Cosa accadrà quando la nuova linea ferroviaria entrerà in funzione? Il prezzo che i centri della riviera potrebbero dover pagare sembra molto alto
I lavori per il raddoppio ferroviario nella tratta Giampilieri – Fiumefreddo sono ormai entrati nel vivo con le operazioni di scavo delle gallerie. Ma dietro l’opera milionaria, che consentirà indubbiamente di migliorare e velocizzare i trasporti su rotaia tra le città di Messina e Catania, si nascondono grandi insidie per il territorio jonico. Rischi che forse neanche gli amministratori locali erano stati in grado di preventivare. Eppure sarebbe bastato dare un’occhiata al progetto della nuova linea, posizionata più a monte rispetto all’attuale, per immaginare a cosa si sarebbe andati incontro.
A conti fatti, il prezzo che i centri della riviera jonica potrebbero dover pagare sembra molto alto. E non ci riferiamo soltanto all’impattante presenza nei cantieri a ridosso dei centri abitati o al continuo via vai di mezzi pesanti sulle strade. Quello che preoccupa maggiormente è cosa accadrà quando la nuova linea ferroviaria entrerà in funzione. Non solo non ci saranno benefici per i centri della riviera jonica, ma si prospetta addirittura un peggioramento dei collegamenti, con condizioni negative per i lavoratori pendolari, gli studenti e i turisti.
La situazione attuale
Ad analizzare nel dettaglio la situazione è l’associazione Ferrovia Valle Alcantara. Attualmente nel tratto ferroviaria in funzione esistono 11 stazioni (più Fiumefreddo di Sicilia e Giampilieri, da cui si dipartirà in futuro la variante di tracciato), inglobate tutte (eccetto Calatabiano) nel tessuto urbano di altrettanti Comuni della costa jonica, serviti da svariati treni regionali al giorno e le stazioni più importanti anche da convogli Intercity diurni e notturni Sicilia-Roma/Milano. Alcune di queste stazioni – sottolinea l’associazione Fva – sono strategicamente vicine a istituti superiori i cui studenti usufruiscono del treno ogni giorno per raggiungerli, ma anche vicine al mare e quindi frequentate nel periodo estivo da chi vuol trascorrere la giornata nelle località balneari jonici.
Lo scenario futuro
La costruenda nuova linea – 42 km di cui 35 in galleria – sarà dotata di 6 nuove fermate (più Letojanni a fungere da stazione di raccordo tra linee storica e nuova e, rimanendo così le cose, il tratto da Letojanni ad Alcantara verso Gole Alcantara/Randazzo destinato al solo utilizzo turistico quando entrerà in esercizio quella nuova), tutte lontane dai centri abitati. “Volendo ipotizzare il mantenimento all’esercizio della sola tratta raddoppiata – evidenzia l’associazione Fva – in caso di dismissione è palese che tutti i pendolari (lavoratori, studenti, anche turisti) che oggi usufruiscono del treno con le stazioni “a pochi passi da casa” si ritroveranno privati di un servizio importantissimo, costretti a muoversi fuori dai centri abitati per raggiungere la fermata più vicina, con conseguente utilizzo delle auto per gli spostamenti e relativa saturazione della già molto trafficata SS114″.
Lo scenario disegnato dall’associazione Ferrovia Valle Alcantara è molto critico: “Tutti i Comuni fra Sant’Alessio Siculo e Scaletta Zanclea perderanno le loro stazioni nel complesso urbano e quelli che manterranno una fermata sulla nuova variante l’avranno a monte dei centri abitati. Basti pensare, per esempio, a un pendolare di Scaletta che non vorrebbe rinunciare al vettore treno per raggiungere quotidianamente il suo posto di lavoro ma che per usufruirne dovrà andare alla fermata più vicina ad esso posta sulle colline sopra Itala. O studenti di Roccalumera e Furci Siculo che per andare a scuola in treno a Trappitello o Giarre dovranno farsi accompagnare alle fermate più vicine al confine fra Nizza e Alì Terme o a Sant’Alessio, in contrada Lacco. In linea generale tutti coloro che dalla fascia jonica vorranno spostarsi in treno per le rispettive destinazioni dovranno necessariamente prendere l’auto per raggiungere le nuove fermate“.
