Portorosa tra peronismo e desaparecidos, imbarazzo a Furnari - Tempostretto

Portorosa tra peronismo e desaparecidos, imbarazzo a Furnari

Santi Cautela

Portorosa tra peronismo e desaparecidos, imbarazzo a Furnari

lunedì 17 Giugno 2019 - 15:08
Portorosa tra peronismo e desaparecidos, imbarazzo a Furnari

Una riflessione sul ritrovamento del capo gerarca del regime argentino di Videla negli anni 80', il torturatore del Generalissimo. Proprio qui accanto al nostro mare.

Peronisti e desaparecidos. Una storia che ha imbrigliato la democrazia argentina per decenni fino al 1983. Furono anni difficili, di rappresaglia e torture, guerre evitate di un soffio con la Gran Bretagna e col Cile, una dittatura divenuta imbarazzante per una terra che ha sempre guardato all’Occidente come riferimento.

I figli di quel regime sparsi per il mondo, così come quelli del regime nazista, spesso, trovarono rifugio da quelle parti così lontane. L’Argentina di Papa Francesco oggi in piena recessione, tramanda i suoi rapporti con la manovalanza criminale siciliana.

Portorosa il suo scenario, come da sempre, un residence chiuso, costituito da villette tutte uguali, diviso dall’acqua e da un silenzio inquietante. Pochi turisti, molti i villeggianti anonimi. Un tempo meta della movida, oggi resta un porto turistico senza turisti ma pieno di facce silenziose, forse sospette. Non c’è musica, locali, luci. Lontani i tempi dei fasti dei ristoranti di mare, della discoteca Genesi, posta sotto sequestro più di 5 anni fa. Tutto è soffuso, diradato, sussurrato, invecchiato lentamente. La Portorosa del ventennio che viviamo è una Portorosa dimenticata, immancabilmente kitch, sottilmente decaduta ma non troppo.

Il Regime di Videla ha teso anche in questo spaccato di Sicilia i suoi tentacoli. Ha fatto discutere perché si è saputo che lì dove hanno soggiornato il latitante Bernardo Provenzano, lì dove si nascondevano Santapaola e altri commilitoni della mafia nostrana come Carmelo Bisognano, si continua a nascondere il male della società.

Un male che ci ricorda che la mafia nelle sue varie forme ormai globalizzate, ha contatti reticolari e silenziosi ma che gettano comunque imbarazzo. Carlo Luis Malatto è un anello di questo racconto, trovato lì nella sua inquietante tranquillità, reso libero dal passare degli anni e chissà quanti, come lui, sotto i nostri occhi. Ci sono stato la scorsa estate, nella bella piscina di Portorosa. E mai avrei detto che a pochi passi da quel rosa rassicurante potesse nascondersi una Gomorra decadente e viziosa.

E deve far riflettere il nostro comprensorio: il male è accanto ognuno di noi e con esso riposa la nostra rettitudine. Siamo tutti complici, siamo tutti testimoni.

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