Partito Democratico - Dal tesserare al tessere

Partito Democratico – Dal tesserare al tessere

Partito Democratico – Dal tesserare al tessere

domenica 26 Luglio 2009 - 23:10

Il punto di vista dell’ex City Manager Emilio Fragale sul percorso che condurrà il PD al prossimo congresso di ottobre: servirà a sviluppare partecipazione o si risolverà tutto in una conta interna?

Il 21 luglio scorso è scaduto il termine per il tesseramento del Partito Democratico.

Più precisamente, il 21 è scaduto il termine utile di iscrizione per l’esercizio dei diritti in sede congressuale.

Un grande fermento ha pervaso le segreterie. Si avvicina il momento della conta.

Infatti, dopo la celebrazione dell’incoronamento a Veltroni, sostanzialmente senza un vero congresso, ci sia avvia al primo reale appuntamento per determinare leadership, gruppo dirigente, linea.

Sinora, gli apparati si sono mossi sottotraccia. Il tesseramento si è andato definendo attraverso i circoli, diciamo, per usare un eufemismo, in forma discreta, riservata, privata. Non mi pare, infatti, che a livello provinciale – quello che si offre al mio immediato punto di osservazione – si sia registrata una – ripetesi una – iniziativa degna (o anche indegna) di nota.

Messina, ovviamente, non rappresenta un unicum ma uno spaccato paradigmatico che spiega le ragioni di ripetute sconfitte elettorali (nonostante la c.d. “tenuta”).

Molti, comunque, saranno gli iscritti!

Se i numeri rappresentano la cifra valoriale della democrazia, volete che proprio il PD, partito per l’appunto democratico nella denominazione, tradisca l’assunto?

Tuttavia, questi numeri, anche se significativi per la contesa interna, sono insufficienti per gettare le basi di una alternativa al governo locale, regionale, nazionale. Sono numeri freddi che non contagiano passione civico-politica e non esprimono volontà di tracciare un percorso per conquistare la fiducia degli elettori.

Ritengo che la fase precongressuale sia decisamente più importante dell’esito della “convention” di ottobre (ora si chiama così!).

Infatti, confido nella possibilità che chiunque venga eletto come Segretario “faccia sintesi” ma temo che i “preliminari” scaldino solo addetti ai lavori preoccupati da logiche di posizionamento.

Invece, per recuperare un credito depauperato occorre – con coraggio – affermare un metodo realmente innovativo e partecipativo coinvolgendo iscritti, militanti, simpatizzanti, osservatori, defilati, critici etc. in un processo di radicamento territoriale costitutivo di un partito aperto, colloquiale, plurale e corale. Praticamente ciò che si sarebbe dovuto fin dalle precedenti primarie.

Mi interessa poco, pertanto, essere maggioranza nel partito se destinato ad essere minoranza nella società.

Per ri-vincere abbiamo bisogno di lavorare con intensità, costanza, coerenza, serietà e responsabilità. Per ri-vincere il PD deve distinguersi come partito che convoca, aggrega, dialoga e forma permanentemente. Per ri-vincere il PD non può fare una opposizione stucchevole o cervellotica; non può disertare “i luoghi” della crisi, del disagio, del malessere; non può rinunziare alla proposta riformista da costruire con tutte le esperienze, le sensibilità, le intelligenze che non si fanno incantare dalle lusinghe dei pifferai al potere; non può che testimoniare diversità di modelli, di ideali, di stile, di prassi.

Esprimendosi con un paradosso, sostengo che il candidato-Segretario che preferisco è quello che sarà capace di generare tesseramento dopo il 21 luglio perché – con tutta evidenza – quella iscrizione è frutto della convinta adesione ad una mozione.

In questa direzione, alimentando – dentro e fuori – dibattito e confronto, dovrebbe essere rivolta l’attività delle segreterie comunali e provinciali. L’occasione è propizia, perché la declinazione e/o la traduzione delle piattaforme programmatiche su macro aree tematiche può attualizzare e orientare la riflessione e l’azione del PD anche – e soprattutto – in città e in provincia, ove rarefatta sembra la percezione della nostra presenza.

Interpretare questa necessità (in sintesi dal tesserare al tessere) diventa imperativo categorico.

Sinora, più o meno diligentemente, più per convenienza che per convinzione, si è svolto il compitino richiesto dagli adempimenti statutari e regolamentari. Adesso, occorre ingranare un’altra marcia anche se la nuova velocità da imprimere può non essere accettata e/o sostenuta dagli attuali assetti ed equilibri. Tutti in gioco. Tutti in corsa.

Il dogma “primo l’autoconservazione dei vertici” è inosservabile in quanto blasfemo!

Emilio Fragale

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