Su 107 province, Messina al 98esimo posto nella classifica con gli indicatori per bambini, al 99esimo per giovani e al 97esimo per anziani
Un quadro che fotografa una crisi strutturale profonda, estesa a tutte le fasce d’età. I dati della sesta edizione degli Indici generazionali della Qualità della vita, curati dal Sole 24 Ore e presentati in anteprima al Festival dell’Economia di Trento, bocciano pesantemente la provincia di Messina. Su centosette posizioni totali a livello nazionale, il territorio peloritano e nebroideo si colloca stabilmente nella parte più bassa delle tre graduatorie, posizionandosi al novantottesimo posto per l’indice dei bambini, al novantanovesimo per i giovani e al novantasettesimo per gli anziani. Le sessanta statistiche analizzate restituiscono l’immagine di un territorio che fatica a garantire servizi di base, opportunità occupazionali e livelli di benessere adeguati, confermando le storiche difficoltà del Mezzogiorno nel trattenere le nuove risorse umane e nel sostenere la popolazione più fragile.
Infanzia: scuole senza palestre e bassa partecipazione ai servizi
Pur registrando una nota positiva sul fronte dei pediatri attivi (terzo posto assoluto in Italia con un valore di 3,8 professionisti ogni mille residenti under 14 rispetto alla media nazionale di 2,2), le infrastrutture scolastiche e sociali mostrano vistose lacune. Solo un quarto degli edifici scolastici è dotato di un servizio mensa (25% contro una media del 38,7%) e appena il 22,3% possiede una palestra, un dato che relega la provincia al centotreesimo posto.
Forti ritardi si registrano anche nella fruizione dei servizi comunali per l’infanzia, di cui usufruisce solo l’8,7% dei piccoli aventi diritto a fronte di una media del Paese che sfiora il 17,4%. La carenza di spazi dedicati al tempo libero dei minori è confermata dal dato sul verde attrezzato nel Comune capoluogo, pari a soli 4,1 metri quadrati per bambino rispetto ai 37,1 della media nazionale, e da quello sui giardini scolastici, fermo a 0,8 metri quadrati per alunno. Sul fronte didattico, preoccupano le competenze degli studenti delle scuole medie: il 56% mostra un livello numerico non adeguato (la media italiana si attesta al 44,2%) e il 45,9% presenta carenze nell’alfabetizzazione.
Giovani in fuga tra disoccupazione e situazione economica
La situazione non migliora nella classifica dedicata alla popolazione giovanile tra i 18 e i 35 anni. L’indicatore più critico è rappresentato dalla disoccupazione, che in provincia tocca il 18,1% (contro l’11,7% della media nazionale), posizionando Messina al novantunesimo posto. Questa carenza cronica di lavoro si traduce in un tasso altissimo di Neet, ovvero ragazzi che non studiano e non lavorano, che raggiunge il 25,2% a fronte di un valore medio italiano del 14,9%. Pesa anche il basso livello di istruzione complessivo per la fascia tra i 25 e i 49 anni, con il 27,1% dei residenti che possiede al massimo la licenza media.
A mitigare parzialmente il bilancio dell’indice giovanile interviene un dato molto positivo legato all’ordine pubblico: Messina si colloca al sesto posto nazionale per la bassa percezione di insicurezza, con solo il 20,9% dei cittadini che dichiara di avere paura a camminare da solo al buio nel proprio quartiere, un valore nettamente migliore rispetto al 33,4% della media nazionale. Ottimo anche il posizionamento relativo alla presenza di amministratori comunali under 40, pari al 32,1% del totale (ottavo posto). Ma la carenza di stabilità contrattuale, con appena lo 0,2 di trasformazioni di contratti a tempo indeterminato ogni mille maggiorenni, frena i progetti di autonomia, spingendo molti giovani all’emigrazione e determinando un saldo migratorio totale inferiore rispetto al resto d’Italia.
Anziani: medici specialisti eccellenti ma crolla l’assistenza nelle Rsa
L’ultimo tassello del rapporto riguarda la terza età, dove Messina si assesta al novantasettesimo posto. Il territorio sperimenta una forte incidenza di malattie croniche e di solitudine, con le persone sole che rappresentano il 41,1% delle famiglie totali (la media è del 38%). Il dato più allarmante sul fronte sociale e sanitario riguarda i posti letto disponibili nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), dove la provincia si posiziona al centosesto posto (cioè al penultimo) con appena 1,1 posti ogni mille over 65, distanti dal valore medio nazionale di 19,0. Completamente azzerata è anche la disponibilità di orti urbani per i pensionati nel Comune capoluogo.
Al contrario, la sanità messinese vanta un’eccellenza sul fronte del personale medico: Messina è all’ottavo posto in Italia per la presenza di medici specialisti attivi, con 47,8 professionisti ogni 10mila abitanti contro una media nazionale di 31,1, e ottiene buoni piazzamenti anche per il numero di geriatri e per i posti letto ospedalieri ad elevata assistenza. Questo potenziale clinico si scontra però con una spesa degli enti pubblici per l’assistenza domiciliare ferma a 17,8 euro per abitante ultra 65enne (la media italiana è di 31 euro) e con un importo medio delle pensioni di vecchiaia liquidate che si attesta a 19.494 euro annui, inferiore di circa milleseicento euro rispetto al dato nazionale. Una forbice economica e strutturale che, unita al dato negativo nel consumo di farmaci per la depressione (centesimo posto in classifica), conferma come la qualità della vita degli anziani resti legata all’iniziativa delle singole famiglie piuttosto che alla rete dei servizi pubblici territoriali.
