Risorgimento messinese e la sfida di Briguglio: «Non andiamo con nessuno, riconquistiamo la fiducia della gente»

Risorgimento messinese e la sfida di Briguglio: «Non andiamo con nessuno, riconquistiamo la fiducia della gente»

Redazione

Risorgimento messinese e la sfida di Briguglio: «Non andiamo con nessuno, riconquistiamo la fiducia della gente»

venerdì 08 Febbraio 2008 - 15:10

Intervista con il fondatore, assieme a Fabio D'Amore, del movimento che punta al ruolo di terzo polo alle prossime elezioni

Qualcuno lo definisce il “terzo polo- delle prossime elezioni, qualcun altro maligna già che dietro ci siano accordi che appartengono al solito, vecchio metodo di fare politica. Eppure è proprio contro quel metodo che Risorgimento messinese, il movimento fondato da Carmelo Briguglio e Fabio D’Amore, si schiera con fermezza. E a fugare ogni dubbio, così lo stesso Briguglio esordisce nell’intervista che ci ha rilasciato: «Non mi piacciono quei discorsi su dove andremo e su con chi ci alleeremo. Io non vado con nessuno. Voglio vedere cosa siamo capaci di amalgamare attorno a noi. E’ una chance che do e che mi prendo, e posso giurare che non demorderò, ma se non ci fosse il riscontro che ci auguriamo, me ne andrei a casa».

Durante la presentazione di Risorgimento messinese, a Palazzo Zanca, non ha nascosto la sua emozione nel trattare certi argomenti.

«Voglio mantenere quell’emozione, e non tradurla in “miseria umana-. Certo, bisogna anche pensare al dopo, ma prima sono necessarie delle precondizioni, e dopo chi ci ha dato fiducia la avrà ripagata. Io sono vincolato, cammino su un binario solo, se lo dovessi cambiare, avrei fallito. Nella mia professione cerco sempre di pensare agli ultimi, perché tutti hanno i loro diritti. Chi è bravo, poi, otterrà comunque i suoi risultati, e questo vale anche in politica».

Lei proviene dall’esperienza di Vince Messina. Deluso?

«Io parto da un presupposto: rimango deluso solo da me stesso, perché dagli altri non posso pretendere nulla. Se non c’è stato un buon esito nella avventura di Vince Messina, lo posso imputare solo a me stesso, evidentemente è mancato qualcosa, ma non posso dare responsabilità ad altri».

Perché è finita questa esperienza con il centrosinistra?

«Con il centrosinistra ho vissuto l’entusiasmante esperienza di stare in Consiglio comunale, dove siamo riusciti ad emarginare chi doveva essere emarginato perché aveva dimenticato “da dove veniva-. Ma all’esterno del Palazzo non arrivavano questi riflessi, perché manca un vero rapporto tra la città e il suo Consiglio comunale. Poi, anche per il trattamento che ho subito, ho commesso un errore: di aspettarmi, dopo aver lavorato bene per due anni e mezzo, che qualcuno mi cercasse per chiedermi di dare una mano. C’è stato un silenzio assordante. Evidentemente serviva gente di apparato e non un libero pensatore».

Risorgimento messinese si presenta con quali programmi e idee ai messinesi?

«Non mi piace parlare di programmi, ma piuttosto di una decina di principi da rispettare. Poi le cose da fare seguiranno automaticamente, se quei principi verranno rispettati. Potrei parlare degli svincoli, del fatto che la manutenzione delle reti elettriche vengono affidate da anni sempre alle stesse ditte, ma voglio partire da una cosa importantissima: bisogna dare alla gente quantomeno la sensazione che si sta facendo qualcosa per loro, che qualcosa sta cambiando. Questa città deve uscire dal coma, e per farlo non può bastare l’amministrazione burocratica. Per questo parlo di istituire un assessorato alla civiltà umana, alla qualità della vita».

«Mi piace pensare ad una rivoluzione – continua Briguglio – ma una rivoluzione quieta, senza salire sulle barricate. Ci si deve ricordare che questa città prima di ogni cosa è fatta di umanità, per questo bisogna dare alla gente un senso di sicurezza, che sta nell’appartenenza. La sensazione di benessere che ti da fare del bene rende il tutto quasi egoistico. Applico una legge economica ai sentimenti: si deve investire nella bontà, perché se dai 10 riceverai 100. Un concetto è fondamentale: chi ha avuto tanto da questa città, deve presentarsi alla cassa per pagare il conto, per restituirne una parte».

Nell’immaginario collettivo la coppia D’Amore-Briguglio è vista come una coppia di delusi da un certo modo di fare politica.

«La delusione è da sempre un sentimento negativo. Si deve partire sempre dal darsi le responsabilità delle cose, imparando dagli errori. Non sono riuscito ad obbligare certa gente a servirsi di me, questi hanno ritenuto di fare un “ragionamento fine-, giungendo alla conclusione che forse conveniva non cercarmi di più. E’ stata una scelta di non cambiamento. Ma io non parlerei di delusione dal centrosinistra o dal centrodestra, i quali sono contenitori vuoti. Non ho più fiducia semplicemente negli uomini che ne fanno parte».

Anche la gente non ha più fiducia negli uomini che fanno politica?

«La competizione politica dovrebbe essere rivolta verso l’alto, e non verso il basso. Invece non si fa che denunciare quanto non fatto dagli altri, scaricando vagonate di spazzatura. La gente si disamora perché non c’è un vero confronto politico. Ci sono dei principi fondamentali: per giocare a pallone, devi saper trattare la palla, altrimenti cambi sport. Così in politica, dove prima devi imparare a trattare la gente, e poi puoi fare politica. A Messina non si mettono cuore e anima nelle cose che si fanno. Siamo più ignavi degli altri, affolleremo il girone degli ignavi».

D’Amore, nel corso della presentazione di una settimana fa, ha detto che la più grande rivoluzione sarebbe applicare la Costituzione.

«Sì, ed è proprio quello che io dissi al commissario Sbordone quando si insediò qualche anno fa. “Commissario, la più grande rivoluzione che lei possa fare sarebbe far applicare la legge-».

Quali sono i principi dai quali parte Risorgimento messinese?

«Ci vuole onestà mentale, ci vuole libertà di pensiero. Il principio di legalità è troppo arido se non filtrato da quello di umanità. Bisogna ridare ai messinesi la sensazione di potercela fare. La politica si elevi dal baratro in cui è caduta. Io sono un tecnico, potrei dare un parere “legale-, da amministrativista, ma non farei politica. C’è un’unica radice da cui partire per questo “risorgimento-: credere nella dignità dell’uomo. I programmi, politici e non, partono tutti da lì. Senza quella radice, la pianta non riuscirà mai a crescere».

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