La posizione del sindaci
Ma cosa accadrà all’attuale linea una volta che entrerà in funzione il nuovo tracciato? Dopo polemiche e dichiarazioni in ordine sparso, i sindaci della zona jonica lo scorso 12 dicembre hanno sottoscritto a Palermo un documento in cui richiedono a Rfi la dismissione della tratta storica e accettano l’idea di progetto originaria. E cioè: chiusura Giampilieri-Letojanni e Alcantara-Fiumefreddo, mantenimento tratta Letojanni-Alcantara con proseguimento fino a Gole Alcantara e in futuro Randazzo, collegamento tra linee storica e nuova mediante un raccordo che dovrà sorgere a Mazzeo.

L’associazione Fva è invece di tutt’altro avviso, ritenendo utile mantenere la tratta storica utilizzandola solo per i servizi locali (linea ad uso esclusivo dei Regionali, sul modello della Patti-Terme Vigliatore sulla costa tirrenica) e per i treni storici/turistici organizzati dalla Fondazione FS italiane e lasciare, più coerentemente, la linea nuova solo per i collegamenti con Regionali Veloci/Intercity/merci.
“La ferrovia costiera non va distrutta”
“La ferrovia costiera non crediamo sia un “fastidio” allo sviluppo del territorio, ma anzi è una risorsa che va preservata e opportunamente migliorata, se è possibile, magari con l’implementazione di nuovi servizi (fermate in zona Isola Bella/funivia, servizio cadenzato per le Gole Alcantara nei periodi di massimo afflusso turistico). Non distrutta! Si pensi alle tratte ferrate del ponente ligure dove, in una situazione paragonabile a quella della riviera jonica, sono stati dismessi 50 chilometri di linea che fino al 2016 passava in mezzo a centri quali Andora, Diano Marina, Imperia, Sanremo, per costruire una nuova ferrovia certamente più performante ma con fermate spesso lontane dai centri abitati. E con enorme disagio per chi utilizzava il treno per i propri spostamenti e aveva le stazioni inglobate nel tessuto urbano. Ci auguriamo – conclude l’associazione – che gli amministratori di questi Comuni jonici vogliano ripensare all’idea che hanno deciso di portare avanti, guardando all’utilità dei propri cittadini piuttosto che a qualcos’altro”.

Questa purtroppo mi dispiace dirlo è la soltita “infamata” informativa come quella del ponte sullo stretto di Messina. Ci sono persone che fanno finta di preoccuparsi del Territorio ma in realtà non è cosi. Sono gli smanettoni del controllo politico di frazione che guarda caso si escono la tematica pseudo negativa dal cilindro “all’ultimo momento” per allarmare senza reale motivo i cittadini del luogo che senza offesa per queste persone sarebbero secondo loro incapaci di valutare se vivere ancora con infrastrutture del 1800 o giù di li.
Quindi che facciamo, rinunciamo alla linea veloce perché non si ferma in tutte le stazioni? Ma avete visto mai un treno veloce che si ferma in tutte le stazioni?
Comunicato di questa associazione assolutamente fuorviante! A solo titolo di esempio gli abitanti di Scaletta Zanclea possono raggiungere a piedi da piazza Ingemi passando sotto l’autostrada la stazione. Stazione posta accanto all’autostrada non è sulle colline!!
Dunque, in Sicilia ci stanno migliaia e migliaia di persone che si lamentano da anni e anni per la mancanza di un servizio di trasporto ferroviario all’altezza di quella del nord Italia e ne chiedono l’ammodernamento a grande voce di quella attuale. Cosa che finalmente sti sta realizzando con l’apertura, tra mille difficoltà, di vari cantieri. E adesso salta fuori questo ” presunto problema ” . Ma invece di scrivere articoli per lamentarsi, o più verosibilmente, anti governativi, perchè non proporre un sistema, un rimedio per superare quanto si vorrebbe evidenziare nell’articolo? Magari, che so, un sistema di collegamento con bus dalle varie stazioni agli istituti scolastici e ai luoghi balneari in estate? Ma non meglio spaventare gli utenti, fa più presa.
Finalmente viene fuori il vero problema, la nuova linea sarà del tutto inutile per gli abitanti della riviera jonica messinese, alla maggior parte dei quali sarà precluso l’utilizzo del treno.
