"La solidarietà non è un reato", mette in evidenza il Partito della rifondazione comunista. Il tutto mentre "le stragi in mare sono all’ordine del giorno"
SICILIA – “Sei attivisti umanitari della nave Mar Jonio accusati del reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina per il solo fatto di aver prestato assistenza a 27 naufraghi a largo dell’isola di Malta. La città siciliana di Ragusa assurge oggi agli onori della cronaca per un processo che, suo malgrado, ispira un’amara riflessione su quella che, fatta salva la lettera della legge, appare come un qualcosa che rischia di sfociare in un’evidente ingiustizia”. Così la segreteria regionale del Prc Sicilia, Partito della rifondazione comunista, con la segretaria Tania Poguisch.
Continua la nota: “Si tratta di un processo che rischia di per sé di essere inteso come un forte segnale di criminalizzazione della solidarietà. E che, anche al di là delle intenzioni processuali, può essere letto come esplicitazione dell’intenzione di scoraggiare forme simili d’assistenza e aiuto venendo a creare, tra l’altro, un pericoloso precedente e scoraggiando tutti coloro che in futuro volessero mettersi in gioco per salvare vite umane in mare. I sostenitori di questa posizione si guardano bene dal ragionare sulle vere cause di queste tragedie come guerre, povertà, violazioni dei diritti umani e politiche migratorie tanto miopi quanto disumane. Senza entrare ora nello specifico della dinamica processuale, dai fatti emerge come dato morale e politico anche l’ignavia delle autorità maltesi e danesi che è poi alla base dell’intervento sanzionato nel dibattimento che si apre oggi a Ragusa”.
“La solidarietà non è un reato”
E ancora: “Un simile processo di per sé, a prescindere dalla obbligatorietà della sua istruzione, finisce per offrire il fianco a una narrazione tossica che muove un insidioso, odioso attacco ai valori di comune umanità e che mira a istituire e istituzionalizzare il reato di solidarietà. A ciò come uomini e donne, come cittadini e cittadine ed esseri umani, e come comunisti del Partito della rifondazione comunista della Sicilia, possiamo e dobbiamo rispondere esercitando una forte consapevolezza etica e politica. E lo facciamo confermando la convinzione che quando si opera un salvataggio in mare si lotta contro l’indifferenza e si è quindi dalla parte del giusto”.
“Tutto ciò è, se possibile, ancor più vero oggigiorno che le stragi di donne, uomini e bambini in mare sono tristemente all’ordine del giorno. Occorre quindi ribadire a voce alta che chiunque si impegna nel salvataggio di esseri umani in mare non è un criminale. Siamo solidali, quindi, come Prc Sicilia, con i sei attivisti a processo, ricordando a tutte e tutti che guai se la solidarietà umana fosse considerata alla stregua di un reato”.
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