Il grande sconfitto di quella tornata elettorale fu Luigi Ragno (nella foto), candidato del centrodestra, il quale forse pagò i tanti, troppi errori della sua coalizione, ma accettò al tempo stesso con stile la vittoria dell’avversario. Oggi, dopo quasi due anni di amministrazione Genovese, alla vigilia di un nuovo periodo infuocato per Messina e il suo mondo politico, il vicepresidente provinciale di An torna a parlare, e lo fa a 360°, dicendo la sua, senza peli sulla lingua, sugli argomenti che più tengono banco in questi giorni.

Si preannuncia una “calda- stagione politica: elezioni alla Provincia e forse, chissà, al Comune. Come si appresta a viverla il centrodestra?

«Alla Provincia sono convinto che il centrodestra saprà, nell’interesse del progetto e anche della comunità messinese, presentarsi con una candidatura autorevole, forte e condivisa. Per continuare quello che io ritengo un buon lavoro, fatto prima dall’amministrazione Buzzanca e poi da quella Leonardi. E’ evidente che la Provincia è un ente locale che è stato messo in discussione, se ne è parlato nelle assemblee dell’Upi, Unione Province Italiane. Tutti sanno che il ministro Amato ha avanzato delle proposte, in parte condivise dal mondo politico, sulla possibile soppressione delle Province, nel contesto non solo di un potere sempre più forte dell’ente Comune, ma anche di politiche del territorio che vedono sempre maggiori sinergie fra i comuni, se non vero e proprio sviluppo di nuove aree metropolitane. Devo dire che in parte condivido la necessità di semplificare la macchina burocratica, in linea con la modernizzazione del Paese, e anche con le istanze di contenimento dei costi della politica che provengono dagli stessi cittadini. E’ evidente, però, che se ciò non avviene per volontà istituzionale e di governo, non possiamo essere noi, né come Alleanza Nazionale né come centrodestra, a chiedere che l’ente Provincia venga dimesso.

In questo senso chi dovrebbe fare il primo passo?

«Non dipende da noi. Sono fermamente convinto che Alleanza Nazionale è impegnata in questo processo di semplificazione della macchina amministrativa. Ma questi attualmente sono compiti e determinazioni dell’Esecutivo. In ogni caso, ripeto, il centrodestra sarà pronto ad esprimere un proprio candidato forte alle urne. In questo senso, l’esperienza delle elezioni comunali, che ci hanno e mi hanno visto protagonisti, non positiva sotto gli occhi di tutti, credo che possa rafforzare quello che è il programma del centrodestra, anche in merito alla condivisione delle decisioni».

Ci sono già delle indicazioni?

«Ancora no. E’ patologico che ci siano difficoltà nell’individuare un candidato, non solo a Messina o in Sicilia ma in tutta Italia. Questo è il prezzo, dovuto, necessario e secondo me anche utile, che si paga quando ci sono delle coalizioni. Sono convinto che troveremo la sintesi giusta».

Con o senza Udc?

«Per me il centrodestra è un’esperienza che vede l’Udc parte fondamentale. D’altronde a Messina è in giunta, condivide il programma amministrativo, e se condivide il programma significa che è a pieno titolo parte della coalizione, non si capirebbe il contrario. Se non fosse così, saremmo di fronte a ciò che la gente non vuol vedere, una politica arroccata».

Cosa pensa di ciò che si sta facendo, in questo senso, a livello nazionale? Mi riferisco a Berlusconi e al Partito della Libertà.

«Credo che non si cancelli nessuna identità. Le esperienze europee vedono protagoniste un grande partito moderato, dentro il quale ci sono più anime e più posizioni, che comunque hanno come comune denominatore valori condivisi da tutti. Poi ognuno si esprime secondo la propria esperienza e il proprio riferimento sociale. Credo sia un passo obbligato, anzi dirò di più, mi pare un progetto più coerente rispetto a quanto si vede nel centrosinistra con il Partito Democratico».

Ha anticipato il prossimo argomento. Il Pd. Che idea s’è fatto?

«Non mi sembra nulla di nuovo. Da quanto vedo in questo dibattito sulla leadership siciliana, mi sembra tutt’altro rispetto alle dichiarazioni di principio, secondo le quali le indicazioni dovevano venire dal basso. Mi sembra assolutamente non solo infausta, ma anche mediata per forza di “corrente-, che già non vede il consenso di una parte, se è vero che l’onorevole Lumia scenderà in campo. Ed è ancora più terrificante e in controtendenza, quello che leggevo proprio oggi sui giornali, cioè il tentativo di mediazione fatto dentro una stanza. Il centrodestra credo invece che possa costruire, senza ipocrisie e scelte provenienti da un finto dibattito democratico, un partito unico che si riconosca nella leadership di Berlusconi, Fini e mi auguro anche Casini, e anche nell’apporto di altre componenti che hanno una loro storia. Ci credo, è un passo che va fatto, altrimenti fenomeni come quello lanciato di Beppe Grillo possono aumentare».

A proposito, che le ne è parso di questo V-Day?

«Credo sia sbagliato semplificare, dicendo “Grillo attacca Biagi-. Andrei al nocciolo della questione. Molti cittadini scelgono di sostenere posizioni che non sono mediate dalla rappresentanza politica e sono anche semplificate da persone che non hanno nulla a che fare con la politica proprio perché esiste un profondo senso di disagio rispetto alla politica stessa. E allora bisogna porsi la questione, chiedersi il perché e lavorare per un reale rinnovamento della politica. La gente si aspetta decisioni “alla Sarkozy-, che non va bene prima delle elezioni, ma dopo, perché mostra di saper decidere. Su questo dobbiamo impegnarci».

