La quota debitoria che l'ente dovrà corrispondere alla società di gestione ammonta a 714.740 euro per la sola città di Messina. “Particolare” la situazione di alcune scuole, come Verona Trento, Quasimodo e Archimede. Rao (Pd): «La vicenda assume connotati inquietanti»
Un buco nell’acqua. Sarebbe davvero il caso di dirlo per descrivere la surreale situazione nei rapporti tra la Provincia Regionale di Messina e gli Istituti scolastici superiori e tra questi ultimi e l’Amam. Un debito clamoroso ammontante a 714.740,44 euro alla data del 30.06.2010 per le sole scuole di competenza dell’Ente ricadenti nel Comune di Messina. Tanto che la società di gestione delle risorse idriche ha già annunciato imminenti decreti ingiuntivi.
Se si raffronta il dato debitorio al 30.09.2009 che era di 671.386.86 rispetto all’ultimo del 2010, si evidenzia un aumento di 43.353.58 euro, valore che se venisse mantenuto o addirittura incrementato nei prossimi anni, arriverebbe a cifre notevolissime. E si parla del solo dato della città di Messina, senza tenere conto della situazione del resto della Provincia. Se poi si analizza il valore debitorio per singoli istituti, balza agli occhi la differenza delle cifre: Verona Trento debito di 416.209,37 euro, Quasimodo 147.100,55 euro, Archimede 101.052,83 euro, Caio Duilio 20.356,66 euro, Minutoli 8.058,21 euro, La Farina 7.066,74; Bisazza 4.023,58 euro, Antonello 3.603,37 euro, Seguenza 2.062,80 euro, Ainis 1195,25 euro, Maurolico 1.133,78 euro, Basile 1053,69 euro, Jaci 881,62 euro, Majorana 665,07 euro; Marconi 314,38 euro, Corelli 0.
«La vicenda assume connotati inquietanti – ha commentato il consigliere provinciale del Pd, Pippo Rao -, perché se da un lato la Provincia ha chiare responsabilità nel non pagare tali tributi, non è possibile sottacere il fatto che cifre così importanti corrispondono, in alcuni casi, ad evidente sperpero di acqua legato o a negligenza nell’uso o a perdite non rilevate e quindi su cui non si è intervenuto, ma in ogni caso di un mancato controllo da parte dei responsabili». Può un preside non chiedersi il perché di bollette così elevate? Può la Provincia, e nello specifico il dirigente competente, fare finta di non vedere e quindi segnalare tali inadempienze, a maggior ragione per il fatto che è l’ente preposto al pagamento di tale servizio?
Ad aggravare il quadro il contrasto tra la legge 11 gennaio 1996 n.23, che evidenzia il dovere delle Province di provvedere al pagamento delle utenze acqua, e il regolamento della Provincia di Messina inerente le spese indifferibili delle scuole, adottato con deliberazione n.103 del 05.07.99 del Consiglio Provinciale. Tale regolamento prevede l’assegnazione di una somma all’anno ai vari istituti in ragione di 500 euro annue per aula scolastica, biblioteca, laboratorio, palestra, aula magna, più 500 euro per ogni sede e sezione staccata coordinata. Ciò per lavori di piccola manutenzione ordinaria, spese per piccole riparazioni e manutenzione di impianti elettrici, di allarme, idrici, di riscaldamento, di gas e simili, spese per acquisto stampati e generi di cancelleria, combustibili, carburanti e lubrificanti, materiale di pulizia o disinfettante, nonché per acquisto attrezzi di pulizia, spese per manutenzione e riparazione mobili, macchine per scrivere, da calcolo, fotocopiatrici, telefoni, fax, computer, apparecchiature elettriche ecc, spese per acquisto e manutenzione estintori; spese per rilegatura registri, gazzette, per piccoli traslochi di mobili, arredi, suppellettili ed utensili, per fornitura acqua corrente; spese per piccola manutenzione di zone destinate a verde esistente negli istituti; spese postali; eventuali spese che rivestono carattere di assoluta urgenza e di imprescindibile necessità, indispensabili per assicurare il regolare funzionamento delle attività didattiche; spese per disinfezione, disinfestazione, derattizzazione.
«Al di là del presupposto che un regolamento non può superare i dettami di una legge che fa obbligo alla Provincia di farsi carico del pagamento dell’acqua per le scuole di propria competenza, il problema è che intanto vengono stanziati soprattutto negli ultimi anni solo 500.000 euro l’anno, rispetto al milione e cento circa di euro che il regolamento prevederebbe, e questo tra l’altro per tutte le spese di cui sopra (ai singoli istituti arrivano quindi il 50% delle somme spettanti che corrispondono in media a circa 10.000- 15.000 euro l’anno, molto al di sotto quindi delle reali necessità). Anche se lo stesso regolamento con l’art. 7 proprio in merito alle utenze idriche fa riferimento alla opportunità di fare fronte a tali incombenze con anticipazioni economiche speciali prescindendo dal limite della spesa di cui all’art.5».
Quello che nella sostanza accade è che la Provincia, ritenendosi sollevata dal trasferimento agli istituti delle piccole somme attraverso un’applicazione tra l’altro dimezzata del regolamento, non assolve ai propri obblighi. Le scuole, sulla base della norma nazionale, ritenendo che tali debiti siano a carico della Provincia non pagano le bollette. Mentre il debito aumenta e resterà a carico dei cittadini. In merito a tale vicenda proprio il consigliere Rao ha presentato un’interrogazione al presidente della Provincia Ricevuto ed all’Assessore alla Pubblica Istruzione Di Bartolo, per cercare di capire che cosa la Provincia intende fare per provare ad un uscire dal labirinto, d’acqua.
