Piemonte, scende in campo Buzzanca: «Mi assumerò io la responsabilità di chiedere una deroga dell’applicazione del Piano sanitario»

Piemonte, scende in campo Buzzanca: «Mi assumerò io la responsabilità di chiedere una deroga dell’applicazione del Piano sanitario»

Piemonte, scende in campo Buzzanca: «Mi assumerò io la responsabilità di chiedere una deroga dell’applicazione del Piano sanitario»

venerdì 26 Marzo 2010 - 14:34

L’intervento del sindaco nel “cuore” del consiglio comunale aperto dedicato all’ospedale del viale Europa. Il manager Caruso: «I fondi per la messa in sicurezza ci sono». Il Comitato: «E’ solo una tattica temporeggiatrice, intanto si smantella»

«Mamma, papà di Messina: non farti rubare anche l’ospedale Piemonte. Quando tuo figlio ha una convulsione o un incidente col motorino, hai diritto ad un pronto soccorso efficiente. Vieni a pretendere i tuoi diritti!». Questo è uno dei volantini distribuiti stamani dal comitato “Salvare l’Ospedale Piemonte”, nel corso della manifestazione che ha preceduto il consiglio comunale straordinario dedicato al nosocomio di viale Europa e al discusso Piano sanitario regionale. Piano che fissa in 121 i posti letto del Piemonte, ma per così dire “in prospettiva”: 78 subito, 43 solo dopo la messa in sicurezza dei padiglioni considerati a rischio. Consiglio comunale dal quale viene fuori una posizione forte, fortissima, assunta dal sindaco Giuseppe Buzzanca: «Se non ci sarà l’apertura da parte del manager del Piemonte, che ha qualche remora nel richiedere la deroga all’applicazione del Piano, sono disposto ad assumermi io la responsabilità. Perché nel caso in cui non si dovesse mettere in sicurezza l’ospedale in tempi strettissimi, ci troveremmo di fronte ad un altro tipo di problema: aspettando il terremoto, infatti, si può anche morire di mala sanità».

Buzzanca ha aggiornato il Consiglio e gli ospiti della seduta aperta «sui risultati del lavoro della commissione tecnica presieduta da ing. Falsone, che ha tracciato un certo percorso: con degli accorgimenti definiti e limitati nel tempo, in costanza di degenza, si possono irrigidire alcuni pilastri e consentire alla struttura di operare. Si dice: la struttura verifica fino a un certo livello di rischio sismico, dunque c’è una certa percentuale di rischio e di responsabilità che deve assumersi il manager. Non vuole assumersela lui? Me la prendo io». Secondo il sindaco «abbiamo l’obbligo di garantire che le urgenze vengano rispettate, le specialistiche non possono essere contratte ma vanno mantenute, perché significherebbe mancanza di assistenza. Certo, non possiamo essere rigidi, perché altrimenti si dovrebbe chiedere all’assessore alla Sanità perché si continua a partorire nelle cliniche private, né rianimazione né pronto soccorso. E allora, se si fissano 121 posti per mantenere in vita un centro di emergenza ed urgenza, sarò d’accordo col percorso, altrimenti dovremo fare degli approfondimenti».

Grande assente della seduta, il manager del Piemonte Armando Caruso. Il direttore generale, però, ha fatto pervenire un’importante lettera: «Questa direzione ha provveduto ad inoltrare la richiesta di finanziamento alla Protezione civile, dando così avvio all’iter per reperire le somme necessarie alla ristrutturazione delle aree interessate. Sono stati presi contatti sia verbali che formali con il responsabile del Servizio sismico regionale del dipartimento della Protezione civile, che ha dichiarato la disponibilità ad erogare il finanziamento, già accordato nel 2007 per il padiglione 1, trasferendo dette somme per la realizzazione dei lavori necessari al consolidamento sismico del padiglione 6, privilegiandolo in quanto immediatamente limitrofo alla Piastra chirurgica cui è collegato da un tunnel aereo coperto, e quindi logisticamente e funzionalmente più confacente alle esigenze clinico-assistenziali».

