Ponte, alla bocciatura della Corte dei conti il governo risponde: "Tireremo diritto"

Ponte, alla bocciatura della Corte dei conti il governo risponde: “Tireremo diritto”

Marco Olivieri

Ponte, alla bocciatura della Corte dei conti il governo risponde: “Tireremo diritto”

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giovedì 30 Ottobre 2025 - 06:00

Meloni e Salvini non intendono demordere ma si tratta di un pasticcio politico. E la presidente del Consiglio, attaccando i magistrati, conferma di essere refrattaria ai controlli democratici

di Marco Olivieri

No al visto di legittimità. Cosa succede adesso dopo la bocciatura, da parte della Corte dei conti, dell’operazione ponte sullo Stretto? Ricordiamo che “la sezione centrale di controllo di legittimità su atti del governo e delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, all’esito della Camera di consiglio seguita all’adunanza del 29 ottobre 2025, non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la delibera Cipess numero 41/2025 del Ponte sullo Stretto”. Le motivazioni, in corso di stesura, saranno rese note con apposita deliberazione entro 30 giorni.

E, dunque, cosa accadrà? Se volessimo scomodare una vecchia canzone, potremmo dire che il governo risponde: “Tireremo diritto”. Una traduzione dell’andremo avanti annunciato da Meloni e Salvini. In base a una norma, il Consiglio dei ministri può presentare una nuova richiesta motivata alla Corte dei Conti. E, perdurando le riserve da parte dei magistrati contabili, la Corte può apporre un “visto con riserva” al provvedimento. Il tutto grazie a un decreto regio d’epoca fascista: l’articolo 25 del Testo unico 1214 del 1934. Ma è anche vero che, in determinati casi, “il rifiuto di registrazione è assoluto e annulla il provvedimento”. Come nell’eventualità “di impegno o ordine di pagamento riferentesi a spesa che ecceda la somma stanziata nel relativo capitolo del bilancio o, a giudizio della Corte, imputabile ai residui piuttosto che alla competenza e viceversa”.

Di sicuro, il governo Meloni scommette sugli interessi pubblici superiori per non mollare la presa e ottenere il visto con riserva.

“L’invasione della giurisdizione secondo Meloni, refrattaria ai controlli democratici”

Tuttavia, si tratta di un pasticcio politico, tra possibile chiamata in causa della Corte costituzionale, da parte della stessa Corte dei conti, e grandi interrogativi sulle azioni messe in campo. E la presidente del Consiglio, attaccando i magistrati contabili, conferma di essere refrattaria ai controlli democratici quando non corrispondono al suo volere. Ci sono dei passaggi gravi nelle sue affermazioni dopo l’esito di ieri: “La mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera Cipess riguardante il Ponte sullo Stretto è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del Parlamento. Sul piano tecnico, i ministeri interessati e la presidenza del Consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi formulati per l’adunanza di oggi; per avere un’idea della capziosità, una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer. La riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei conti, entrambe in discussione al Senato, prossime all’approvazione, rappresentano la risposta più adeguata a un’intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di governo sostenuta dal Parlamento”.

I dubbi della Corte dei conti sul piano economico-finanziario e sulle procedure del ponte

Le presunte riforme, dunque, rischiano di rappresentare una sorta di minaccia politica nei confronti di chi non si allinea. Parafrasando Brecht, “il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”. Nel frattempo, attenderemo le motivazioni della Corte dei conti. Ma, dai costi al peccato originale di una mancata nuova gara, sono tante le zone d’ombra illuminate dai magistrati contabili, come già emergeva nella richiesta di chiarimenti e nel deferimento della delibera Cipess alla competenza della Sezione centrale.

Molti i dubbi sugli aspetti procedurali, sull’assoggettamento del ponte a “motivi imperativi di interesse pubblico” (procedura Iropi), e sul piano economico-finanziario. E in più si registrano “pareri mancanti, iter ambientale da integrare, coperture da validare, istruttoria documentale da rafforzare”. Tutti aspetti, secondo l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, chiariti. Ma così non la pensano i magistrati. Ora, dopo il mancato via libera, si apriranno nuovi scenari. E Meloni e Salvini puntano a forzare la situazione.

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16 commenti

  1. Assisteremo ad una caterva di ricordi ai Tar, alla Corte europea e chi più ne ha più nemetta…Forse anche al giudizio di legittimità costituzionale . E saranno fondatissimi.