Tornando alla situazione del Comune e a questa sentenza del Cga che tutti attendono. Lei, da avvocato, che idea s’è fatto?

«E’ inutile nascondere che da settimane, direi che già da qualche mese molti danno per scontato che si torni a votare. Io dico che non è vero, o meglio, che non si può sapere. E’ possibile immaginare di conoscere il giorno prima una sentenza che viene depositata secondo le procedure “non ufficiali- perché viene depositata in cancelleria, lì qualcuno la legge e allora si viene a sapere. Ma francamente voci che circolano da mesi non possono che essere senza un fondamento. E’ chiaro che il ricorso può essere accolto e che si può andare alle elezioni di nuovo. Aspettiamo. Ma non è mai bene che venga interrotto un mandato, anche se devo dire che obiettivamente mi sembra che questi due anni siano stati negativi, e abbiano visto il sindaco più impegnato a lavorare su consigli d’amministrazione e posti di sottogoverno anziché ad affrontare e risolvere le difficoltà di Messina. Ricordo che in campagna elettorale venni accusato di aver preparato una lista di assessori con incarichi parlamentari, che dunque non sarebbero stati quelli che avrebbero lavorato. Obiettivamente vedo che Genovese ha cambiato moltissimi assessori, ma nella maniera peggiore. E’ stato molto impegnato cercando di accontentare tutti, meno nel lavorare per questa città, che aveva e ha, come lui stesso diceva, moltissimi problemi e che avrebbe necessitato di un doppio sforzo. Non è stato fatto, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non ci sono soldi? Beh, lo sapevamo anche quando ci siamo presentati. Lo vedo assente sulle grandi scelte, sul dibattito sull’urbanistica, ad esempio, non ha detto mezza parola».

Proprio perché Messina richiede un “doppio sforzo-, sbaglia chi legge nella candidatura di Genovese al Pd una chiave di lettura della sentenza del Cga?

«Ripeto, non credo la sentenza possa essere letta con così tanto anticipo, dunque non collego i fatti, anche se credo sia un auspicio di molti cittadini. Questa candidatura è in linea con quanto fatto in questi due anni. Questo doppio ruolo lo leggo nel modo di intendere il dovere di un sindaco che Genovese non ha. Il problema è il suo potere personale, essere segretario del Pd è un altro traguardo che nulla ha a che fare con i problemi della città».

A proposito dei problemi della città, in questi giorni si è parlato della piattaforma logistica di Tremestieri, a proposito della quale c’è anche stato un incontro col sottosegretario Stradiotto. Come si può giungere ad una svolta su questo tema?

«Anche qui, si svolgono convegni, dibattiti, e si deviano responsabilità. Penso che lentamente stiamo tornando all’utilizzo della Rada S.Francesco, che nulla è stato fatto per aumentare le invasature di Tremestieri, che invece il sindaco ha difeso i suoi interessi senza avere né idee né progetti. D’altra parte ee uno è impegnato per dire “Gallo vada alla Polisportiva, all’Ato ci mandiamo Tizio, lì mettiamo Caio-… Genovese sarà un ottimo politico, ma non necessariamente un ottimo politico è un buon amministratore».

Un argomento “forte- che porta spesso avanti il centrodestra, e che ha creato anche qualche intoppo “politico-, è il Piano regolatore del Porto, che giace a Palazzo Zanca in attesa di essere approvato. Da qui anche le discussioni sul porticciolo di Grotte.

«Sbagliano a non proseguire su questa strada, perché il Prp è un’ottima soluzione. Se si mettessero da parte le posizioni politiche, se tutti, nessuno escluso, si sedessero attorno a un tavolo comprenderebbero che è un buon piano. E’ una proposta che viene da un autorevole esponente del centrodestra come l’ingegnere Garofalo. Potremmo dimostrare che il centrodestra ha un progetto e delle capacità amministrative, ha uomini come il Presidente dell’Autorità Portuale in grado di mettere in difficoltà l’amministrazione comunale sul piano dei contenuti e dell’efficienza. Sul porticciolo mi sono espresso, è in linea con la difficoltà che ha l’amministrazione nel risolvere i problemi, tra cui quello della viabilità. Il porticciolo di Grotte non insiste in un’area che ha un retroterra, anzi, insisterebbe su una viabilità compromessa dalla nascita. Dunque il porticciolo, che è un’opportunità dal punto di vista economico e lavorativo, andrebbe realizzato, a mio parere, nella zona falcata. Si potrebbero trovare altre soluzioni che non creano problemi, complessivamente quello che noto è che il porticciolo di Grotte, con la scusa del project financing, finisce per andare in favore degli imprenditori che vogliono realizzare il centro commerciale, l’albergo, il residence, e via dicendo, con il risultato di agevolare varie speculazioni».

Un’ultima battuta. Se, e dico se, si dovesse tornare alle elezioni, quali errori non dovrebbe ricommettere il centrodestra?

«Il centrodestra deve evitare di arrivare all’ultimo con una candidatura, che deve essere condivisa. Il centrodestra deve essere umile, non pensare che si vince sempre, perché non possiamo essere fautori del bipolarismo e dell’alternanza, e poi pensare che la gente ti possa dare sempre il consenso. Inutile dire che due anni fa si pagarono i due anni di commissariamento, che in quel periodo l’indirizzo politico nazionale era ostile al centrodestra. Dobbiamo tornare a rappresentare gli interessi della gente e i valori di destra, ma essendo più umili, senza pensare che la Sicilia debba essere sempre dalla nostra parte. Poi gli errori sono stati fatti, li hanno fatti tutti, e li fece anche l’allora candidato a sindaco».

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