Caruso aggiunge che «il finanziamento richiesto per la messa in sicurezza del padiglione 6 (1,7 milioni di euro), grave per la parte del 70 per cento sul bilancio della Protezione civile, mentre la restante quota resta a carico di questa azienda, che ha già comunicato la piena disponibilità a farsi carico della spesa. La direzione ha già inoltrato la documentazione tecnica necessaria ed a giorni saranno consegnati gli elaborati specifici alla direzione della Protezione civile di Palermo. Inoltre, prosegue Caruso, «si stanno predisponendo le schede tecniche e gli adempimenti necessari per richiedere all’assessorato alla Sanità un finanziamento di 12 milioni di euro con fondi provenienti dall’art. 20 della legge n. 67/88, necessari per l’adeguamento sismico, la messa in sicurezza, la ristrutturazione, la revisione degli impianti e degli infissi, ecc., dei padiglioni 4, 5 e 7».

Una lettera che però non basta a calmare gli animi. Durissimo è stato il comitato “Salvare il Piemonte”. «Questi 121 posti sono una chimera – ha accusato il medico Silvano Arbuse – la Piastra, nelle more della messa in sicurezza, non basta nemmeno per i 78 posti!». Severo anche il procuratore Angelo Minasi: «E’ evidente che il terremoto L’Aquila da una parte e il ridimensionamento della spesa sanitaria dall’altra hanno offerto l’occasione di prendere la palla al balzo, per smantellare l’ospedale Piemonte. Quella è un’area che fa gola a troppi interessi, così ci si è accorti, d’improvviso, che al Piemonte c’è pericolo sismico. Questi 14 milioni di cui si parla non ci sono ancora, c’erano ma furono revocati. Questa è una tattica temporeggiatrice per ottenere il graduale smantellamento del Piemonte, come già sta avvenendo mentre stiamo parlando. Ma la gente rischia la vita! La lista degli ospedali a rischio sismico in Sicilia è molto lunga, perché accanirsi solo sull’ospedale Piemonte?. Allora propongo: trasferiamo temporaneamente i reparti a rischio all’ospedale militare e avviamo subito la messa in sicurezza».

Alla seduta hanno preso parte anche alcuni deputati regionali, tra i quali Filippo Panarello e Franco Rinaldi del Pd, che hanno messo in evidenza che oggi il vero obiettivo della deputazione deve essere quello di far sì che la Regione mantenga gli impegni assunti, impegni che comunque garantiscono i 121 posti letto al Piemonte. «Nessuno vuole smantellare – aggiunge Fortunato Romano dell’Mpa, nella doppia veste di deputato regionale e di assessore comunale alla Protezione civile – del resto parliamo di un edificio strategico per il piano di protezione civile». Più duro Giovanni Ardizzone, anch’egli “forte” del doppio incarico di vicesindaco e di parlamentare regionale. «E’ chiaro che si sta cercando di cambiare registro sulla spesa sanitaria – ha affermato – ma in che modi? Solo le cliniche private non si sono lamentate di questo Piano di rientro, e questo va detto. Si è voluto scaricare la tensione sul territorio. Il Piemonte deve diventare ospedale di emergenza di terzo livello, mentre vanno portate le alte specializzazioni al Papardo, ma se vogliamo mantenere i primariati in entrambi gli ospedali, è chiaro che non ne usciamo più».

Tra gli “ospiti” dell’adunanza aperta anche i sindacati: Cisl, Uil e Fials hanno chiarito che la battaglia non è certo nuova e non si esaurirà qui (18 mila le firme raccolte con la Cgil circa un anno fa). L’Orsa, invece, ha acceso i riflettori sull’indotto, 100 persone a rischio occupazionale. Dal dibattito tra i consiglieri comunali, poi, è emersa una sostanziale posizione univoca di “difesa” del Piemonte, pur con accenti diversi (c’è chi, come Pergolizzi, sottolinea come il Papardo-Piemonte sia stato salvaguardato dall’ultimo Piano sanitario, e non penalizzato). Si è parlato di assenza della politica (pochi i parlamentari presenti, non c’è stato certo il pienone tra i consiglieri), ma anche di demagogia. Ma la volontà “politica” sembra effettivamente una: il Piemonte non può scomparire, dunque va mantenuto come punto di riferimento reale, anche come polo d’eccellenza per le emergenze, della città ed in particolare del centro. I ruoli, però, dovranno essere ben definiti, così come i tempi e le modalità di una messa in sicurezza che certo non può essere rinviata.

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