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Ponte di… Babele, il progetto della confusione. La “guerra” di idee dei governanti

Carmelo Caspanello

Ponte di… Babele, il progetto della confusione. La “guerra” di idee dei governanti

sabato 04 Luglio 2020 - 07:15
Ponte di… Babele, il progetto della confusione. La “guerra” di idee dei governanti

Il presidente nazionale delle Piccole imprese Sciotto e la deputata messinese Siracusano su tutte le furie per la bocciatura a Roma degli emendamenti in Commissione Bilancio. Da Musumeci perentoria replica al ministro Provenzano

MESSINA – “E’ inammissibile quanto deciso dai deputati che sostengono il Governo Conte, i quali in Commissione Bilancio hanno bocciato gli emendamenti (presentati dal gruppo di Foza Italia, ndr) al Decreto rilancio sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina”. Il presidente nazionale della Federazione autonoma piccole imprese, Gino Sciotto, è perentorio: “Si tratta di un’opera strategica per il Mezzogiorno e per la Sicilia che deve essere realizzata al più presto, perché rappresenta una grande occasione per attrarre nuovi investimenti nell’Isola. Le imprese – spiega il leader Fapi – senza mobilità di merci e persone, non possono contribuire alla crescita e allo sviluppo del territorio”. Al governo Conte la Federazione delle piccole imprese chiede “di chiarire se il Ponte di Messina è un progetto da realizzare, come sostenuto dal ministro Franceschini, o invece deve restare ancora per alcuni anni una promessa elettorale”.

Altrettanto categoria, per non dire su tutte le furie, l’azzurra Matilde Siracusano. “I partiti che sostengono il Conte bis, smentendo tra l’altro le aperture fatte nelle scorse settimane dei ministri Franceschini e De Micheli – chiosa – hanno rifiutato persino l’ipotesi di avviare un’analisi costi e benefici sulla costruzione di questa grande opera. Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Sinistra – prosegue la deputata messinese Siracusano – confermano la loro tradizione anti-imprese, anti-crescita e anti-sviluppo. Il Paese riparte solo con investimenti coraggiosi e con infrastrutture strategiche. A questo governo, invece, interessa solo vivacchiare e creare un popolo di sussidiati”.

Il botta e risposta tra il ministro e il Governatore

Il dibattito va oltre la bocciatura degli emendamenti in Commissione. E coinvolge anche il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. Ad avviso del rappresentante del governo nazionale “non è necessario attendere il Ponte sullo Stretto di Messina per avere l’alta velocità tra le grandi città siciliane…”. Immediata la replica del Governatore, che taglia corto: “All’interno di un’Isola in cui per entrare ci vuole un’ora e un quarto con il treno non abbiamo bisogno di alta velocità”.

Musumeci: “Infrastruttura essenziale”

Ad avviso di Musumeci “Il ponte è una infrastruttura essenziale. Abbiamo bisogno di una migliore accessibilità in Sicilia ed in questo contesto il ponte è fondamentale e, al contempo, bisogna lavorare in merito alla mobilità interna: da Trapani a Gela ci vogliono sette ore… Bisogna accelerare la tratta ferroviaria Trapani-Gela e completare l’autostrada che da Trapani si collega con la Catania-Siracusa-Modica-Gela. Le competenze – rimarca Musumeci – sono dello Stato. Parliamo di opere già previste nella legge obiettivo 2020. Ma lì, in quelle carte, sono rimaste”.

Tinaglia: “Il ponte si farà con il Recovery fund, corridoio europeo Heksinki-La Valletta”

L’architetto Alessandro Tinaglia (Sicilia Futura) mette in rilievo che la votazione in Commissione “non ha nulla a che vedere con il recovery fund ma riguarda il decreto rilancio. Non è una differenza da poco – aggiunge – e soprattutto per questo continuiamo a ripetere che, affinché il Ponte abbia senso e funga da connessione tra Europa e Mediterraneo, è necessario che vengano realizzate contestualmente tutte le opere infrastrutturali principali del corridoio Helsinki-La Valletta. La battaglia, oggi – sottolinea – è quella di pretendere che il 34% dei fondi del recovery fund vada, come prevede la legge, al Meridione. Parliamo di circa 63 miliardi di euro. Da qui si parte per portare a casa soldi ed opere per cambiare la storia del Meridione e della Sicilia. Continuare a parlare solo di è un grave errore perché innesca facili contrapposizioni ideologiche e non. Serve che i territori si mobilitino per richiedere quanto ci è dovuto ed evitare i soliti scippi. Bisogna cambiare strategia Ponte – conclude Tinaglia – evitando facili vittimismi. Oggi giochiamo una partita storica per la nostra terra e non possiamo commettere ancora una volta gli stessi errori”.

La battaglia continua…

La battaglia, intanto, continua. I disagi rimangono, anzi aumentano. La Sicilia e la dirimpettaia Calabria hanno bisogno di crescere, anche attraverso opere infrastrutturali in grado di aprire nuove prospettive di sviluppo. Immediate, con il lavoro che darebbe in un  momento storico assai delicato e a lungo termine. E con i ricavi, che da tali infrastrutture ne potrebbero derivare. L’unica cosa di cui non hanno certamente bisogno sono dibattiti, anche infuocati, che si trascinano da decenni. E che sinora non hanno portato a nulla. Una torre di Babele. In cui risede la confusione. (Carmelo Caspanello)

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