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Autoparco, condannata la dirigente comunale Maria Canale: ignorò le richieste sindacali

Alessandra Serio

Autoparco, condannata la dirigente comunale Maria Canale: ignorò le richieste sindacali

giovedì 31 Ottobre 2013 - 18:13

Sei mesi di condanna all'architetto Maria Canale, funzionario di Palazzo Zanca e nel 2011 dirigente dell'autoparco comunale. Era stata denunciata da un sindacalista perché aveva ignorato una sua richiesta scritta. Nel mirino del coordinatore provinciale della Confsal, il comportamento "irregolare" di parecchi dipendenti dell'Autoparco. Tanto che il segretario generale Alligo scrisse: "ristabilite la legalità all'Autoparco".

Sei mesi, pena sospesa, per omissione di atti di ufficio. E’ questa la sentenza di I grado per l’architetto Maria Canale, funzionario del Comune di Messina finita sotto processo per una vicenda risalente al periodo 2011-2012, quando era stata nominata dirigente dell’Autoparco Comunale. Alle prese con un centinaio di dipendenti ed un bel po’ di “confusione”, la Canale venne denunciata dal coordinatore provinciale della Confsal, Nicola Aloi. Il sindacalista nel novembre 2011 scrisse alla Canale ed a tutti i dirigenti più alti in grado, fino al sindaco Giuseppe Buzzanca, segnalando un paio di episodi preoccupanti e chiedendo l’organigramma dell’Autoparco. Le due vicende segnalate da Aloi riguardavo le mansioni a suo dire irregolarmente svolte da un dipendente e la timbratura irregolare effettuata da diversi lavoratori, all’ex gasometro anziché all’autoparco. La missiva sindacale finì al centro di un rimpallo di lettere tra dirigenti sino a quando il segretario generale del Comune, Santi Alligo, scrisse alla Canale chiedendole di ristabilire la legalità all’autoparco comunale. E la Canale si mise a lavoro: verificò le autorizzazioni al badge, ridefinì l’organigramma, convocò il dipendente finito nel mirino della segnalazione sindacale. Nel frattempo, però, erano passati ben oltre i 30 giorni previsti dalle leggi sulla trasparenza, termine entro il quale la dirigente avrebbe dovuto rispondere al sindacalista, che aveva invocato il rispetto della normativa sulla trasparenza degli atti amministrativi. Tanto bastò perché il sindacalista denunciasse il dirigente, oggi comparsa davanti ai giudici della II sezione Penale del Tribunale (presidente Grasso) e condannata. Il pm La Speme aveva chiesto la condanna a 8 mesi. La Canale è stata difesa dall’avvocato Giovanbattista Freni.

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3 commenti

  1. Uno dei DIPARTIMENTI che la nuova struttura organizzativa non debba mai più prevedere è l’A U T O P A R C O, ottocentesco, retaggio di una cultura dell’organizzazione del lavoro oramai inesistente. L’ A U T O P A R C O non è un DIPARTIMENTO è un PRINCIPATO indipendente all’interno delle Area Coordinamento Dipartimenti Tecnici, caratterizzata da tre AD INTERIM, addirittura anche del coordinamento, come dire NESSUNO RENDE CONTO A NESSUNO. E’ una pacchia lavorare all’A U T O P A R C O del comune di Messina, cosa volete che sappia la povera Maria CANALE, dirigente trottola di palazzo Zanca, passando da un dipartimento all’altro, senza che nessuno sappia in cosa non è generalista. Dott. Antonio LE DONNE faccia presto, prestissimo, SEMU A MARI.

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  2. “E la Canale si mise a lavoro: verificò le autorizzazioni al badge, ridefinì l’organigramma, convocò il dipendente finito nel mirino della segnalazione sindacale. Nel frattempo, però, erano passati ben oltre i 30 giorni previsti dalle leggi sulla trasparenza, termine entro il quale la dirigente avrebbe dovuto rispondere al sindacalista, che aveva invocato il rispetto della normativa sulla trasparenza degli atti amministrativi”.

    DOMANDA : esistono documenti scritti (per esempio, verbali di incontri) che comprovino un agire di concerto con le organizzazioni sindacali, ovvero un dialogo tra il funzionario e le stesse ? Oppure siamo di fronte al buio nulla ? Perché certo, se dialogo ci fosse stato, NON saremmo arrivati a questo punto.

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  3. I FATTI :
    1)”Nicola Aloi, il sindacalista nel novembre 2011 scrisse alla Canale ed a tutti i dirigenti più alti in grado, fino al sindaco Giuseppe Buzzanca, segnalando un paio di episodi preoccupanti e chiedendo l’organigramma dell’Autoparco”

    2)”La missiva sindacale finì al centro di un rimpallo di lettere tra dirigenti sino a quando il segretario generale del Comune, Santi Alligo, scrisse alla Canale chiedendole di ristabilire la legalità all’autoparco comunale”
    3)”E la Canale si mise a lavoro: verificò le autorizzazioni al badge, ridefinì l’organigramma, convocò il dipendente finito nel mirino della segnalazione sindacale.”
    4) “Nel frattempo, però, erano passati ben oltre i 30 giorni previsti dalle leggi sulla trasparenza, termine entro il quale la dirigente avrebbe dovuto rispondere al sindacalista”.

    CIO’ PREMESSO : sembrerebbe che la Canale si fosse “attivata” solo dopo un preciso input istituzionale da parte dell’ Alligo. C’è da chiedersi se, nell’immediatezza della richiesta sindacale, l’imputata non avesse interpellato PER ISCRITTO, l’Alligo, suo superiore gerarchico (oppure il Sindaco in carica allora), in merito alla questione. Vorrei conferma su questo dettaglio, se possibile, prima di pronunciarmi. Grazie.

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