Sarà una linea buona per Messina, Taormina e il catanese, gli altri – e parliamo di cinquanta mila utenti – dovranno ricorrere all’automobile, in specie stante il livello comatoso del trasporto pubblico di linea su gomma.
I sindaci di oggi forse non saranno molto svegli, ma quelli del passato sono stati dannosissimi e in modo irreversibile.
Basta asfalto e parcheggi, manteniamo attiva la linea vecchia, facciamone una utile metropolitana costiera, è un’esigenza di qualità della vita delle popolazioni joniche!
Di veloce questa linea a monte non ha niente. Progetto di 45 anni fa, i treni veloci, tipo Italo o freccia rossa su questi binari non possono passare. È solo un doppio binario uguale alla linea attuale, che se non viene mantenuta sarà la morte, dal punto di vista economico, per gli studi, turismo e lavoro della riviera jonica, e gli amministratori miopi che fanno la vogliono dismettere per il proprio orticello.
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A Mio avviso la vecchia linea potrebbe essere collegata alla nuova rete ferroviaria , soprattutto per i pendolari , aggiungendo le nuove fermate, ossia l’ Isola Bella e le Gole dell’ Alcantara, onde evitare di raggiungere la nuova rete ferroviaria con la macchina, oltretutto, non abbiamo strade all’ avanguardia che consentono un aumento del traffico stradale, in quanto sono vecchie mulattiere asfaltate, idonee per il trasporto delle carrozze e dei cavalli di un tempo, basta analizzare il numero di incidenti per capire i tipi di strade che abbiamo … Vogliamo fare il confronto con le strade americane? A più corsie e a scorrimento veloce? Non abbiamo le stesse strade e non siamo in grado di sopportare un aumento del traffico già esistente nelle ore di punta a trappitello o nelle festività a Taormina e Giardini Naxos, non ci sarebbe nemmeno lo spazio per costruire strade a più corsie e a scorrimento veloce come a Buenos Aires e altre località americane, forse bisognerebbe costruire anche una strada a più corsie e scorrimento veloce a Monte, collegandola bene con i centri urbani attuali, ma non abbiamo i soldi per mantenere l’ autostrada del sole che è sempre in opera di ristrutturazione per il mantenimento e l’ idoneità dell’ opera, dunque sarebbe sempre molto utile, raggiungere con il treno regionale attuale che attraversa i vari centri urbani la nuova rete ferroviaria in opera, senza dismettere la vecchia rete e poi signori politici a New York ci sono presenti 500 stazioni, all’ interno della città per lo spostamento in città e fuori città e noi entriamo in crisi per una nuova linea ferroviaria ? Oltretutto, c’è da aggiungere che in alcuni paesi europei per la tutela della salute e la longevità della popolazione il governo, li obbliga un giorno alla settimana ad utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto. Noi non abbiamo le stesse piste ciclabili cui ha investito l’ Olanda i Paesi Bassi. Ma due linee ferroviarie rispetto a New York, non sono nulla, per bene integrare una rete ferroviaria già esistente ci vuole tanto? Forse sono solo scelte politiche e l’ importante sarebbe di prevedere di sapere bene collegare la vecchia linea ferroviaria, con la nuova linea , credo che non ci vuole molto a creare una rete di collegamento nuova, per utilizzare bene e integrare la vecchia rete ferroviaria con la nuova per offrire più servizi di rete agli utenti locali e ai turisti che andrebbe imposto il mezzo pubblico, per il traffico e il contenimento del tasso di inquinamento per via dell’ emissione del biossido di carbonio in località turistiche. Dunque, collegare la nuova ferroviaria con la rete esistente dovrebbe essere un obbligo e non una semplice scelta politica, perché occorre una rete ferroviaria con i servizi di rete regionale. Basta aggiungere una fermata e un binario per il collegamento veloce. Questa scelta non va sottovalutata, anzi doveva essere inclusa nel progetto iniziale , per creare ricchezza di rete e scambio nel nuovo funzionamento della ferroviaria e non creare nuovi disagi per i trasporti già esistenti e nuova povertà imposta nei servizi di trasporto pubblico, rispetto a quelli attuali.