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  2. È straordinario che nella galassia di tutte le istituzioni della repubblica formate da fior di professionisti gli unici a capire sempre tutto siano il capo scout delle sagre di Pontida e la capofila delle sostenitrici di Ruby come nipote di Mubarak.
    Due che nella vita hanno solo fatto tweet ma che evidentemente godono Dio solo da perché della incondizionata considerazione dei propri elettori.

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  3. “Noi tireremo diritto lo stesso”… Speriamo che finite entrambi … sotto un ponte, sul piano politico: è quello che vi meritate

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  4. solo 40 giorni circa di ritado su quanto preventivato – PONTE SUBITO –

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  5. .. ne vedremo delle belle!
    Preoccupante il non rispetto delle leggi e delle istituzioni.

    Mani libere, ecco il motivo di tante riforme?
    Ci vogliono portare a giorni bui?

    Resistere, resistere, resistere.

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  6. Un governo incapace e inefficiente. Ma la Sicilia ha bisogno di crescere e di aiutare le sue famiglie. Senza investimenti, lavoro, rdc, ecc, la vedo nera.

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  7. Ma chi glielo doveva dire a quello che un giorno sarebbe diventato ministro e vice primo ministro ?
    Al pari delle piramidi d’Egitto e dei cerchi nel grano la scienza ancora brancola nel buio !

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  8. Francesco Cappello 30 Ottobre 2025 10:47

    Mi sembra legittimo e normale che il governo intenda portare avanti la realizzazione del ponte.
    Che si trattava di un iter lungo e complesso lo si sapeva già da 30 anni, anche se la solita mediocrità e “furbizia a corto raggio“ della politica e della società Italiana lo presentavano come la solita lotta tra il bene e il male.
    Adesso i Messinesi, oltre a riflettere bene durante le prossime tornate elettorali (a 360°), farebbero bene a chiedere azioni politiche mirate a preparare il territorio a questa sfida: dalla riqualificazione della riviera (colline incluse) fino alla viabilità alternativa per i mezzi di cantiere, dal potenziamento delle facoltà di Architettura e Ingegneria (inclusi centri di ricerca indirizzati allo studio e manutenzione dell’opera) all’insediamento di specifiche aziende per la gestione del manufatto e opere connesse. La cifra di un miliardo da destinare a Messina, Reggio e Villa San Giovanni (noi messinesi non siamo i soli abitanti dello stretto…) è probabilmente insufficiente. per riorganizzare entrambi i territori costieri.

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  9. Salvini e Meloni volevano fare i furbi ma gli è andata male

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  10. Noi tireremo dritto.
    Fino alla prima curva.

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  11. Frase quanto mai infelice, ricordate che fine hanno fatto coloro che la pronunciavano. Comunque sia, che tirino dritto quanto vogliono, sperando che prendano l’ennesimo “palo di faccia”, dopo tutte le promesse puntualmente non mantenute (abolizione della legge Fornero, taglio delle accise, diminuzione della pressione fiscale, blocco navale su tutto il globo terracqueo ecc. ecc.).

    Come direbbe Emilio Fede: “Che figura di …”

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  12. Perché non ridanno tutti i soldi inutili spesi fino adesso?

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  13. fossi per la meloni con i suoi trascorsi politici eviterei di usare il modo di dire “tireremo dritto” a quello che lo pronunciava dal balcone di palazzo Venezia non ha portato tanta fortuna, anzi!

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    1. Buongiorno, lo spiego nell’articolo, https://www.tempostretto.it/news/ponte-alla-bocciatura-della-corte-dei-conti-il-governo-risponde-tireremo-diritto.html: Se volessimo scomodare una vecchia canzone, potremmo dire che il governo risponde: “Tireremo diritto”. Una traduzione dell’andremo avanti annunciato da Meloni e Salvini.
      Ovvero, il titolo semplifica un atteggiamento, dato che scrivo di una “refrattarietà” ai controlli democratici, con le critiche alla Corte dei conti.
      Cordiali saluti

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  14. È fa bene, meglio tirare dritto che cantare bandiera rossa trionferà, o bella ciao come lei caro direttore e pochi altri.

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  15. Chiedo scusa: ma che c’entrano bandiera rossa e bella ciao col ponte?
    Aveva ragione Gaber, il bagno è di destra la doccia di sinistra….

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